Volontè: non servono esclusioni

10/07/2002



Mercoledí 10 Luglio 2002

Volontè: non servono esclusioni
ROMA – «Mi sembra che il Patto per l’Italia sia il frutto del lavoro di ascolto tra i sindacati e le organizzazioni sociali da noi condotto negli ultimi sei mesi. Un lavoro di ascolto che ha certo avuto i suoi alti e bassi ma che ha prodotto alla fine un buon risultato». Luca Volontè, capogruppo dei "centristi" della maggioranza alla Camera, si dice molto soddisfatto dell’accordo siglato venerdì scorso dalle parti sociali. Rivendicandone un po’ il merito anche per quel lavoro di "ascolto" cercato e portato avanti dalla sua parte politica. Ma il Governo, avverte, non faccia l’errore di escludere la Cgil dai prossimi negoziati: «Il Governo farebbe bene a invitare la Cgil anche se non ha firmato il Patto. È innanzitutto una questione di opportunità politica». Il suo giudizio sul Patto per l’Italia è dunque più che positivo. «Siamo senz’altro sulla buona strada. Il Patto va innanzitutto incontro all’obiettivo europeo di un tasso di occupazione al 70 per cento. Non sono poi pochi 700 miliardi di euro all’anno per rafforzare gli ammortizzatori sociali». E l’articolo 18, pensa che ne sia valsa la pena? «Le modifiche introdotte all’articolo 18 vanno appunto nella direzione di creare maggiore occupazione. Non bisogna comunque dimenticare che si tratta di modifiche sperimentali. E sono pienamente d’accordo con Pezzotta sulla questione del destino dei nuovi contratti in caso di fallimento della sperimentazione: Marzano sbaglia, i lavoratori assunti in virtù delle modifiche sperimentali non saranno esclusi a vita dall’articolo 18. Basta leggere l’allegato 2 dell’accordo sottoscritto venerdì». La Cgil va invitata o no a partecipare ai prossimi "tavoli"? «Credo proprio che vada invitata comunque. Se poi Cofferati si siede dimostrerà di accettare implicitamente le premesse del Patto. Se non si siede sarà chiaro che la Cgil non vuole discutere nel merito ma solo fare politica. E c’è un’altra considerazione da fare: il Governo è il Governo dell’Italia e degli italiani e dunque deve cercare di coinvolgere tutte le parti sociali, indipendemente dalle opinioni da esse professate».

Em.Pa.