Volata finale per le nuove pensioni

07/01/2004



mercoledì 7 Gennaio 2004

MENO DI UNA SETTIMANA PER TROVARE L’INTESA. MARONI: FALSO ALLARME SULLE MINIME

Volata finale per le nuove pensioni
Sacconi: «I patti del ‘93? La politica dei redditi non cambia»

ROMA
Da oggi governo e sindacati riprendono il confronto sulle pensioni. Fino al 10 o al 12 gennaio al ministero di Welfare sul tavolo della discussione vi saranno i conti del sistema previdenziale, una trattativa che appare ancora in salita per la vistosa distanza esistente tra le parti accompagnate da alcune polemiche tra ministri. Secondo l’esecutivo la riforma delle pensioni deve scattare all’inizio del 2008 innalzando l’età pensionistica a 40 anni di contributi e un super-bonus che incentiverà chi resta al lavoro nel periodo che ci separa dall’entrata in vigore del nuovo sistema. Ma i sindacati hanno chiesto di discutere di politica dei redditi per rivedere l’accordo raggiunto nel ‘93 visti i dati sull’inflazione e gli aumenti delle tariffe che hanno modificato il potere d’acquisto dei lavoratori. Un segnale di apertura si è registrato da parte del ministro del Welfare Roberto Maroni che ha affermato di voler «proporre anche questo tema nel confronto» di oggi e domani con i sindacati.
Il sottosegretario Maurizio Sacconi ha comunque tenuto a ricordare che il governo non intende venir meno all’intenzione di mantenere gli obiettivi di bilancio della riforma e dei tempi di approvazione della delega. «Entro il 12 – ha detto – va concluso il confronto con il sindacato perché riprenda al più presto il cammino del provvedimento al Senato (il 14 è prevista l’audizione del ministro Maroni sui risultati della trattativa n.d.r.). E se la Cisl chiede di «non avere fretta» perché i tempi devono dipendere dall’andamento del confronto, la Cgil avverte che se il Governo non ritirerà la delega potrebbe ripartire la mobilitazione del sindacato.
In realtà, anche all’interno del Governo si ipotizzano tempi più lunghi rispetto alla scadenza di Maroni. «Il 10 gennaio – ha detto il ministro delle Politiche Agricole Gianni Alemanno – vale solo come momento di conclusione di questa fase conoscitiva-tecnica e per valutare se ci sono gli spazi politici per rivedere la riforma delle pensioni». La questione sarà discussa anche durante l’assemblea nazionale di An per capire se dovrà «essere inserita nella verifica di governo». Nessun bisogno di verifica – sostiene invece il ministro del Welfare Maroni – che chiede a Alemanno di «lasciare ai colleghi le questioni di loro competenza».
Sul tavolo dovrebbero esserci i conti sull’andamento della spesa, sui costi della decontribuzione e sulla separazione tra previdenza e l’assistenza mentre si è riaperta la polemica sull’aumento delle pensioni minime a 516 euro dopo la lettera dell’Inps ai pensionati che hanno superato i minimi di reddito necessari per ottenere la maggiorazione. Polemica che il ministro Maroni respinge commentando che si tratta di un allarmismo «non giustificato dai numeri».
Una volta esaurito il confronto sulle pensioni (che difficilmente si concluderà con un accordo sui tempi più spinosi della decontribuzione e dell’aumento dell’età pensionabile) partirà, come annunciato prima di Natale, il tavolo sul Welfare. A quel tavolo – ha annunciato il sottosegretario Sacconi – si dovrebbe parlare della revisione del modello contrattuale previsto dall’accordo del 1993 per dare una risposta all’emergenza salariale. Una discussione condivisa da Alemanno secondo il quale è «legittimo rivedere l’accordo del ’93, perchè il tasso di inflazione programmata agisce prevalentemente sul contenimento dei salari ma non riesce a recuperare la corsa dei prezzi».
«Parleremo della revisione dell’accordo del 1993 – ha detto Sacconi – al tavolo che si aprirà dal 12 gennaio sul Welfare perché è quello dedicato al benessere, alla distribuzione della ricchezza attraverso servizi e tutele ma anche attraverso i salari. A quel tavolo ci si occuperà delle politiche distributive». Il Governo – ha spiegato – è contrario a rivedere la parte sulla politica dei redditi mentre considera utile la revisione della parte sul modello contrattuale dando più spazio al livello aziendale o territoriale. Su questo punto che va comunque affrontato con una trattativa tra le parti è anche disponibile a prevedere una decontribuzione sul salario eventualmente erogato sul secondo livello. L’emergenza salari secondo Sacconi andrebbe affrontata senza tabù nè pregiudizi discutendo anche la questione dell’articolazione salariale a livello territoriale per gli impiegati pubblici. Se Cisl e Uil sono disponibili a rivedere il modello contrattuale lasciando più spazio al secondo livello la Cgil ha ribadito il no a modificare «l’unico modello che salvaguarda salari e retribuzioni». Piuttosto – avverte il segretario Marigia Maulucci – si metta mano alla politica dei redditi perché il Governo «non la sa fare».