«Vogliono fare sempre da soli»

14/01/2003

          14 gennaio 2003

          «Vogliono fare sempre da soli»
          Angeletti propone: vediamoci per una piattaforma unitaria. Pezzotta: non è il momento

          Bianca Di Giovanni
          ROMA Il «Palazzo» reagisce con la solita tesi (precostituita). La decisione
          dello sciopero da parte della Cgil è «l’esercizio di una pregiudiziale politica-
          ideologica contro il governo, ma anche contro la Fiat e contro gli altri sindacati», sentenzia il ministro del Welfare Roberto Maroni. Il quale
          aggiunge lo slogan più citato in questa materia dagli uomini di governo:
          c’è un sindacato-sindacato e un sindacato-partito.
          Naturalmente la Cgil è il secondo. Naturalmente il primo è il sindacato «responsabile», che fa accordi (a Palazzo Chigi ed in Fiat). Non una parola sul merito, non un accenno a quel «declino» industriale di cui ormai ogni giorno
          si riscontrano i sintomi nel Paese.
          La presa di posizione di Corso d’Italia «congela» i rapporti tra la Cgil e le altre confederazioni. Venerdì scorso il segretario Uil Luigi Angeletti aveva inviato una lettera ai suoi due «omologhi», chiedendo ufficialmente un incontro per affrontare unitariamente «le tante tematiche» aperte. Secondo Angeletti bisogna ragionare su analisi e proposte sulle quali «dopo un’attenta verifica» tra le tre organizzazioni «si possa definire una base comune per il confronto
          con le controparti. Analisi e proposte – si legge nella lettera – che nello spirito di una corretta e valida, per tutti, politica dei redditi, sappiano raccogliere le preoccupazioni di tanta parte del mondo del lavoro e dei pensionati relativamente al loro futuro occupazionale, al loro futuro sociale e alle tutele fondamentali».
          La missiva è giunta sul tavolo di Guglielmo Epifani ieri mattina. Il leader Cgil, in un colloquio telefonico, ha espresso la sua totale disponibilità all’offerta, se non altro perché ormai da oltre due mesi la medesima proposta era partita proprio dal suo sindacato (a cui non erano giunti segnali chiari di adesione).
          Dunque, presto un incontro a tre? Macché. La proposta di sciopero generale nell’industria avanzata ieri da Epifani al direttivo non va giù al leader Cisl Savino Pezzotta.
          «Non è in programma alcun incontro unitario nei prossimi giorni», recita una nota (stizzita) diramata in serata da via Po. «Il segretario generale della Cisl Savino Pezzotta – si legge – non ritiene opportuno l’incontro a seguito della decisione della Cgil di proclamare unilateralmente uno sciopero dell’industria per il 21 febbraio». Stop. Quanto allo sciopero, il leader Uil emette un «no comment» in attesa della formalizzazione della decisione.
          Il numero due Adriano Musi non nasconde perplessità («lo sciopero ha senso solo se unitario ed ha un obiettivo preciso»), ma anche lui mette il piede sul freno, in attesa della formalizzazione. Aria assai diversa al quartier generale della Cisl. Pezzotta conferma le perplessità già espresse nei giorni scorsi su un’azione di lotta «preventiva». «Mettere in preventivo uno sciopero generale
          mi sembra una delle solite forzature – dichiara Pezzotta – prima di dichiarare lo sciopero, bisogna fare un’analisi della situazione economica ed industriale e vedere se la condividiamo. Poi, occorre preparare, se è possibile, un orientamento unitario su cosa bisogna fare e aprire un confronto con el nostre controparti governo e imprenditori, Dopodiche, sulla base delle risposte che riceveremo, decideremo cosa fare». Boccia la decisione anche il segretario dei
          metalmeccanici Cisl Giorgio Caprioli. «Non c’è interesse ad un percorso
          unitario – osserva – Noi anche pensiamo che siamo di fronte a una crisi ma ci vogliono delle proposte per affrontarla per evitare che lo sciopero sia solo di protesta».
          Da Corso d’Italia arrivano due replice alle esternazioni giunte da via Po. «Sono le nostre strutture unitarie dei territori, dei posti di lavoro, che chiedono una mobilitazione per salvare l’Italia dal declino industriale», dichiara il segretario confederale Cgil Gian Paolo Patta. Altrochè forzature. «Pezzotta ha semplicemente trovato la scusa per non discutere sul merito – aggiunge il segretario Carla Cantone – È due mesi che abbiamo chiesto alla Cisl una
          data per discutere insieme di politica industriale e di mettere in piedi uno sciopero generale dell’industria contro il piano Fiat. La risposta è stata quella di firmare le procedure di mobilità dell’azienda da soli».
          Scontato il commento allo sciopero dei vertici Confindustria. «La Cgil continua a fare scioperi senza che si capiscano le motivazioni, ad impegnare i lavoratori in scioperi inutili e anche di scarso successo – dichiara il direttore generale Stefano Parisi – È un peccato che continui a sprecare le sue risorse in questo modo invece di discutere dei problemi del Paese».