Vogliono depenalizzare anche il lavoro nero

22/10/2004

            venerdì 22 ottobre 2004

            An e Lega Nord sono per abrogare la norma che prevede una maxi-sanzione a carico dell’imprenditore che ricorre a manodopera irregolare
            Vogliono depenalizzare anche il lavoro nero

            Felicia Masocco

            ROMA Alleanza nazionale e Lega Nord vogliono depenalizzare il lavoro nero. Approfittando della conversione in legge del decreto che estende gli ammortizzatori sociali, e sperando di passare inosservati, i senatori Oreste Tofani (An) e il relatore Antonio Vanzo (Lega) hanno presentato un emendamento abrogativo della norma (contenuta nella legge 73 del 2002) che prevede una maxi-sanzione a carico dell’imprenditore che ricorre al lavoro irregolare. La multa che i due esponenti della maggioranza di governo vogliono cancellare è di quelle che pesano: per ogni dipendente «sommerso» il datore «inadempiente» deve pagare dal 200 al 400% del costo del lavoro (contributi previdenziali, Inail, e quant’altro previsto dal contratto nazionale), e si tratta di una maggiorazione della sanzione ordinaria, cioè del pagamento degli oneri comunque dovuti, più una multa. Questi due provvedimenti restano, la maxi-sanzione invece per An e Lega è meglio che sparisca dall’ordinamento.

            La denuncia è di Alessandro Genovesi che per la Cgil è responsabile del lavoro sommerso. «Abbiamo chiesto al presidente della commissione Lavoro l’inammissibilità dell’emendamento – esordisce Genovesi -, è del tutto incongruo, estraneo al decreto di cui si sta discutendo». E l’orientamento della Commissione pare proprio che vada in questa direzione, martedì la modifica dovrebbe essere giudicata inammissibile.


            Ma oltre alla forma, colpisce la sostanza dell’azione dei due senatori che, anche grazie al pressing di qualche associazione di categoria, si sono prestati a passare un colpo di spugna su una norma che rappresenta uno dei pochi deterrenti alla violazione di leggi e contratti. E se l’emendamento passasse andrebbe ad aggiungersi ad altre iniziative che portano la firma della maggioranza di governo: gli ispettori del lavoro sono stati trasformati in consulenti a pagamento delle imprese, ai servizi ispettivi di Inps e Inail è stata ridotta l’autonomia, è stata introdotta la conciliazione democratica a scapito dei diritti dei lavoratori. Si tratta di misure recenti che rendono ancora più difficile contrastare il lavoro nero».


            Studi della Cgil e dello Svimez calcolano che il lavoro sommerso sia pari al 19-20% del Pil, per l’Istat e il Censis la percentuale è tra il 15 e il 17%: in ogni caso è un’enormità. Solo i contributi previdenziali omessi ammontano a 16 miliardi l’anno, l’equivalente di sette, otto riforme Dini. «Nessuno di noi pensa che si possa azzerare il lavoro irregolare, il 4-% è fisiologico anche nelle economie avanzate, ma a percentuali come le nostre c’è qualcosa che non va», osserva la Cgil. E invece di fare qualcosa di serio per aggiustare il tiro, la maggioranza riduce drasticamente le sanzioni, rafforzando la cultura dei condoni, delle sanatorie, delle evasioni, del premio a chi non rispetta le regole. Di fronte ad iniziative come quelle di Tofani e di Vanzo per «appare evidente che al centro-destra poco importa dei sei milioni di uomini e donne che lavorano senza diritti e senza tutele – è il commento del sindacato di Corso d’Italia -. E poco importa di di recuperare una parte di quel 20% di Pil che ogni anno viene sottratto alle casse statali».