«Vogliamo le cifre vere, basta balletti»

19/09/2002


  Economia




19.09.2002
Finanziaria, l’Ulivo all’attacco
«Vogliamo le cifre vere, basta balletti»
di 
Felicia Masocco


 La Finanziaria deve basarsi su cifre certe, «sia per quanto riguarda le previsioni di crescita che lo stock del debito e il rapporto deficit-pil». I dati fasulli propagandati dal governo per nascondere il reale stato dei conti pubblici devono sgomberare il campo altrimenti «si creano ulteriori danni al Paese». Alla vigilia del dibattito sull’economia che si tiene oggi in Parlamento, l’Ulivo attacca e chiede verità e trasparenza. Quanto agli interventi che rimbalzano da un cilindro all’altro dei dicasteri economici, è netto il dissenso verso ogni ipotesi di «sanatoria» e verso il decreto per il «contenimento» della spesa pubblica. Una posizione che l’Ulivo condivide praticamente con tutti i rappresentanti delle forze sociali, imprese e sindacati, incontrati nei giorni scorsi. Confindustria compresa, con cui pure il confronto non è stato facile. «A nessuno degli interlocutori che abbiamo avuto piacciono i condoni. Non piace a nessuno il decreto taglia-spese perché “ristatalizza” la spesa spostandola tutta nelle mani del ministro dell’Economia senza alcun controllo pubblico, neanche dei media.

C’è insomma un giudizio del tutto coincidente sullo stato delle cose, a partire dal livello del debito pubblico e quello dello sviluppo». Così il capogruppo alla Camera dei Ds Luciano Violante che con i colleghi Castagnetti, Intini, Boato e Rizzo e con il responsabile economico del gruppo Ds Mauro Agostini ha tirato le somme degli incontri avuti e anticipato la linea dell’opposizione anche sul Sud con la richiesta di una sessione parlamentare prima della legge Finanziaria e di «certezze e automatismi» per gli imprenditori in modo da consentire decisioni fondate su prospettive e regole chiare. Dati alla mano Violante ha illustrato gli errori del governo, quelle fughe in avanti che portarono a «una stima del Pil nel Dpef del 2001 a 3,1%; quello del 2002 indica l’1,3%; le previsioni di Confindustria parlano dello 0,6%. Siamo passati – spiega il capogruppo Ds – da 1,3% a 0,6%. Per quanto riguarda l’indebitamento pubblico il Dpef porta -1,1% mentre Confindustria indica -1,8%. I dati sono tutti peggiorativi, il governo si è sbagliato».

E ribattono sull’errore anche gli industriali per i quali evidentemente è archiviata l’illusione di un miracolo economico su cui il governo ha costruito tutta la sua politica: per Confindustria «non appare realistico ipotizzare una forte ripresa nell’ultimo scorcio dell’anno». Anzi, «si affievoliscono le prospettive di crescita in Italia». È quanto si legge nell’ultima Congiuntura flash di viale dell’Astronomia «complessivamente la crescita del Pil si attesterebbe allo 0,6% nella media del 2002» è l’autorevole pronostico. Antonio D’Amato ne discuterà nei prossimi giorni con il premier al quale aveva chiesto un incontro che gli è stato accordato.

Sarà interessante seguirne gli esiti, soprattutto se Berlusconi ripeterà al leader degli industriali le parole pronunciate ieri. Sull’inflazione: «Sarebbe meglio se non ci fosse», ha detto (e si commenta da sé); quanto al richiamo del presidente della Repubblica che lo aveva invitato ad andare avanti sulla strada del risanamento dei conti pubblici: «Condivido le parole di Ciampi», ha commentato l’ineffabile premier come se il monito fosse stato rivolto ad altri e non al capo del governo. In questo contesto l’Ulivo insiste e nel dibattito alla Camera con Giulio Tremonti esigerà innanzitutto chiarezza, un’«operazione responsabilità», l’ha definita Pierluigi Castagnetti. «Noi non siamo interessati allo sfascio, siamo per correggere la situazione perché nel 2006 quando torneremo a governare e troveremo la stessa situazione del 1996 e dovremo risanare i conti pubblici». Preoccupa l’Ulivo quello che Violante ha chiamato «ritorno agli anni Cinquanta», con le liberalizzazioni ferme al palo, con lo svuotamento del ruolo delle Authority, «con interventi discrezionali da parte delle amministrazioni pubbliche e il ritorno in grande delle mediazione politica». Preoccupa la crescita del rapporto debito-Pil, e preoccupa la ripresa dell’inflazione: per questo è stata chiesta un’indagine conoscitiva sulle conseguenze che il carovita ha avuto sui ceti sociali». Preoccupa ancora il fisco e in proposito Castagnetti avanza il «legittimo sospetto» che la Tremonti-bis non abbia copertura, mentre Marco Rizzo (capogruppo dei Pdci) parla di «governo delle promesse mancate» e Marco Boato (Verdi) tiene a sottolineare come tutti i soggetti incontrati abbiano «usato un linguaggio di insoddisfazione». Il governo- conclude Ugo Intini- «deve rendersi conto che la campagna elettorale è finita».