Viterbo. Addette in sciopero: niente pulizie in caserma

20/07/2006
    mercoled� 19 luglio 2006

    Colpite la Bazzichelli e Chelotti, ma i sindacati avvertono: lo sciopero potrebbe estendersi anche a tutte le altre strutture

      Addette in sciopero: niente pulizie in caserma

        Ritardi nei pagamenti, ieri e oggi si fermano le venti lavoratrici della Rapida Appalti

          di FEDERICA LUPINO

          Ridotto l’orario di lavoro, caduto a picco lo stipendio, che ora arriva anche in ritardo, le cenerentole viterbesi gettano le scope. Niente pulizie per due giorni nelle caserme Bazzichelli e Chelotti, entrambe nel capoluogo. Proclamato ieri, lo stato di agitazione si protrarr� per tutta la giornata odierna interessando, per ora, solo venti lavoratrici della cooperativa Rapida Appalti. Una protesta indetta per dire basta ai ritardi nei pagamenti di mensilit� e quattordicesime. �Ma lo sciopero – preannunciano Massimiliano Venanzi e Giorgio Petroselli, rispettivi segretari di Filcams-Cgil e Fisascat-Cisl – potrebbe a breve dilagare anche nelle altre caserme e strutture militari di Viterbo, Monte Romano e Orte�. Investendo, quindi, circa cento dipendenti.

            Proprio come nella favola, anche qui a tirare le fila della trama c’� una matrigna cattiva: la riduzione del 30% dei trasferimenti al ministero della Difesa, in vigore da febbraio. Un taglio che a cascata ha travolto anche la vita lavorativa delle addette alle pulizie. Se prima infatti per lucidare le caserme avevano in media quattro ore al giorno, ora devono farlo in due ore e mezza. Ristretto l’orario, inficiata la qualit� del servizio e dimezzato lo stipendio: 300 euro al mese per cinque giorni lavorativi a settimana. �Altro che professionisti, il ministero ha creato solo un esercito di poveri�, denuncia Petroselli. Nella quasi totalit� dei casi si tratta di donne che, provenendo da tutta la provincia, macinano chilometri in cambio di una miseria. �Da febbraio – prosegue – in cinque sono state costrette a rinunciare all’impiego�. Del resto 300 euro sono davvero pochi per tirare avanti. �Altre lavoratrici – spiega Venanzi – non hanno alternative e continuano perch� divorziate con figli a carico o comunque monoreddito�. Una situazione simile, pi� che a una favola, forse a un film realista del dopoguerra. �Come se non bastasse – aggiunge – abbiamo a che fare con un continuo alternarsi di ditte appaltatrici diverse, con problemi per la maturazione contributiva e il pagamento dei trattamenti di fine rapporto�. Una vera babele ben rappresentata da quanto accaduto nella caserma Antares. Dove, in un mese e mezzo, ci sono stati tre cambi della guardia nella gestione del servizio. E mentre dalla Rapida Appalti giustificano i rinvii dei pagamenti affermando che, come raccontano i sindacalisti, �le caserme Bazzichelli e Chelotti sono a loro volta in ritardo con il saldo delle spettanze�, il prossimo gi� si preannuncia un autunno caldo per il comparto. �Se non si proceder� a stabilizzare la situazione al di l� delle direttive ministeriali, indicendo appalti annuali e garantendo condizioni lavorative dignitose – rilanciano Cgil e Cisl – a settembre porteremo in piazza tutte le dipendenti�. Le quali non chiedono mica che una zucca si trasformi in carrozza. Ma solo uno stipendio che permetta loro di sopravvivere.