Vita e miracoli di LuigiCremonini

17/01/2001



Logo Repubblica.it
Pagina 4
L’uomo che inventò la vacca
alla battaglia dell’hamburger

Vita e miracoli di Luigi Cremonini: in 35 anni ha trasformato una piccola porcilaia in un impero economico

dal nostro inviato JENNER MELETTI


CASTELVETRO (Modena) – Giorni come questi li ha già passati, Luigi Cremonini, re della carne. "Era il 21 marzo del 1996, e giornali e tv cominciarono a bombardare con lo spettro delle mucche inglesi ammalate. Dalla sera alla mattina si sono polverizzati 40-50 miliardi, senza responsabilità alcuna". Lo spettro è riapparso, non più nella lontana Inghilterra ma nella vicina Brescia. Un fantasma chiamato mucca 103, che lunedì ha fatto perdere in Borsa più del cinque per cento, e ieri altri quattro punti.
Decine di miliardi in fumo, come allora. Ma l’uomo che ha inventato la vacca, anche stavolta, resterà di marmo. Davanti al suo stabilimento di Castelvetro, sulla stele con i nomi di tutte le sue aziende, potrebbe fare incidere le parole che disse nel 1996: "Nessuno può farti sentire infelice se non glielo consenti, e io non lo consento".
Un giorno, in questa pianura che si fonde alla collina, racconteranno la leggenda del re Cremonini. Porteranno i turisti nella porcilaia usata come primo macello – dieci bovini alla settimana – e diranno che qui il re comprese, per primo, che un animale bistrattato, nascosto sotto il bancone delle macellerie e servito solo a chi non aveva i soldi per una carne più pregiata, poteva diventare l’affare del secolo. Il re capì che la vacca (da secoli allevata e mantenuta nella valle padana per riempire secchi di latte e partorire vitelli) poteva produrre ricchezza anche andando al macello.
Via il doppione, via lo spezzatino, via il triste anonimo macinato. Hamburger, ecco la parola magica appena arrivata dall’America. Un’idea che ha trasformato un’ex porcilaia in un impero. In quegli anni – l’Inalca nasce nel 1966 – le macellerie avevano ancora le carni di serie A, B e C. La vacca era serie C, perché la carne era più scura e dura. Finiva al macello quando era ormai "finita". Se usciva devastata dal parto, o aveva la mastite, si facevano due conti: se i soldi per la cura non erano un investimento sicuro, non restava altro che il macello. Come la vacca 103, ammazzata subito dopo il parto.
"E’ nei momenti difficili che si vede l’uomo", dice re Cremonini. La prima sberla gli arriva prestissimo. Classe 1939, si diploma perito agrario a 19 anni e si mette a insegnare come supplente. I soldi dei primi tre anni a scuola gli servono per la prima impresa: un allevamento di maiali. Compra dieci scrofe al mercato, stupito per avere strappato un prezzo da favola, e scopre che sono malate di peste suina. Soldi buttati, tutto da rifare. Apre il macello con un socio e il fratello Giuseppe nel 1963 poi fonda l’Inalca. Da allora il vento è sempre a favore. Gli stabilimenti diventano piazze d’armi, e il re compra tutto ciò che è un affare. Acque minerali, salumi, catene di ristorazione come la Marr.
Sedici anni fa il sogno più grande: gli hamburger. Compra dalle Sme una piccola rete con sei fast food e li moltiplica. I Burghy diventano novantasei, ma il re comprende che non è possibile resistere all’invasione americana dei McDonald’s. Sembra che si arrenda, e invece fa l’affare del secolo: cede la catena e in cambio ottiene di rifornire di hamburger i fast food americani in Italia e in Europa. La vacca è davvero uscita dal retro delle macellerie.
Tre Ferrari d’epoca in garage, un aereo personale, un villa sulla prima collina di Castelvetro. "L’aereo mi costa un sacco di soldi, e allora lo affitto alle aziende che ne hanno bisogno. Mi consente però di prendermi qualche piccola soddisfazione".

Racconta, il re, che una sera a Roma si trovò a tavola con un notaio che non conosceva. "Mi disse: io tengo la mia barca a Capri e non in Sardegna perché là viene affiancata da quelle dei "macellai arricchiti". Io lo lasciai dire, e alla fine della cena, quando mi chiese dove alloggiassi, gli dissi: "Torno a casa mia". "Ma non è uno strapazzo, a quest’ora?". "Non ho grossi problemi. Come macellaio arricchito, posso permettermi un jet che mi sta aspettando in aeroporto"".
Oggi è difficile per tutti stare lontano dal gruppo Cremonini. Vende 700 milioni di hamburger in Italia ed Europa, fornisce i pasti nei treni e sulle navi, acquista e vende pesce per un valore di 260 miliardi, entra con il catering in milioni di case. "Ricavi totali consolidati", nel 1999, per 2.544 miliardi. I dipendenti sono 3.551. I suoi figli sono tutti in azienda. Vincenzo è amministratore delegato dell’Inalca, Claudia segue le relazioni esterne, Serafino è il responsabile degli acquisti, Augusto studia ancora e presto sarà assieme ai fratelli.
Anche a loro, chissà quante volte ha raccontato che quando aveva dieci anni, e gli altri bambini pensavano a giocare, lui dava una mano nell’osteria del padre. "Il segreto era quello di tenere sempre pieno il bicchiere dell’avventore per potere vendere una bottiglia in più, e io lo sapevo fare bene".
"Cremonini – dice un suo ex concorrente ora amico, Franco Grosoli – è davvero una forza della natura. A uno a uno è riuscito a imporre la sua legge a tutti". Forse non è un complimento. Ma il re non si scompone. Lascia la villa solo per visitare i suoi stabilimenti sparsi nel mondo. Nel suo paese, Castelvetro, non si fa mai vedere. Sembra un tenero, quando ricorda il nome del suo "primo investimento": una mucca, guarda caso di nome Carolina. La prima dei milioni finite al macello. L’altra sera in tv quasi abbracciava le mezzene della vacca 103, lo spettro. "Io mangerei anche questa". Ha messo la sua faccia, ha cercato di sorridere, per difendere la sua carne. Non cede di un millimetro, l’uomo che ha inventato la vacca. "Parto sempre all’offensiva. Nessuno può farti sentire infelice, se non glielo consenti".