Vita da indebitati: così cambia l’Italia

17/10/2007
    mercoledì 17 ottobre 2007

    Pagina 2 – Primo Piano

    FAMIGLIE
    CONTI IN TASCA

      Vita da indebitati
      così cambia l’Italia

        Mezzo stipendio se ne va in mutui e finanziamenti

        PAOLO BARONI

        ROMA
        Le famiglie italiane sono sempre più indebitate. Secondo l’ultimo bollettino della Banca d’Italia a fine giugno il rapporto tra debiti e reddito disponibile ha raggiunto quota 49%, due punti percentuali in più rispetto ad un anno prima. In pratica prestiti, mutui e finanziamenti vari arrivano ad impegnare quasi la metà degli introiti mensili di una famiglia. Solamente 6 anni fa, nel 2001, questa percentuale superava di poco il 30%. Il totale fa 350,2 miliardi di euro: 273,1 sulle spalle del Centro Nord ed altri 77,1 in conto al Sud. I consumatori tornano all’attacco delle banche rilanciando l’allarme mutui e prevedendo per i prossimi mesi condizioni di vita sempre più difficili per molte famiglie, esperti invece invitano a non drammatizzare perché «nonostante questo picco, restiamo sempre tra i meno indebitati al mondo».

        Scorrendo i grafici vediamo che la fetta più grossa, poco meno del 40% del reddito disponibile, è rappresentato da prestiti bancari a medio e lungo termine, in particolare mutui-casa. Il resto sono prestiti bancari a breve e prestiti non bancari, quelli erogati spesso a carissimo prezzo dalle finanziarie. Non solo cresce il peso del debito, ma per colpa dell’aumento dei tassi il fardello si è fatto anche molto più pesante: gli interessi ora arrivano bruciare il 7,3% del reddito disponibile con un aumento di mezzo punto rispetto al dicembre 2006.

        In realtà il caro-denaro, cresciuto in maniera considerevole negli ultimi tempi in seguito al rialzo dei tassi ufficiali ed alle turbolenze dei mercati, ha prodotto anche un altro effetto: il debito delle famiglie, pur continuando a crescere (+10,3% a giugno), sale meno di un tempo. A decelerare sono stati sia i mutui per l’acquisto delle abitazioni (+9,5 contro il +12,6% di dicembre), sia il credito al consumo (+9,9 contro +13%). I dati più recenti, riferiti ad agosto, segnalano però una nuova accelerazione dei mutui casa (+9,8%) ed un ulteriore rallentamento del credito al consumo (+6,8%). Su queste dinamiche non è certamente secondario l’andamento dei consumi, saliti del 2% su base annua con un picco del +3,5% alla voce «servizi e beni durevoli». Che per i due quinti è frutto dell’incremento degli acquisti di auto, favoriti dai contributi per la rottamazione. Mentre le spese per gli alimentari, in flessione da oltre un anno, continuano a calare. I consumatori dell’Adusbef puntano il dito contro «l’erosione dei redditi del ceto medio», la «forte pressione fiscale che drena risorse», e soprattutto «la crisi dei mutui subprime americani, i cui effetti, nonostante siano stati negati anche da Bankitalia, si fanno sentire negativamente, con una capacità di spesa frenata dal pessimismo». «L’indebitamento delle famiglie è certamente crescente – rileva invece il responsabile del centro studi Confcommercio, Mariano Bella -. Ma siamo ancora lontani dal livello degli altri paesi». E a suo parere «non ci sono i numeri per prevedere una radicale caduta dei consumi. Semmai quello che emerge è sempre più un problema di reddito disponibile, sempre più basso, e sempre più penalizzato dalla scarsa produttività del lavoro e del capitale».

        Anche Vaciago non si sorprende di fronte alle cifre di Bankitalia. «Come sempre questo paese di fronte a cose nuove si spaventa – spiega – ed ora siamo tutti terrorizzati dal debito delle famiglie». La sua teoria, «da tanti anni», è che «la somma dei due debiti, quello pubblico e quello delle famiglie, sia sostanzialmente stabile: si può avere tanto debito pubblico e poco debito privato o viceversa. E se scende il primo, come è avvenuto di recente in Italia (dove siamo passati dal 130 al 107% del Pil), sale il secondo. Inevitabilmente». Anche il caro-denaro non deve spaventare: «Ragioniamo in maniera razionale: una famiglia che ha stipulato un mutuo per la casa mantenendo un rapporto ragionevole rate/reddito vedrà crescere il valore dell’immobile molto di più dell’aumento dei tassi. Le rate sono troppo pesanti? So benissimo che molti faticano a pagare e che ci sono casi disperati con gente che è costretta a rivolgersi alle finanziarie o agli strozzini, ma invito tutti a tenere duro. Perché entro un anno i tassi torneranno a scendere. Per i casi più disperati, invece, bisognerebbe approntare un fondo di solidarietà magari attingendo fondi dai famosi conti dormienti. A proposito che fine hanno fatto, perché non se ne parla più?».