Visco: Cisl e Uil «riaprono» alla Cgil

12/03/2001

La Stampa


Domenica 11 Marzo 2001
Visco: si è persa un’occasione Cisl e Uil «riaprono» alla Cgil

ROMA

La partita sui contratti a termine è solo rinviata. Il ministro del Tesoro, Vincenzo Visco, si rammarica e giudica «grave» la mancata intesa tra imprenditori e sindacati, che ha spinto il ministro del Lavoro, Cesare Salvi, a non forzare la mano, rinunciando al recepimento della direttiva europea sulla materia. Cisl, Uil, Confindustria e Confcommercio, però, sono pronti a riallacciare il negoziato sperando anche in un ripensamento della Cgil, che appare oggi del tutto improbabile.
Ogni ulteriore «allungamento della discussione è una perdita di tempo» dice il segretario confederale della Cgil, Walter Cerfeda. «Spazi di trattative non ce ne sono», le condizioni di Confindustria sono «inaccettabili ed è impossibile che vengano cambiate a 180 gradi, non crediamo ai miracoli», aggiunge Cerfeda, limitandosi a «prendere atto» della decisione di Salvi. Evitando lo scontro sociale che avrebbe determinato il recepimento della direttiva senza l’accordo della Cgil, convinto di «aver fatto la cosa giusta. Ho sempre detto di riannodare il dialogo sociale e vedo con soddisfazione che la scelta è stata condivisa non solo da tutte le organizzazioni dei lavoratori, ma anche da buona parte delle organizzazioni dei datori di lavoro».
Un accordo condiviso da tutti, secondo il ministro del Tesoro, avrebbe giovato all’attrattività del nostro paese per i capitali esteri. Più preoccupanti, secondo Visco, sono gli intoppi del processo di concertazione tra le parti sociali che la questione dei contratti a termine ha messo in luce. «Bisogna tenere bene presente cos’è la concertazione, il Governo spinge, cerca di stimolare, semmai recepisce. In questo caso – ha detto – sono venuti meno il dialogo, la fiducia fra le due parti, e questo è molto grave». «Ovviamente dispiace di non essere riusciti a raggiungere un risultato che poteva essere utile e importante, perchè c’ è bisogno di una flessibilità sostenibile e tutelata» ha detto il ministro dell’Industria, Enrico Letta, aggiungendo che «il paese ha dimostrato di saper usare bene gli strumenti di flessibilità a disposizione, creando nuova occupazione. Non essere arrivati all’accordo è sicuramente un fatto non positivo: resterà un dossier caldo che il prossimo governo dovrà affrontare».
«La rinuncia di Salvi – ha detto il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta – introduce sicuramente una novità ed è rispettosa dell’autonomia delle parti. La nostra posizione è che la soluzione debba essere trovata tra le parti sociali. Ora abbiamo tempo fino a luglio perché si possa riprendere a ragionare. Noi siamo pronti a farlo e credo che se la Cgil ci ripensasse e decidesse di tornare al tavolo risulterebbe utile a tutti». Anche la Uil plaude, per gli stessi motivi, alla decisione di non recepire la direttiva comunitaria sui contratti a termine. In questo modo, secondo il segretario della Uil, Luigi Angeletti, «le parti hanno più tempo per arrivare ad un accordo». La mossa di Salvi è un «buon segnale: è bene, infatti, che il governo non interferisca su materia di stretta pertinenza delle parti sociali. Si tratta di un buon consiglio per il nuovo governo e opportuno anche per la Cgil che invoca sempre leggi e interventi governativi» ha detto Angeletti tornando a chiedere alla Cgil di rientrare nel negoziato. Critica invece la scelta di Salvi il segretario della Cisal, Giuseppe Carbone. «Con la decisione di non procedere ad un accordo separato senza la Cgil – ha detto Carbone – il ministro Salvi ha di fatto ceduto alle ragioni della politica anziché a quelle più consone al suo mandato istituzionale di avere come riferimento le ragioni della democrazia».