Visco agli autonomi: metà dichiara 875 euro al mese

20/06/2007
    mercoledì 20 giugno 2007

    Pagina 6 – Economia

      Il 53,8% non aderisce agli studi di settore. "Con le modifiche chiediamo non più di 100-200 euro al mese"

        Sfida di Visco agli autonomi
        metà dichiara 875 euro al mese

          Il ministro: nessuna ragione per la disobbedienza fiscale

            ROMA – Chi aderisce agli studi di settore non avrà niente da temere. Vincenzo Visco, viceministro dell´Economia con delega al fisco, tranquillizza i contribuenti onesti, tenta di sgonfiare la polemica degli ultimi giorni sulla necessità della revisione degli studi di settore, ma denuncia che accanto agli onesti ci sono gli evasori «e questi signori» è bene che inizino a cambiare registro. Quasi si stupisce Visco che alcune associazioni di artigiani e commercianti minaccino la disobbedienza fiscale. E un primo attacco arriva dalla destra. Il presidente dei deputati di An, Ignazio La Russa, è firmatario assieme ad un nutrito gruppo di parlamentari del suo gruppo, di un´interrogazione sugli studi di settore. A rispondere domani al question time alla Camera sarà lo stesso Romano Prodi. E anche la Cgia di Mestre contesta l´interpretazione data ai redditi dei lavoratori autonomi. «Autonomi con redditi da fame? Falso. È una vera e propria forma di analfabetismo fiscale», sostiene il segretario della Cgia mestrina Giuseppe Bortolussi, secondo cui i dati bisogna saperli interpretare.

            Ma Visco non si lascia intimorire: «Per rivoltarsi – chiarisce – ci vuole una ragione valida e in questo caso sfido chiunque a trovarne una». Sul tavolo ha i dati degli studi di settore relativi al 2005, mai svelati prima. «Sono statistiche», precisa il ministro, non numeri dati a caso. E dunque parlano chiaro. E dicono che il 53,8 per cento delle piccole imprese non è in regola. E non lo è non in base a una strana alchimia, ma dati alla mano. Se meno del 40 per cento delle imprese (quelle che hanno aderito) dichiara un reddito annuo di 45,8mila euro, il 53,8 per cento non supera in media 10.500 euro, ossia 875 euro al mese.

            Imprese diverse? No, Visco non sta confrontando mele con patate. «Le imprese esaminate – spiega – sono identiche sotto tutti i punti di vista. Dunque non c´è una motivazione economica credibile» per una differenza di reddito così significativa. C´è solo un´ipotesi, l´evasione. Certo non per tutti, ci sarà anche chi ha subito un crollo economico, chi s´è ammalato, ammette Visco, ma questo può dimostralo dati alla mano.

            «Ho il massimo rispetto per il lavoro autonomo – assicura il viceministro – in cui c´è gente che si assume le proprie responsabilità. Ma all´interno di questo mondo ci sono comportamenti opposti e ci sono persone che si avvantaggiano scorrettamente a danno non solo dei loro colleghi, ma di tutti i contribuenti».

            Il messaggio che manda il viceministro è chiarissimo: «gradualmente e il più rapidamente possibile questi signori devono cominciare a comportarsi in modo statisticamente equivalente agli altri. Non mi pare una richiesta stravagante, perché là dove c´è un´evasione chiara c´è poco da discutere». D´altra parte non è che a questi signori si chiede di pagare imposte da capogiro. «Il fisco rispetto agli scostamenti – spiega Visco – chiede 100-200 euro in più al mese».

            La revisione degli studi e i relativi controlli partiranno dal 2008 sulle dichiarazioni del 2007 e se più favorevoli ai contribuenti si applicheranno gli studi revisionati. «Sono stati introdotti perché dalle serie storiche – ha spiegato l´amministratore delegato della società che gestisce gli studi, Giampiero Brunello – è emerso che, durante la stagione dei condoni, mentre i ricavi rimanevano stabili, i redditi dichiarati precipitavano». E sarà bene adeguarsi alla revisione perché dall´Agenzia delle entrate verrà applicato «maggior zelo» su chi ha i dati non in linea. Lo strumento è quello dei controlli. E, assicura Visco, se ne faranno parecchi. «Potrebbero arrivare alla soglia del mezzo milione».

            (b. ar.)