Virata di Padoa-Schioppa: «Così ho salvato il governo»

27/06/2007
    mercoledì 27 giugno 2007

      Pagina 3 – Economia

        IL RETROSCENA

          Il ministro dell´Economia ha svestito gli abiti di ministro-tecnico: il rigore fine a se stesso non serve

            La virata di Padoa-Schioppa
            "Così ho salvato il governo"

              Il titolare del Tesoro: un conto è fare la dieta, un altro è diventare anoressici "
              Ci vogliono risanamento, crescita ed equità. Quadratura del cerchio? Forse"

                Roberto Mania

                  ROMA – Tommaso Padoa-Schioppa ha dismesso da tempo i panni del ministro-tecnico. Ormai fa politica. Per questo dice che con l´accordo sull´extragettito e l´attenuazione per quest´anno degli obiettivi sul deficit «si è disinnescata una mina che poteva avere effetti molto pesanti sulla tenuta del governo». Ed è quel che conta. Non parla di compromesso, né di cedimento alla sinistra della coalizione. Con le poche persone con cui ieri ha scambiato qualche riflessione, durante la continua navetta tra Palazzo Chigi, sede della trattativa no stop sulle pensioni, e Via XX settembre, sede del ministero dell´Economia, ha ripetuto che «la gestione della politica economica impone grande realismo politico e senso di responsabilità». Principi che vanno applicati anche al tavolo sulla previdenza («sono ottimista sulle conclusioni»). Perché il rigorismo fine a se stesso determina tensioni e non porta da nessuna parte. La politica – appunto – è un´altra cosa. È nato così il suo contropiede al tavolo del negoziato della maggioranza: rientro più lento del fabbisogno, grazie alla cavalcata delle entrate fiscali. «Abbiamo trovato una soluzione – spiegava ieri – che salva le istanze dell´ala sociale della coalizione senza intaccare l´attenzione al risanamento, che preme alla parte riformista. Perché la crescita economica deve essere sostenibile dal punto di vista finanziario ma anche sociale e ambientale. Non serve il rigore per il rigore. Ci vogliono risanamento, crescita ed equità. La quadratura del cerchio? Forse».

                  Comunque non saranno questi gli argomenti che il ministro dell´Economia dovrà portare a Bruxelles per giustificare gli aggiustamenti nel percorso verso il risanamento. Lì servono ragionamenti tecnici. I contatti con il commissario Joaquin Almunia ci sono già stati in questi giorni. E Padoa-Schioppa non dubita sulla sua linea: i ritocchi agli obiettivi di deficit non intaccano la strategia del risanamento strutturale con il target del pareggio di bilancio nel 2011 anche con uno sforzo inferiore a quello previsto. Chiuderemo il 2007 con un deficit al 2,5 per cento anziché del 2,3. E nel 2008 andremo al 2,2 per cento – sempre meglio di quanto chiedesse Bruxelles – con un miglioramento dello 0,3 per cento. Uno scostamento minimo rispetto a quello 0,5 per cento che l´Europa sollecita ogni anno ai Paesi sotto procedura di infrazione. Ma l´Italia – è la tesi di Padoa-Schioppa – non è più un Paese a rischio: i conti sono in ordine tanto che per la prima volta («fatto storico») non è stata necessaria una manovra-bis di metà anno, e la prossima Finanziaria sarà senza tagli, senza lacrime sangue, perché il paese non potrebbe reggere un´altra manovra come quella dell´anno scorso. Il deficit tendenziale migliora senza correttivi, dunque si può aprire una nuova pagina. «Perché – ripete il ministro – un conto è fare la dieta, un altro è diventare anoressici. E io non sono per l´anoressia fiscale».

                  La revisione al rialzo del deficit non modifica lo scenario di medio e lungo termine. Però ci saranno più risorse (almeno due miliardi) per gli interventi in direzione dello sviluppo. I 2,5 miliardi di euro destinati al welfare state, invece, sono rimasti sempre gli stessi. Non c´è di più per l´ammorbidimento dello scalone, dal momento che per finanziarlo – è la tesi dell´Economia – i soldi andranno reperiti all´interno del sistema previdenziale, con le sinergie tra gli enti e con la riduzione dei privilegi. E anche su questo le possibili obiezioni di Bruxelles potranno essere superate perché l´obiettivo finale (innalzamento dell´età tenendo conto dell´allungamento della vita media) non verrà scalfito seppur raggiunto in un arco temporale un po´ più esteso.

                  Ma Padoa-Schioppa, l´ex banchiere di Francoforte, il tecnico chiamato da Prodi al capezzale delle finanze pubbliche lasciate in eredità da Giulio Tremonti, è anche molto orgoglioso di aver trovato le risorse per rispettare diversi impegni internazionali, come quello previsto dal Global Fund per la lotta contro l´Aids: 260 milioni di euro di arretrati e 400 milioni di dollari con la Finanziaria del 2008. Questo è il nuovo Padoa-Schioppa, convertito alla politica.