Violenze sul lavoro, crescono i casi

28/01/2004

MARCHE

Marted ì 27 Gennaio 2004

Trecento segnalazioni giunte al sindacato negli ultimi mesi. Vessazioni e soprusi
portano spesso alle dimissioni
Violenze sul lavoro, crescono i casi
La Cgil ha costituito un osservatorio. Non mancano i ricatti sessuali in
ufficio

di DIANA MARILUNGO


Ingiustizie, ricatti, minacce, molestie sessuali, licenziamenti immotivati, mobbing
e soprusi nel mondo del lavoro stanno aumentando vertigionosamente nell ’ intero
comprensorio. La Filcams – Cgil che rappresenta i lavoratori del commercio,
turismo e servizi del Fermano ha lanciato l ’ allarme per l ’ espandersi del fenomeno
proprio nelle piccole e piccolissime aziende. Pi ù di 300 sono i casi che la Filcams
Cgil locale tratta, con una frequenza di 10 e pi ù segnalazioni al giorno. Per
questo il sindacato di categoria si è attivato per un monitoraggio a tappeto. « La
situazione è davvero allarmante – ha affermato la responsabile della Filmcams -
Cgil, Giusy Montanini – ed il futuro non promette nulla di buono viste le nuove
norme sul mercato del lavoro. Tutti i giorni nelle nostre sedi arrivano lavoratori
che hanno subito un ’ ingiustizia, un ricatto e rispetto ai quali spesso, per lacune
normative, (vedi applicazione art. 18 solo sopra i 15 dipendenti) o per lo
stravolgimento delle nuove norme (vedi legge 30), gli strumenti a loro tutela sono
limitati. Nella stragrande maggioranza dei casi – ha proseguito Giusy Montanini –
i gravi fatti che si consumano ai danni dei lavoratori avvengono nelle micro realt à
aziendali con pochi e pochissimi dipendenti come studi professionali, negozi di
diversi settori merceologici (abbigliamento, alimentari, ecc) senza quindi una
tutela normativa efficace contro i licenziamenti ingiustificati che avvengono
puntualmente appena un lavoratore rivendica un qualsiasi diritto. Se non sono
licenziamenti sono dimissioni indotte da comportamente datoriali vessatori,
minacciosi umilianti » . Sul fronte delle molestie sessuali è difficile che i lavoratori
denuncino chi li ha molestati. « Sono fatti – ha aggiunto Giusy Montanini – che
vengono vissuti come una vergogna. Il sopruso viene visto come un fatto
personale. Rimanere incinta è uno degli affronti pi ù grossi per i padroni. Anche
sposarsi. Ma avere un figlio, per molti datori di lavoro, è veramente troppo. E che
dire del contratto di apprendistato utilizzato con disinvoltura solo per mero
risparmio e arrivati al giorno della qualifica spesso non lo si conferma o si
chiedono le dimissioni in bianco, o addirittura di continuare a lavorare “ in nero ” . A
volte – ha detto ancora la sindacalista – è sufficiente iscriversi al sindacato o
chiedere il pagamento delle ore di straordinario per scatenare l ’ ira del titolare
dell ’ azienda. Gli episodi avvengono, naturalmente, in regime di rapporti
cosiddetti regolari perch é per i tanti falsi collaboratori coordinati e continuativi o
lavoratori a nero non occorre neanche la lettera di licenziamento » . Emblematico
di questo fenomeno è uno dei casi trattati, qualche tempo fa, dal sindacato e che
riguardava due giovani commesse di un negozio aperto da un ’ azienda del sud
sulla costa. Le due ragazze dopo qualche tempo di essere remunerate per il
lavoro che svolgevano. L ’ azienda non avrebbe trovato di meglio che licenziarle e
chiudere l ’ esercizio commerciale. Dopo qualche tempo, con un nome diverso gli
stessi imprenditori si sarebbero ripresentati sul mercato aprendo un altro negozio
nello stesso posto dell ’ altro ma guardandosi bene dal reintegrare le due ragazze.
Queste attraverso il sindacato sono riuscite ad ottenere dagli ex datori di lavoro
un ’ integrazione in denaro ma non un altro posto.