Violante parla di “ingerenze Cgil”, Cofferati replica “Basta non gli risponderò più”

18/09/2001

 








Martedi 18 Settembre 2001



POLITICHE
Violante parla di "ingerenze Cgil", Cofferati replica: "Basta non gli risponderò più"

di Luana Benini


Scorre velocemente il testo e fa il gesto di gettare via il foglio. Lo fa con il sorriso sulla bocca, da signore qual è. Poi, Sergio Cofferati guarda in faccia i giornalisti (che all’uscita dal teatro Parioli dove si registra il "Costanzo show" gli hanno sottoposto la ponderosa agenzia di stampa con l’ennesimo altolà di Luciano Violante), e detta: "Il contributo che ho deciso di dare da qui fino al congresso Ds ha al primo punto la scelta di non rispondere più alle osservazioni dell’onorevole Violante". Il capogruppo diessino alla Camera questa volta non ci è andato leggero dilungandosi ai microfoni di Radio Radicale sui suoi timori che il sindacato scenda in campo "in quanto tale" nel congresso della Quercia e, soprattutto, affermando che la mozione Berlinguer, appoggiata da Cofferati, è "contro qualcosa o qualcuno", a differenza di quella Fassino che è "per qualcosa".
Che dire? Cofferati, con il sorriso incollato sulla bocca cerca di sdrammatizzare e misura le parole. "Osservazioni", oppure "osservazioni polemiche" dell’onorevole Violante? Opta per il più neutrale "osservazioni". Poi ci scherza su: "Perchè, fra tutti quelli che ci sono, ogni giorno Violante attacca me? Forse se mi taglio la barba non mi riconosce e cambia bersaglio…". Sì, sdrammatizzare e non avvitarsi in polemiche deleterie per il partito. Del resto a Violante ha già risposto il segretario diessino del Lazio Carlo Leoni che gli ha rivolto un "caloroso appello": "Firmi finalmente la mozione Fassino e rispetti chi non la pensa come lui, piuttosto che fare il contrario. E cioè dichiararsi super partes e poi criticare in modo un po’ insultante i sostenitori della mozione Berlinguer".
Ormai, di qui al congresso, Cofferati è destinato a dribblare continuamente. Catapultato sul palco del Costanzo show a bilanciare con un intervento di attualità una improbabile discussione su diavolerie e sette sataniche, ha dovuto fronteggiare le solite domande sulla segreteria. Ha ripetuto che fare il segretario dei Ds non è nelle sue intenzioni: "E’ un rischio che non esiste. Faccio già fatica a fare questo mestiere. E poi i Ds sceglieranno il loro segretario prima che io lasci la Cgil". E se fosse una staffetta? incalza Costanzo. "Non è dato in natura. La sua insistenza è sospetta. Lei sa che non c’è né l’intenzione, né la volontà. Ma non ci resta che aspettare, il tempo è galantuomo". E se avessi ragione io? non demorde Costanzo. "Mi pare difficile". Pazienza, calma e gesso. Meglio parlare d’altro in questa situazione. E Cofferati dice due cose precise sul fronte della politica interna e su quello della politica estera.
Dopo l’attacco agli Usa si è aggiunto un elemento di precarietà all’economia mondiale con i soggetti economici che aspettano a riposizionarsi. In questo quadro, l’autunno che già non si presentava florido, potrebbe presentare in casa nostra qualche difficoltà in più. "C’è da augurarsi che non ci sia da parte del governo un uso tattico-strumentale di eventuali difficoltà". Che significa, ad esempio, "forzare la mano su contratti, pensioni e diritti". In sintesi: "Il governo è partito male, le prime iniziative sono state insufficienti e le proposte emerse dal dibattito di agosto (su pensioni e articolo 18) sono sbagliate". Eppure, sarebbe il momento "di sostenere la domanda offrendo alle famiglie elementi di sicurezza e tranquillità". Si sa infatti che le famiglie "quando non si sentono sicure tendono a risparmiare e questo non aiuta l’economia". Cosa fa invece il governo? "Sono mesi che si parla di licenziamenti" che si polemizza sull’articolo 18 dello statuto dei lavoratori. E in agosto, "solo annunci di possibili rotture" quando sarebbe necessario "parlare di lavoro e prospettare soluzioni in grado di dare fiducia ai giovani".
L’approccio di Cofferati al dramma che tutto sovrasta, il terrorismo internazionale da "sradicare e sconfiggere", non è una chiamata indiscriminata alle armi. "Insieme all’azione di contrasto, insieme alle armi, è indispensabile che agisca la politica per rimuovere gli squilibri e le sacche di povertà che possono fornire un brodo di coltura al terrorismo". Perché "ci sono troppe diseguaglianze" e "in troppe parti del mondo l’odio accompagna il lavoro dei terroristi". La comunità internazionale si muova utilizzando gli strumenti di cui dispone,le organizzazioni sovranazionali esistenti. Sapendo tuttavia che tali organizzazioni sono in difficoltà, che in molti casi "hanno mostrato la corda" e che vanno dunque "riviste, riformate, rese più efficaci e democratiche". A partire dall’Onu la cui crisi "è sotto gli occhi di tutti: il nuovo equilibrio che si dovrà creare nel mondo richiede una rappresentanza di maggiore efficacia".

Sul palco del Costanzo show irrompe, in collegamento telefonico, la voce del chirurgo Gino Strada, uno dei fondatori di "Emergency", l’associazione umanitaria che presta assistenza alle vittime civili delle guerre. E’partito da Islamabad e si trova al confine del Pakistan. Sta cercando di entrare in Afghanistan. Cofferati lo conosce bene e lo saluta affettuosamente: "Tieniti da conto che sei un bene prezioso". Poi mormora: "Non è possibile una escalation". Certo, quello che è accaduto l’11 settembre è "un fatto senza precedenti". "L’orrore per quelle migliaia di vite che venivano distrutte sotto gli occhi del mondo" può generare reazioni che non sappiamo ancora, effetti nel tempo difficili da valutare. "Il terrorismo va sconfitto, sradicato e questo è un compito che non spetta solo agli Usa". Ma, attenzione, "non è possibile una escalation, deve agire la politica".