Vinyls, si riparte da zero «Intervenga il governo»

28/05/2010

Ramco si è ritirata. È ufficiale: le indiscrezioni di questi giorni trovano conferma nella lettera inviata al ministero dello Sviluppo economico. La multinazionale araba che ha tenuto col fiato sospeso i lavoratori della Vinyls non ha ceduto alle pressioni della diplomazia italiana in Qatar. Una scelta «motivata dalla difficile congiuntura economica internazionale », fa sapere il sottosegretario allo Sviluppo Stefano Saglia. P
IANO B La vertenza famosa per i cassintegrati dell’Asinara, da 92 giorni reclusi nell’ex carcere di massima sicurezza, riparte quindi da zero. Come anticipato, da qualche giorno al ministero si parla del cosiddetto piano “B”: un bando di gara internazionale che indichi un prezzo minimo di riferimento a chi volesse rilevare gli asset dell’azienda chimica. Per questo i commissari lavorano a una nuova perizia che indichi il reale valore di Vinyls, che è verosimilmente più basso dei 78 milioni di euro stimati finora. Con gli stabilimenti fermi da un anno, infatti, in molti – compresi gli arabi di Ramco – hanno ritenuto quella cifra troppo alta. Il Piano “B” prevede quindi il riavvio delle attività e la possibilità di definire un accordo di programma sulla chimica per tutelare i lavoratori. Tutti temi che verranno trattati oggi all’incontro coi sindacati, che intanto attaccano con il segretario della Filctem-Cgil, Alberto Morselli: «Sulla difficile situazione della chimica ed in particolare sulla vicenda Vinyls non è affatto chiara la posizione del governo». E quindi: «Il premier dica con chiarezza se chiederà all’Eni, come è giusto che sia, in questa situazione di emergenza industriale ed occupazionale nazionale, di convenire con i commissari le forme per far ripartire gli impianti». La richiesta è stata avanzata anche dal sindaco di Porto Torres, Luciano Mura, «sconcertato» dall’operato dell’esecutivo, che per tutta la trattativa «ha detto che era tutto a posto». Di un ritorno del cane a sei zampe ha parlato anche il Pd con Ludovico Vico, che mercoledì al question time della Camera ha presentato una delle interrogazioni dei Democratici. Dopo aver chiamato il governo alle sue responsabilità, Vico ha detto: «La chimica italiana non può permettersi nessuna dilazione. Anche perché ci sono a disposizione ben 31 milioni di euro della fideiussione europea che consentirebbero al governo e ai commissari di adoperarsi per l’immediato riavvio degli impianti sardi, di Porto Marghera e di Cirò Marina. Auspichiamo – ha concluso il deputato – che Eni collabori per il riavvio degli impianti e che assuma l’impegno della chimica italiana».Aquesto proposito, il gruppo guidato da Paolo Scaroni da novembre si è reso disponibile a fornire le materia prime necessarie a far lavorare gli stabilimenti. D’altra parte però ha sempre rifiutato gli inviti e le pressioni a tornare da protagonista nel business del ciclo del cloro. Intanto dall’Asinara sono arrivati i commenti amari dei lavoratori in cassa integrazione: «Quello che è accaduto non mi meraviglia -ha detto Pietro Marongiu, il più anziano degli operai – Penso che le soluzioni alternative di cui parla il sottosegretario Stefano Saglia siano cedere la Vinyls a un altro Fiorenzo Sartor, che dopo venti giorni aveva portato il libri in tribunale, per fare un’altra bufala. Fanno sempre così, metteranno un nuovo “salvatore della chimica” che non sarà adatto a mandare avanti le cose»