Vinyls di nuovo in alto mare. Bloccata la cessione a Ramco

13/05/2010

Sembrava fatta e invece si ferma in malo modo la trattativa per l’acquisizione della Vinyls da parte della Ramco. La multinazionale del Qatar, fino a una settimana fa interessata a rilanciare la chimica italiana partendo dai famosi cassintegrati dell’Asinara, ieri ha comunicato di volersi tirare indietro.
IL FORFAIT I motivi del dietrofront sarebbero principalmente tre.È l’avvocato Leonardo Bellodi, presidente Syndial (Eni) e responsabile Affari istituzionali dell’Ente idrocarburi, a riassumerli: «Il primo è il prezzo di Vinyls (78 milioni di euro, che il gruppo del Qatar avrebbe dovuto pagare ai commissari straordinari che hanno in cura la società, ndr). «Già questo ci lascia stupefatti – dice Bellodi – quella cifra è contenuta nel bando internazionale» emesso dal governo per cedere Vinyls. Ramco conosceva la cifra da tempo, avendo manifestato il suo interesse proprio sulla base di quel bando. «La seconda motivazione – riprende il manager – è il prezzo delle saline dell’Eni (a Contivecchi e Cirò Marina) e diundeposito di Assemini (si tratta di alcuni asset di Syndial che il Cane a sei zampe avrebbe ceduto agli arabi per riunire la filiera del cloro, ndr). Anche in questo caso non capiamo – dice Bellodi – Non si è mai discusso di alcun prezzo». Il terzo motivo del forfait è «la mancata disponibilità all’utilizzo di una banchina» per lo scarico delle materie prime a Porto Marghera. «Una concessione che noi non abbiamo più – chiarisce il presidente Syndial – Ma il ministero, attraverso l’autorità portuale, l’avrebbe rilasciata sicuramente». Eni si è detta «sorpresa» della lettera ricevuta in mattinata dagli arabi. Bellodi è stato chiamato al ministero dello Sviluppo, che poi ha invitato Ramcoa ripresentarsi nei prossimi giorni per chiarire la sua posizione. Ma per la Cgil sarda l’Ente è responsabile del fallimento della trattativa: «Da 19 mesi – denuncia la Camera del lavoro di Sassari – questo sindacato sostiene che l’Eni non voglia fare chimica in Italia nè in Sardegna e non la lasci fare agli altri». Il segretario della Filtcem-Cgil, Alberto Morselli, chiama in causa il governo: «Ci sentiamo presi in giro sulla strategicità dell’industria chimica italiana». Mentre il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, chiede un po’ di coraggio: «Il governo mostri autorevolezza nel richiamare Ramco a posizioni più chiare e a farsi certificare la disponibilità di Eni». Intanto all’Asinara, tra i cassintegrati, torna lo sconforto: «I ragazzi qui sull’isola sono disperati e dicono di aver perso le speranze»,ha fatto sapere Pietro Marongiu, uno di loro. Anche il 5 maggio, dopo l’accordo preliminare raggiunto al ministero tra Ramco e Eni, i lavoratori non hanno manifestato particolare sollievo. Anzi, si sono detti «arrabbiati»: avrebbero voluto la firma di una intesa definitiva. Le parti invece si erano date appuntamento tra una settimana per definire tutto. Adesso bisogna capire se quella della multinazionale qatarina è una sorta di strategia commerciale per ottenere qualcosa di più in fase di trattative avanzate o se si tratta di un abbandono vero. Il memorandum ministeriale prevedeva l’acquisizione di Vinyls e successivamente la cessione di alcuni asset di Syndial (Eni). L’operazione avrebbe permesso agli arabi di riunire e controllare tutta la filiera del ciclo del cloro, ovvero il primo anello dell’industria chimica.