Vinyls, «compleanno» amaro per i cassintegrati dell’isola

17/02/2011

Si sono avvicendati due ministri dello Sviluppo, è scoppiata una rivoluzione storica nel Maghreb e il presidente del Consiglio è nella bufera del Rubygate: i riflettori sono tutti puntati altrove, ma gli operai della Vinyls sono sempre lì: autoreclusi in regime di precarietà nell’ex super carcere dell’Asinara, in Sardegna. Tra una settimana sarà trascorso un anno esatto da quando è cominciata la loro protesta, che in alcuni momenti è diventata l’emblema della crisi, un po’ per l’idea di prendere in prestito il format televisivo dell’Isola dei Famosi, soprattutto perché rappresentano un pezzo d’industria in lento declino: la chimica di base. Conil primo anniversario potrebbe arrivare la firma che sancirà il passaggio di Vinyls a Gita, un fondo d’investimento che ha sede nel cantone svizzero di Zug – paradiso fiscale molto in voga tra gli investitori russi. Venerdì scorso, dopo un incontro al ministero dello Sviluppo è stato posticipato il preaccordo tra Gita e Eni, che possiede alcuni asset fondamentali per il rilancio di Vinyls. «Noi siamo pronti a fare la nostra parte – dice a l’Unità l’avvocato Leonardo Bellodi, presidente di Syndial, la società del gruppo Eni coinvolta nelle trattative – C’è stato un rinvio della firma perché il fondo Gita ha cambiato recentemente il suo advisor legale e perché non ha ancora ricapitalizzato Vinyls con i 100 milioni che servono a riavviare la produzione. Da parte nostra c’è l’impegno e la determinazione a chiudere in fretta ». Se l’affare dovesse andare in porto, il fondo svizzero attraverso una newco prenderebbe possesso degli asset in mano al gruppo di Paolo Scaroni, si tratta di pezzi di filiera necessari a riunire il cosiddetto ciclo del cloro. Non è la prima volta che ai dipendenti Vinyls viene prospettata una soluzione imminente: prima del fondo elvetico si sono presentati gli sceicchi arabi di Ramco – che si sono ritirati un attimo prima di rilevare il gruppo chimico – mentre è una leggenda ormai quella del cavaliere bianco – così lo ribattezzò il premier – Fiorenzo Sartor, che nel 2009 pochi mesi dopo aver preso Vinyls dagli inglesi che la controllavano – il gruppo Ineos – fece istanza di fallimento. Gli ultimi passaggi di una vicenda proprietaria molto più complessa lasciano intederecome mai anche stavolta gli operai non si fidino tanto dei proclami. Non è un caso che la loro protesta continui ancora all’Isola come negli altri stabilimenti: fino a ieri, per spingere il ministero a velocizzare la chiusura dell’accordo gli operai di Marghera si davano il cambio sulla torre del petrolchimico lagunare: a 150 metri di altezza. Stesse scene anche sulle torri di Porto Torres e Ravenna, tanto che la protesta è stata ribattezzata delle “Torri gemelle”. Lassù, fino a un paio di giorni fa, c’era anche chi faceva lo sciopero della fame. «Ci aspettavamo una maggiore partecipazione della politica locale – ha detto raggiunta al telefono sulla torre Nicoletta Zago, l’operaia che è tra le animedella protesta – invece nulla abbiamo sentito dal governatore Luca Zaia o dal Comune di Venezia». Unavoce si è levata invece dai banchi di palazzo Madama, dove martedì 43 senatori del Pd hanno presentato un’interpellanza urgente al presidente del Consiglio Berlusconi e ai ministri dello Sviluppo economico, Paolo Romani, e del Lavoro, Maurizio Sacconi: «Questo governo vuol favorire l’accordodefinitivo tra Eni e Gita e garantire così la continuità produttiva di tutti gli impianti della Vinyls?», domanda il promotore dell’interpellanza, Vidmer Mercatali. Anchela Cgil, che ha seguito tutta la vicenda con la Filtcem, è tornata a farsi sentire ancora ieri: «Questa vicenda nonsi puòpiù trascinare », sostiene il segretario confederale di Corso Italia, Vincenzo Scudiere.