Vincono i sì. Ma i no pesano

11/10/2007
    giovedì 11 ottobre 2007

    Pagina 4 - POLITICA & SOCIETÀ

      Vincono i sì. Ma i no pesano

        Secondo i primi dati diffusi da Cgil, Cisl e Uil i «sì» vincerebbero con percentuali tra il 70 e l’80%. Superata anche la soglia dei 5 milioni di voti. Ma dai luoghi di lavoro arrivano anche molti segnali di disagio

          Sara Farolfi

          Su una cosa non c’è dubbio alcuno. Sul fatto cioè che la consultazione dei lavoratori sul protocollo del 23 luglio, conclusa ieri, andrà scomposta e analizzata nel dettaglio a risultati definitivi. Perchè i primi dati diffusi ieri dalle segreterie confederali, seppur in maniera parziale, dicono ciò che era più o meno indubitabile. La vittoria del «sì», che secondo Epifani, Bonanni e Angeletti, si attesterebbe tra il 70 e l’80%. Predominante soprattutto, ha detto Epifani, «tra i lavoratori attivi, gli operai e i precari».

          Per i risultati definitivi bisognerà aspettare venerdì, quando le segreterie nazionali metteranno insieme i dati provenienti dai territori. Certo è che, al di là delle proiezioni dei tre segretari generali, i primi risultati dicono molto anche del malessere nei luoghi di lavoro, e non solo nelle fabbriche. E questo è da tenere tanto più in considerazione, quanto più si pensi che nelle tantissime assemblee per illustrare ai lavoratori i contenuti dell’accordo, sono state spiegate solo le ragioni del sì. Non solo. Anche sulla partecipazione al voto ci sarà di che riflettere. Perchè in un mondo del lavoro a tal punto frantumato quanto si presenta quello di oggi, moltissimi sono quelli che restano tagliati fuori. I precari, ma non solo. Infine, bisognerà vedere quanto è pesato il voto dei pensionati, oltre ai numeri del «sì» e del «no» tra i lavoratori attivi.

          Già nel primo pomeriggio di ieri, comunque, Cgil, Cisl e Uil hanno diffuso una prima proiezione, mettendo insieme un gruppo di 115 aziende di diversi settori produttivi, dislocati in diverse aree del paese (dal Nuovo Pignone di Firenze, storica roccaforte riformista dei metalmeccanici, al call center Teleperformance di Taranto). E’ sulla base di questa proiezione che poi sono stati diffusi i primi dati di affluenza – al 60% – e di preferenza – il «sì» all’82%. Più tardi i sindacati rettificavano la vittoria del «sì» ad una percentuale tra il 70 e l’80%, parlando di un’affluenza alle urne superiore al dato che si erano preposti come soglia, 5 milioni. «Una vittoria inequivocabile – dice Raffaele Bonnani – Che fa uscire sonoramente sconfitto chi aveva puntato sulla politicizzazione del voto». E commenti di tono simile sono anche quelli che arrivano dal segretario Uil, Angeletti.

          Secondo i primi dati, il «sì» vincerebbe largamente tra gli statali (al 73%), tra i lavoratori del commercio, del turismo e dei servizi (con percentuali sopra al 70%), in importanti fabbriche alimentari (come Ferrero, Doria, Pavesi, Coca Cola), tra i lavoratori del credito e anche in molti call center. Interessanti sono i dati su Milano, dove su 350 mila votanti, il «sì» vince al 75%. Ma con un «no» che arriva da diverse realtà importanti, come il Comune di Milano, l’Atm, la fondazione alla Scala, Ikea, Carrefour. E ancora, votano no i lavoratori di Feltrinelli, del Politecnico, della Rai, dell’Aem, e un testa a testa si registra alla Telecom e alla Coca Cola. «No» anche da tutti i dipendenti pubblici dei comuni della cintura torinese (tranne Rivoli), e a Torino il «no» vince in Comune, Regione, e Università; «no» schiacciante anche dai camalli di Genova (479 no, contro 22 sì).

          «Mai come in questa consultazione referendaria sul protocollo sul welfare, i risultati finali del voto non possono solo essere contati ma vanno anche letti e pesati» è il commento di Nicola Nicolosi, dell’area programmatica Lavoro e Società. «Il voto, pur nella prevalenza del sì – conclude – ci consegna un messaggio che il sindacato deve cogliere e capire in tutta la sua portata». Giorgio Cremaschi, della Rete 28 Aprile, invita ad aspettare i risultati definitivi, contesta le prime proiezioni dei sindacati e torna sulle irregolarità del voto citando lettere di protesta pervenute al sindacato e girate alla commissione elettorale, sottolineando infine la «necessità che Cgil, Cisl e Uil si diano regole trasparenti».

          Infine i commenti politici. «I risultati incoraggiano la decisione presa a luglio e costituiscono un appoggio forte alla politica del governo» dice Prodi. «Risultati ottimi» anche secondo il futuro leader del Pd, Veltroni. Mentre il presidente della camera, Bertinotti, invita a «leggere i numeri dal punto di vista sociale, tenendo conto dell’articolazione del voto, dell’opinione dei lavoratori e della condizione da cui quell’opinione prende le mosse».