Vincitori e vinti – di Luigi La Spina

08/03/2002


La Stampa web



Vincitori e vinti

8 marzo 2002

di Luigi La Spina

E’ finita come era fin troppo facile prevedere. L’inutile battaglia sull’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello sui licenziamenti, è terminata prima di cominciare. Con un grande vincitore, il leader della Cgil, Sergio Cofferati, un grande sconfitto, il presidente della Confindustria, Antonio D’Amato e una ritirata strategica, non sappiamo ancora quanto onorevole, del governo.

Sarebbe un peccato, però, se i protagonisti di questa vicenda si limitassero a fare i conti di questa partita. Se il vincitore o i vincitori si illudessero di poter trionfare, anche nelle prossime, con la medesima tattica e se i perdenti coltivassero la speranza di una rivincita senza capire la lezione di questa sconfitta, senza cambiare profondamente metodo e strategia.

L’esito dello scontro sull’articolo 18 era scontato soprattutto perché troppe erano le contraddizioni di chi aveva scelto sia la bandiera da sventolare sia il campo su cui guerreggiare. Stupisce che un governo così sensibile, attento e attrezzato a cogliere gli umori dei cittadini, avesse sottovalutato l’ampiezza del dissenso sociale su una mossa del genere. Senza peraltro calcolare gli eventuali vantaggi concreti per un prezzo così alto.

Stupisce che la dirigenza confindustriale si potesse illudere sulla resistenza di un governo, qualsiasi governo, in un confronto così squilibrato. Per governare un paese complesso come l’Italia, in una Europa con tradizioni di garanzie collettive forti e radicate, così lontane da modelli sociali estranei come quelli anglosassoni, non bastano ampie maggioranze parlamentari. Né sono utili battaglie di principio, per di più combattute proprio sul terreno dell’avversario.

Il risultato è quello che si è visto in questi giorni, quello di ricompattare sindacati che, invece, hanno profonde divisioni interne. E’ paradossale che l’ideologia, patrimonio storico della sinistra, fonte primaria delle sue sconfitte, sia stata riscoperta dal centrodestra e dai suoi cattivi consiglieri, con il solito nefasto esito per i suoi improvvisati cultori. E’ vero, però, che le rigidità del mercato del lavoro sono un problema per lo sviluppo italiano.

Se l’obbiettivo sarà davvero quello di ridurle e non quello di sconfiggere Cofferati è possibile, forse, raggiungere qualche concreto risultato nella prossima trattativa. Anche il leader della Cgil sa che voler stravincere, in politica come nella vita, è un rischio da non correre.



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