Vigilanza, dopo 19 mesi fatto il contratto

10/05/2001

 






Giovedì 10 maggio 2001

Interessa circa 35mila lavoratori di 850 istituti
e prevede un incremento salariale di 158mila lire
a regime

Vigilanza, dopo 19 mesi fatto il contratto
MILANO. Un aumento, a regime, di 158mila lire medie mensili per il livello di più frequente inquadramento (il quarto) ed un «una tantum» di 700mila lire. Dopo un confronto durato oltre un anno e mezzo è stato rinnovato il contratto dei circa 35mila dipendenti degli 850 istituti di vigilanza.
L’intesa, sottoscritta dalle organizzazioni di categoria di Cgil, Cisl e Uil e dalle sei associazioni datoriali, unifica i due contratti – l’uno per gli istituti di vigilanza privata, l’altro per gli istituti costituiti in forma cooperativa – fino ad ora in vigore. E, in un periodo caratterizzato da una forte tensione nei rapporti tra sindacato e Confindustria, costituisce un segnale imporante. Anche perché l’incremento concordato – pur se in parte motivato dal ritardo con cui si è giunti al rinnovo – è ben al di sopra delle 135mila nedie mensili richieste dai metalmeccanici nella loro piattaforma.
L’aumento in busta paga, in particolare, è la risultante della somma di 141mila lire di incremento salariale in senso stretto e della rivalutazione – 17mila lire – delle indennità di servizio. E verrà corrisposto in tre scaglioni tra il mese di maggio 2001 e il maggio 2003 – con erogazioni, rispettivamente, di 65mila, 48mila e 28mila lire. Tre scaglioni anche per l’una tantum, il cui saldo è previsto per gennaio 2003.
Ma non c’è solo il salario nel contratto della vigilanza. L’intesa prevede anche l’introduzione di una banca delle ore ed una nuova disciplina degli straordinari. Per quel che riguarda la «banca», viene istituito un conto individuale: qui saranno depositate le prime due ore di lavoro prestate oltre il normale orario giornaliero. Poi, ogni sei mesi, il lavoratore potrà farsi pagare le ore depositate con una maggiorazione del 30 per cento. Oppure potrà recuperare attraverso permessi giornalieri e una maggiorazione del 5 per cento, o, ancora, dividerle a metà, tra recupero e pagamento.
Per le aziende che trasgrediscono la normativa di controllo sono previste sanzioni.
L’intesa introduce poi una nuova definizione di straordinario. Come tale viene infatti ora considerato solo il lavoro eccedente il normale orario più la banca delle ore. In pratica, quelloprestato oltre la decima ora giornaliera. Comunque dovrà essere rispettato un tetto, fissato in 400 ore annue fino al 31 dicembre 2002 e in 350 fino alla fine del 2003.
Il nuovo contratto fa poi espresso rinvio alla contrattazione di secondo livello, territoriale o aziendale. Ed anche questo – di questi tempi – ha un significato politico ben preciso.
«Anche se ci sono voluti 19 mesi, siamo pienamente soddisfatti» – dice Manlio Mazziotta, responsabile del settore della Filcams-Cgil. E non solo per i risultati economici.
a.f.


 

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