Vigilanza da 20 miliardi

14/01/2004



      Lunedí 12 Gennaio 2004

      Sicurezza privata



      Vigilanza da 20 miliardi

      Sicurezza privata – Dal 2001 il settore registra una costante espansione: ogni anno nascono cento nuove società


      Si fa presto a chiamarle, semplicemente, guardie notturne. Il settore della vigilanza privata, in Italia, è ancora vario e frammentato, formato da una rete di piccole aziende, spesso a carattere familiare, e alcuni colossi. Il trend di crescita, però, viaggia al ritmo di un centinaio di nuove imprese all’anno e le possibilità di sviluppo sono rilevanti, complice un’imminente riforma legislativa che darebbe, per la prima volta, una regolamentazione all’intero comparto. Il mercato. Da tre anni a questa parte le imprese del settore sono aumentate di circa un centinaio ogni dodici mesi. Da 981 aziende attive del 2001 si è passati a 1.087 nel 2002 per arrivare a 1.154 nel 2003. Gli addetti del settore sono circa 40mila (una media di 30-40 per impresa) distribuiti fra una miriade di piccole società, radicate in un piccolo territorio e con meno di 15 dipendenti, e alcune grandi imprese che arrivano a occupare anche mille persone. Il comparto ha un fatturato di 18-20 miliardi all’anno, circa 2 milioni per ciascuna azienda. Per quanto riguarda la diffusione sul territorio, nel 2003 il maggior numero di imprese attive si è registrato al Sud, con in testa la Puglia (152), seguita da Campania (131) e Sicilia (119). Al Nord, però, fa eccezione la Lombardia, seconda in tutta Italia con 143 aziende attive. La segmentazione delle attività è provata anche dall’alto numero di sigle di categoria in cui esse sono riunite. Ben sette hanno firmato l’ultimo contratto nazionale (2001-2004) con i sindacati: Anivp, Assvigilanza, Federvigilanza, Univ, Ancst-Legacoop, Federlavoro e Servizi-Confcooperative, Ancosel-Agci. «Almeno a partire dal 2001 – sostiene Renzo Durante, consigliere di Assvigilanza – il mercato si è ampliato e, oltre alle piccole aziende, gli enti locali sono diventati sempre più importanti come clienti. In alcuni casi, addirittura, le imprese del nostro settore vigilano anche sulle caserme». In molte città le guardie giurate sono già presenti nelle stazioni ferroviarie, presidiano filiali di banche e cantieri e si prospetta un ampliamento dei loro impieghi, come per esempio agli ingressi degli stadi. Gli istituti di vigilanza, poi, hanno esteso la gamma di servizi offerti, arrivando a fornire veri e propri progetti di sicurezza, che integrano l’uso di uomini e di soluzioni tecnologiche che, in alcuni casi, comprendono il satellite e il Gprs. La riforma. Il ministero degli Interni ha predisposto un disegno di legge, attualmente in Commissione Affari costituzionali, che regola la vigilanza, il trasporto e la scorta valori, il recupero crediti e le attività investigative, riunendo molti princìpi contenuti in precedenti proposte di legge parlamentari. È il Ddl 338 ("Disposizioni in materia di sicurezza sussidiaria"), approvato dal Consiglio dei ministri il 19 giugno 2003. Secondo il ministero, il Ddl si inserisce in un progetto di sicurezza globale che separa quella primaria – sempre appannaggio delle forze ufficiali di polizia – e quella secondaria. Con questa s’intendono le attività di vigilanza che non prevedono l’esercizio del potere coercitivo, che si potrebbero demandare ai privati così da liberare uomini delle forze dell’ordine da destinare ad altri impieghi. In caso di approvazione del Ddl, saranno creati un registro delle imprese e una banca dati delle guardie giurate autorizzate a operare, entrambe tenute presso il ministero degli Interni. Sarebbero definiti con maggior precisione i criteri per l’assegnazione delle licenze, si amplierebbero le deroghe al vincolo di operare solo in ambito provinciale e sono anche previste agevolazioni fiscali per quelle attività che investiranno in sicurezza sussidiaria. Le aziende. Da parte delle aziende c’è attesa per l’approvazione di un Testo unico. In mancanza di norme precise, infatti, «la concorrenza è accanita e sovente, alla fine, molte imprese scelgono di risparmiare sul personale» sostiene ancora Durante. Viene favorevolmente accolta la definizione di requisiti precisi per la concessione delle licenze, che in passato «venivano rilasciate valutando piuttosto, a seconda dei periodi, il tasso di criminalità delle zone in cui si registravano le richieste». Provoca discussioni, invece, il vincolo a operare in ambito provinciale, che permane nel disegno di legge ma con ampie possibilità di deroghe. Sono soprattutto i grandi gruppi, che si espanderebbero volentieri mediante filiali, a premere per una maggiore flessibilità, mentre le piccole aziende puntano a tenersi stretti gli ambiti territoriali in cui già sono radicate. Minore rigidità viene richiesta anche in materia di assunzioni: va bene la creazione di un registro dal quale scegliere le guardie giurate, «a patto, però, di garantire le esigenze specifiche dell’impresa», sottolinea Giuseppe Calabrese, responsabile dell’organizzazione di Vigilanza Città di Milano, una delle aziende maggiori con 978 dipendenti, di cui 907 guardie. Le critiche. Dubbi e cautela circondano la riforma e, più in generale, l’allargamento dei campi di utilizzo delle guardie giurate. La Cgil-Filcams, per esempio, chiede maggior chiarezza sullo status giuridico e professionale delle guardie: «Queste devono essere definite, a tutti gli effetti, incaricate di pubblico servizio – sostiene il segretario nazionale Maurizio Scarpa – e hanno bisogno di una formazione precisa e permanente. Sia chiaro, poi, che il loro utilizzo deve riguardare soltanto la tutela del patrimonio, mentre la limitazione della libertà del cittadino deve competere esclusivamente alla polizia ordinaria». Dal punto di vista politico, poi, sempre secondo la Cgil-Filcams, «il disegno di legge non entra nel merito di molte questioni che verranno regolate da successivi decreti, senza passare dunque al vaglio del Parlamento». Sulla stessa linea critica, in sostanza, è il sindacato di polizia Coisp: «La sicurezza sarebbe una materia da discutere in una commissione parlamentare – afferma il segretario generale Gaetano Barrella -, ma qual è quella giusta, dal momento che non ne esiste una di riferimento degli Interni? Noi, in conclusione, siamo favorevoli a collaborare con chiunque contribuisca alla sicurezza generale. Si devono però stabilire con certezza le capacità professionali delle guardie private».

      ADRIANO LOVERA