Vigilantes: tangenti a Esercito, Poste ed Enav

14/05/2004

      14 maggio 2004

          Gli indagati faticavano a tenere il conto dei pagamenti. Sospetti su un’altra talpa a Palazzo di Giustizia
      Vigilantes: tangenti a Esercito, Poste ed Enav

      Milano, altri 8 arresti nell’inchiesta sui vigilantes. Corruzione per vincere una gara della Regione Lombardia

      MILANO – Sembra facile, corrompere. Ma a forza di promettere 600mila euro al direttore centrale delle Poste per prolungare di due anni il contratto di trasporti-valori in tutta Italia, di «comprare» con 50mila euro l’anno un dipendente dell’Enav per garantirsi la sorveglianza delle torri di controllo degli aeroporti di Milano Linate e Torino Caselle, di pagare 100mila euro a un colonnello del ministero della Difesa per vigilare su 46 obiettivi sensibili in 24 province, e di versare 200mila euro a un commissario di gara per assicurarsi la tutela degli immobili della Regione Lombardia, il meno che possa capitare ai corruttori è perdere il controllo della contabilità delle tangenti. Anche se erano lì sotto mano, custodite nello «scheletro», come vezzosamente i vigilantes degli «Istituti Vigilanza Riuniti d’Italia» (Ivri) soprannominavano un armadio blindato: quello collocato in bella vista nella sala riunioni della loro sede di Torino, e zeppo dei 400mila euro in contanti («ma fino a poco tempo fa erano 700mila») che gli investigatori hanno sequestrato. Logico che, a un certo punto, neppure i corruttori ci si raccapezzassero più. «Qualcuno mi deve pur spiegare a chi abbiamo dato questi soldi», impreca al telefono lo scorso 27 gennaio uno degli 8 arrestati ieri, cercando di ritrovare memoria del beneficiario di 20mila euro. «Io lo sto domandando a te», cade dalle nuvole l’interlocutore. «Ma se li ho dati a te…». «A me?». «Sì, a te, per l’Enav e l’Esercito…».
      Da errori come questi (imperdonabili per chi, come gli indagati, pensava di poter schivare le intercettazioni grazie a una nuova misteriosa «talpa» giudiziaria subentrata alle due già arrestate in marzo) si è alimentata l’indagine dei pm Fabio Napoleone, Letizia Mannella e Stefano Civardi, nata nel settembre 2003 dalla più modesta ipotesi di truffa al Comune di Milano negli appalti di sorveglianza dei parchi.
      Così ieri il gip Beatrice Secchi, che il 30 marzo non aveva esitato ad arrestare la cancelliera di un suo collega e un giudice onorario del Tribunale di Sorveglianza, ha firmato altri 8 arresti e 3 sospensioni dal lavoro per le ipotesi di corruzione, turbativa d’asta, falso e anche associazione a delinquere finalizzata all’utilizzo di provviste extracontabili per frodare le pubbliche amministrazioni: ad esse sarebbero stati «somministrati servizi qualitativamente e quantitativamente inferiori alle condizioni pattuite», così «lucrando sulla differenza» e procurando (come nel caso degli aeroporti) anche «danno alla pubblica sicurezza».
      In carcere sono finiti il presidente degli «Istituti Vigilanza Riuniti d’Italia», Giampietro Zanè, e il suo commercialista Donato Carone; il direttore centrale dell’area Tutela Aziendale di «Poste Italiane» (ieri sospeso), Maurizio Filotto, cooptato nel 2003 su indicazione del sindaco Gabriele Albertini nel consiglio d’amministrazione della Sea (la società che gestisce Linate e Malpensa), nonché consulente della Regione Lombardia, membro del cda di «Sviluppo Sistema Fiera» di Milano, Cavaliere della Repubblica, e presidente onorario dell’Associazione carabinieri in congedo; il tenente colonnello dell’Esercito, Francesco Stuffi, della Direzione generale del Commissariato del ministero della Difesa; un impiegato civile di questo comparto, Maurizio Cirillo; e Roberto Cosentino, dipendente dell’Enav che ieri l’ha sospeso. Arresti domiciliari, invece, per l’amministratore dell’«Ivri» di Torino, Leone Calzone, e per il presidente dei vigilantes «Città di Milano», Claudio Tedesco, già arrestato in marzo: entrambi, nel segreto dei verbali d’aprile, hanno offerto agli inquirenti parziali ammissioni e nuovi spunti d’indagine. Solo misure interdittive, infine, per tre dirigenti dell’«Ivri»: Michele Blasco, Paolo Fraccascia e Marco Galliani. Robuste le cifre in gioco: l’1 per cento su 15 milioni di euro di commessa con l’Esercito e su 12 milioni con la Regione, il 5 per cento su un miliardo e mezzo di lire di servizi con l’Enav. E sconsolante la freschezza delle tangenti: si comincia nel 2000 e (non) si finisce con l’ultima tranche pagata appena nel marzo scorso. Perché le rate dei 600mila euro per le Poste dovevano cominciare adesso.

      lferrarella@corriere.it

      Luigi Ferrarella