Vigilantes a guardia delle polveriere

24/03/2003

              domenica 23 marzo 2003

              L’Osservatorio militare: è adeguatamente garantita la sicurezza dei depositi di armi? A Narni la preoccupazione del sindaco
              Vigilantes a guardia delle polveriere
              In 28 siti italiani guardie giurate al posto dei militari. Turni troppo lunghi

              Maura Gualco

              ROMA Missili, munizioni, bombe a mano, mine, armamenti di tutti i
              generi, custoditi in luoghi chimati “polveriere”, sono sorvegliati da vigilantes privati.
              Ebbene, mentre i marines hanno già cominciato a scaricare la loro pioggia di fuoco sul popolo iracheno e il pericolo di attentati, in occidente, rischia di diventare una certezza, le Santabarbara italiane
              continuano ad essere custodite da guardie giurate.
              La notizia, discussa finora solo in Parlamento, ha già sollevato numerose polemiche. E lo scorso gennaio, il deputato dell’Udeur Massimo Ostillio presentò un’interrogazione urgente al ministero della Difesa chiedendo spiegazioni in merito.
              «Il ricorso all’esternalizzazione dei servizi di vigilanza…- rispose
              Filippo Berselli, sottosegretario alla Difesa – si è reso necessario a
              seguito della drastica riduzione del personale di leva, collegata alla progressiva professionalizzazione delle Forze armate…si tratta, peraltro
              - prosegue il sottosegretario – di un provvedimento temporaneo».
              La motivazione è, dunque, la mancanza di soldati. Ma questi vigilantes,
              hanno il necessario addestramento?
              Garantiscono la sufficiente protezione? «L’adozione del sistema di sorveglianza appaltata a ditta nei casi in cui si è dovuto ricorrere a questo sistema, non inficia il mantenimento del livello di sicurezza delle installazioni anche nell’attuale quadro di situazione internazionale», risponde la Difesa.
              Il provvedimento, adottato nel giugno scorso, tuttavia, non è temporaneo come sostengono lorsignori: malgrado la guerra in corso,
              infatti, quei vigilantes sono ancora lì, a proteggere basi militari piene
              di armamenti. Ma non è tutto.
              «Storicamente – ricorda Domenico Leggiero, responsabile dell’Osservatorio militare – nelle polveriere c’erano 12, 15, 20 soldati che sorvegliavano l’entrata e pattugliavano tutto intorno il perimetro della polveriera. Turni di due ore per ciascun militare che in quei minuti
              doveva tenere gli occhi ben aperti e il fucile o il mitra in braccio.
              Si trattava di altissima vigilanza».
              Oggi quei “tratti di camminamento” – così vengono chiamati gli spazi tra le due recinzioni esterne – sono vuoti. Basta raggiungere la polveriera di Montoro, vicino Narni (Terni) per rendersi conto
              di come la difesa sia ridotta in brandelli.
              Due vigilantes in tuta blu con su scritto “guardia giurata”, presidiano, armati di una sola pistola, l’ingresso. Sono cinque in tutta la base.
              E intorno il vuoto: tratti di camminamento deserti, altane (simili alle garitte) disabitate, recinzioni lacerate. Le guardie giurate non sono solo lì. Sono tenute a sorvegliare ben ventotto installazioni distribuite in tutta la penisola.
              Ma sono in grado di farlo? Hanno il necessario addestramento e il
              giusto equipaggiamento? A quanto pare sembra proprio di no. E al
              Ministero della Difesa lo sanno bene, visto che la Sezione Addestramento e Sicurezza dell’ottavo Centro Rifornimenti e Mantenimento ha inviato loro una lettera. «Le società fornitrici (Centralpol di Albi nia, Corpo vigili giurati di Terni e Corpo vigili giurati di Siena) – si legge nel documento – hanno ad oggi evidenziato le seguenti realtà: a) non posseggono certificazione di qualità della serie UNI En Iso 9002/2000 individualmente come previsto dell’allegato 2 delle Condizioni Tecniche contrattuali; b) presentano turni di servizio non in armonia con le fattispecie armonizzate nel contratto collettivo nazionale di lavoro di comparto disattendendo quanto scritto nell’atto
              pubblico in oggetto…». Se in passato, infatti, i turni fatti dai soldati
              non superavano le due ore, oggi, le guardie giurate arrivano fino a dodici ore di servizio.
              Quelle armi dell’esercito, non sono, dunque, sicure e gli abitanti dei paesi limitrofi alle polveriere, consapevoli del “cambio della guardia” deciso dall’attuale governo, non nascondono i loro timori.
              «Questo abbassamento dello standard di sicurezza ci preoccupa
              - dice il sindaco di Narni, Stefano Bigaroni – anche se non nego che
              quando hanno deciso di mettere le guardie giurate private, in città siamo stati contenti perché vedevamo in quel cambiamento, un’occasione di maggior occupazione lavorativa.
              Purtroppo – aggiunge il sindaco della città vicina ad una delle
              polveriere – non è stato così, visti i turni e gli orari prolungati a cui
              sono sottoposti quei pochi vigilantes.
              E altri non sembra vogliano assumerne».
              Ma veramente non c’era altra alternativa alle guardie private?
              «Soluzioni ce n’erano e ce ne sono – dice Domenico Leggiero – come
              quella ad esempio di utilizzare i riservisti (soldati congedati che
              danno la disponibilità ad essere richiamati).
              Ma ancor meglio prorogare la fine della leva. Bisogna rendersi
              conto – aggiunge il militare – che il modello professionale è partito
              male e prosegue ancor peggio».