Vietato bere senza permesso: McDonald’s sospende dipendente

11/10/2000



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10 Ottobre 200011 ott. 2000 Pagina 29
"Vietato bere senza permesso"
Così McDonald’s sospende un dipendente

di FULVIO PALOSCIA


FIRENZE – Trema la grande emme. Trema l’impero degli hamburgher, McDonald’s, e il piccolo terremoto è causato da alcuni dipendenti fiorentini (studenti con contratto part-time) che si sono rivolti ai sindacati accusando i loro "capi" di mobbing, di soprusi sul lavoro, di punizioni "corporali".
L’ultimo a uscire allo scoperto è stato il dipendente di un fast food alla periferia di Firenze che, ieri, ha ricevuto una lettera disciplinare, firmata dal gestore licenziatario, Serena s.r.l. Tutta colpa di un bicchier d’acqua. Il ragazzo avrebbe richiesto di abbandonare la cassa per recarsi al bagno; entrando e uscendo, si sarebbe "intrattenuto" a bere un bicchiere d’acqua senza avvertire il responsabile di turno. Il quale, quando gli ha fatto notare il presunto errore, si sarebbe sentito rispondere "in modo non conforme a regole improntate ad una buona convivenza e tantomeno ad una organizzazione azindale". Il dipendente ribelle ha replicato nero su bianco: "Non ho mancato di rispetto al manager che intendeva sottolineare la gravità della mia azione, ma molto civilmente ho fatto notare l’impellenza di tale azione che non sarà prevista dal regolamento Mc Donald’s, ma è obbligatoria per la sopravvivenza del genere umano". Adesso ha cinque giorni per giustificarsi. Cinque giorni. Tanto è durato il provvedimento che la Serena s.r.l. ha preso nei suoi confronti a luglio perchè sarebbe stato sorpreso a succhiare caramelle a lavoro.
Salgono a due, dunque, i Mac Donald’s fiorentini accusati di mobbing, tutti e due gestiti da una società in franchising. La rivolta, infatti, è partita pochi giorni fa dall’hamburgheria in via Cavour, in pieno centro. Un fast food che sembra intenzionato a entrare nella storia: qui, infatti, si è svolto il primo sciopero di un McDonald’s italiano, domenica scorsa, contro il gestore licenziatario, (Stefano Govoni, della Teda s.r.l.). Qui, tre anni fa, è partita la sindacalizazione – invisa a Mac Donald’s – con nove iscritti a Cgil, Cisl, Uil su 18 dipendenti effettivi.
Dietro i fischi e i cartelli di domenica, non c’è solo il clima intimidatorio che regnerebbe nel McDonald’s di via Cavour. Non ci sono solo episodi come questo, raccontato da una ragazza: "Sono stata costretta a stare tre ore davanti alla macchina per timbrare il cartellino solo perché mi ero rifiutata di svolgere mansioni che non mi competono, per contratto". C’è anche la rottura delle trattative sull’accordo di flessibilità dei turni: Mc Donald’s sarebbe pronta a rinunciare a un’organizzazione di settimana in settimana ("non ci permette di organizzare il resto del tempo per studiare o fare un altro lavoro" accusano i lavoratori in lotta) concedendo, però, una sanatoria che i sindacati definiscono "ridicola": 250 mila lire l’anno.
Govoni si difende: "Ho sempre improntato un rapporto con i dipendenti di grande correttezza, confrontandomi più volte anche con le organizzazioni sindacali territoriali. Per questo mi è incomprensibile, oltreché infondata, la posizione assunta dal sindacato locale che, dopo aver in più occasioni anche ufficialmente manifestato il proprio consenso alle soluzioni organizzative che avevo prospettato, si fa portavoce di una piccolissima minoranza di dipendenti e dei loro interessi particolari". Alfredo Pratolongo, responsabile relazioni esterne di Mc Donald’s Italia, è con lui: "Non sono emersi elementi che possano comprovare le accuse. L’azienda valuterà i fatti in tempi brevi".
Detto, fatto. Ieri è stato inviato un funzionario a Firenze per un colloquio con i dipendenti di via Cavour. Piccolo particolare, quelli sindacalizzati non sarebbero stati informati: "Abbiamo partecipato perché siamo stati noi a chiederlo". Risultato? "E’ stato preso atto delle ragioni della nostra protesta. Ma, per adesso, nessuna promessa". Lunedì, il Ministro del lavoro Cesare Salvi ha incontrato i lavoratori sindacalizzati. Lui una promessa l’ha fatta. Un’ispezione. A breve scadenza.
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