Vietato ai cinesi che non parlano italiano” Empoli, cartello-choc di un commerciante

20/01/2010

FIRENZE – «Vietato a cinesi se non parlano italiano». Il cartello, scritto a mano, è comparso su una delle vetrine del Lualapop, un negozio di abbigliamento vicino alla stazione di Empoli. A molti ha ricordato l´altro cartello che nel capolavoro di Roberto Benigni «La vita è bella» nega l´accesso in un negozio di Arezzo a «ebrei e cani». E come nel film Guido Orefice cerca di dare una spiegazione fantasiosa al figlio Giosuè, anche ad Empoli qualcuno ha cercato di buttarla sull´ironia affiggendo di fronte a quella del negozio un´altra scritta: «Vietato l´ingresso agli americani che non parlano polacco, agli svedesi che non parlano spagnolo e agli svizzeri che non parlano arabo». Ma non tutti l´hanno presa sul ridere. Luciana Cappelli, sindaco di Empoli, città che vive un difficile coabitazione con 1.500 cinesi regolari e molti altri clandestini, ha ad esempio spedito immediatamente i vigili urbani a togliere quella scritta e ha ordinato l´apertura di un´indagine. Il Pdci chiede che al commerciante sia tolta la licenza di vendita.
Lui, Gino Pacilli, 63 anni, non ci sta ad essere etichettato come razzista. «É un atto di ribellione contro persone scortesi che fingono di non conoscere la nostra lingua, entrano, guardano, toccano ma non comprano» ha raccontato. «Vengono per copiare le cuciture della mia merce e poi rifarle uguali» ha cercato di spiegarsi. Alcuni empolesi sono entrati nel negozio per protestare, altri hanno inviato mail indignate ai giornali. Il sindaco pensa di multare il commerciante: «É un gesto intollerabile». In serata Pacilli ha diffuso una lettera: «Ho sbagliato, mi scuso con la comunità cinese, non volevo offendere».