Vieni da Lidl, diritti stracciati

12/10/2004



 
   





martedì 12 Ottobre 2004
ECONOMIA


 

Vieni da Lidl, diritti stracciati
Prezzi da discount grazie ai soprusi: furti simulati, insulti alle cassiere, part time col trucco
Abusi in Est Europa In Polonia e nella Repubblica ceca, cassiere costrette a tenere una benda in testa per segnalare le mestruazioni. Ma l’azienda nega


ANTONIO SCIOTTO

«
Riempio il carrello con soli 30 euro», dice un cliente felice in televisione. Ma quanti soprusi ci sono dietro quei prezzi al massimo ribasso, quanti diritti «stracciati»? Cassiere insultate e umiliate, costrette a sbrigare un cliente al minuto, a pulire i gabinetti quando non starebbe nelle loro mansioni, a fare i salti mortali per inseguire turni che cambiano di continuo. Sì, alla Lidl funziona proprio così. E ieri, uno sciopero alla filiale di Albenga, nel savonese, dove le lavoratrici hanno dovuto vedersela con un caposettore che si è finto addirittura ladro. «Da tempo – racconta Felicita Magone, delegata Filcams Cgil – ci mettono sotto torchio per i furti che avvengono nel discount. In estate siamo state sottoposte al cosiddetto "trattamento speciale", con due assistenti che ci controllavano di continuo, organizzavano falsi furti per vedere come reagivamo, ci hanno pure chiesto di comprare in altri negozi perché non si fidavano della nostra onestà. Ma l’ultimo episodio è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso».

Il caso del manager camuffato

L’episodio a cui si riferisce Felicita è avvenuto qualche giorno fa: un uomo ha preso una cassa di birre dagli scaffali, ha fatto un buco, ha tolto diverse bottiglie e ha infilato dentro alcuni capi di abbigliamento in vendita. Per coprire il buco, ha messo sopra una seconda cassa di birra. Inoltre, ha appoggiato una giacchetta in promozione sul manico del carrello, come se fosse sua. La cassiera non si è accorta del doppio inganno e non ha inserito nel conto i capi di vestiario. L’uomo, per pagare, ha dato una banconota da 20 euro, ma quando la lavoratrice ha restituito il resto ha affermato di averle dato 50 euro. C’è stata dunque una lite e la cassiera ha chiamato un assistente (qualifica superiore) per verificare gli incassi della giornata. L’uomo è uscito urlando, l’assistente lo ha seguito nel parcheggio e ha visto che si stava cambiando: via jeans e maglietta, su giacca e cravatta. Era un caposettore (coordinatore di più filiali): a quel punto l’uomo è entrato «in divisa» da boss e ha fatto una lavata di capo alla cassiera, minacciando future punizioni.

«Questo ci è sembrato davvero troppo – dice la delegata Cgil – E’ stato un comportamento non rispettoso della nostra dignità, con questo inganno ci ha umiliato. Ci sono altri mezzi per sanzionare comportamenti scorretti, ma camuffarsi per fingersi ladri è davvero offensivo». Il «metodo Lidl» prevede anche la misura di produttività a fine giornata, per ciascuna cassiera c’è un indice numerico: «Dobbiamo tenerci intorno ai 1000-1100, ma non so a cosa corrispondano precisamente questi numeri – spiega Felicita – A fine anno ci consegnano anche una pagellina, con valutazioni dalla A alla C rispetto alla velocità, il rapporto con i clienti, le assenze. Dovremmo pure firmarlo, ma a me sembra un’ulteriore umiliazione e mi sono sempre rifiutata di farlo». D’altra parte, se la Lidl chiede di sbrigare 240-270 clienti ogni turno di 4 ore (al ritmo di uno al minuto), chi può riuscire a controllare se qualcuno ha nascosto dei vestiti in una cassa di birra? Massima flessibilità anche sui turni: cambio di orario con soli 15 giorni di preavviso, cosicché è impossibile trovare un altro lavoro. Accontentatevi di 4 ore per 5 giorni a settimana, e un salario di 600 euro al mese.

«Accade molto spesso con il part time: le aziende vogliono disporre del tuo tempo, averlo in esclusiva. A Savona la Filcams Cgil ha già vinto una causa contro la Lidl, per comportamento antisindale», spiega Alberto Lazzari, segretario provinciale Filcams. «Con la Lidl abbiamo interrotto le relazioni sindacali e le trattative per l’integrativo già da un anno, non rispondono neppure alle nostre lettere – aggiunge Lori Carlini, della segreteria nazionale Filcams – Infatti adesso vogliamo rilanciare le mobilitazioni. Al primo punto mettiamo il rispetto delle persone, della dignità del lavoro: basta con gli insulti, i cambiamenti improvvisi di mansioni e orario, le minacce».

C’è anche la «bandana mestruale»

Lidl è una multinazionale: in Italia ha oltre 300 punti vendita e 2700 dipendenti, in Europa 4500 filiali e 45 mila dipendenti (ma i numeri risalgono all’anno scorso, oggi saranno in aumento). La catena appartiene ai fratelli tedeschi Schwartz, e si è ampliata parecchio anche nell’Est. In Polonia e Cecoslovacchia, denuncia la stampa locale, veniva imposto alle cassiere di indossare una speciale benda intorno alla testa per segnalare che erano in periodo mestruale, così che solo a loro potesse essere concesso di andare in bagno durante il turno. La Lidl nega che «simili episodi siano mai accaduti», ma specifica che, «se fosse mai accaduto, sarebbe raccapricciante».