Videosorveglianza a maglie strette

21/05/2004



 
 
 
 
ItaliaOggi
Numero 121, pag. 23 del 21/5/2004
Autore: di Antonio Ciccia
 
Videosorveglianza a maglie strette
 
PRIVACY/ Varate le regole dall’Authority. Comuni stoppati sull’uso dei circuiti per accertare reati.
Autorizzazione del garante se si incrociano le immagini e i dati
 
Videosorveglianza solo quando è necessario e autorizzata dal garante se si incrociano le immagini con dati biometrici, con dispositivi di identificazione della voce o codici identificativi di carte elettroniche. Immagini conservate al massimo per una settimana. Sono queste alcune delle novità in materia di videosorveglianza dettata dal garante per la protezione dei dati personali nel suo provvedimento generale sulla videosorveglianza, datato 29 aprile 2004 e diffuso ieri. Il documento in assenza di disposizioni legislative e nelle more del codice deontologico apposito, fornisce le prescrizioni generali aggiornando il precedente decalogo risalente al novembre 2000. Nel provvedimento si segnala anche un richiamo ai comuni, censurando le attività esorbitanti le funzioni istituzionali (e sono tali gli impianti di videosorvegianza per l’accertamento dei reati, funzione dello stato e non delle p.a. locali).

Verifica preliminare. Il codice della privacy prevede, all’art. 17, che per trattamenti che presentano rischi specifici si rivolga al garante un interpello preventivo e che il garante possa impartire particolari prescrizioni. Il provvedimento del garante attua questo articolo e prescrive la necessità di interpello preventivo per particolari trattamenti di videosorveglianza. Chi rientra, nei casi previsti dal garante, deve sottoporre i sistemi di videosorveglianza anteriormente alla loro installazione. Rientrano in questa ipotesi i sistemi di videosorveglianza che prevedono una raccolta di immagini collegata e/o incrociata e/o confrontata con altri particolari dati personali, come i dati biometrici, oppure con codici identificativi di carte elettroniche o con dispositivi di identificazione della voce. L’interpello preventivo è un elemento del tutto nuovo rispetto al precedente decalogo. Chi fa videosorveglianza nei casi sopra descritti deve rammentare questo particolare adempimento.

Informativa. L’obbligo di informativa era invece già prescritto nel vecchio decalogo. Nel provvedimento in esame viene confermata la possibilità di informativa sintetica. Anzi se ne fornisce un facsimile riproducibile dai soggetti tenuti, modificabile a seconda dei casi. Sul punto si deve sottolineare che vanno installate più cartelle in presenza di più telecamere, in relazione alla vastità dell’area e alle modalità delle riprese. Il facsimile è utilizzabile per le aree esterne. L’informativa nei luoghi chiusi deve comprendere gli altri elementi dell’informativa prescritti dall’art. 13.

Principio di proporzionalità. Se si dovessero indicare i principi generali in materia di videosorveglianza, tra questi spiccherebbe il principio di proporzionalità. La videosorveglianza deve essere considerata come una scelta dettata dalla constata insufficienza di altri sistemi di deterrenza. Il garante sulla base di questo principio boccia la sorveglianza per scopi promozionali e turistici attraverso webcam o camera on-line quando i soggetti ripresi siano identificabili. Così come vengono bocciate le installazioni dimostrative o le telecamere finte o le telecamere installate addirittura per questioni di immagini o di prestigio.

Principio di finalità. Il garante ha stigmatizzato comportamenti abusivi. Tra questi, il comportamento di quei soggetti pubblici che senza giustificazione si propongono finalità di sicurezza pubblica, accertamento o repressione reati, che competono solo a organi di polizia giudiziaria o a forze armate o di polizia.

Periodo di conservazione. In caso di registrazione, il periodo di conservazione delle immagini deve essere limitato: a poche ore o al massimo 24 ore, fatte salve speciali esigenze di ulteriore conservazione in relazione a indagini. Per attività particolarmente rischiose (per esempio, banche) è ammesso un tempo più ampio, che non può superare comunque la settimana.

Luogo di lavoro. Fermo il divieto di controllo a distanza dei lavoratori, il provvedimento del garante ritiene inammissibili le telecamere in luoghi non destinati all’attività lavorativa (bagni, spogliatoi, docce, armadietti, luoghi ricreativi).

Controlli amministrativi. Sono ammesse, nel rispetto di principi specifici, telecamere su alcuni mezzi di trasporto pubblici, nei luoghi di culto e sepoltura. Sono ingiustificati gli impianti installati al solo fine di controllare il divieto di fumare, di calpestare aiuole, di depositare sacchetti dell’immondizia ecc.

Niente consenso. I soggetti privati possono possono installare telecamere senza il consenso degli interessati (peraltro non facilmente acquisibile), sulla base delle prescrizioni indicate dal garante, quando chi intende rilevare le immagini deve perseguire un interesse legittimo a fini di tutela di persone e beni rispetto a possibili aggressioni, furti, rapine, danneggiamenti, atti di vandalismo, prevenzione incendi, sicurezza del lavoro eccetera.

Condomini. Le riprese di aree condominiali da parte di più proprietari o condomini, da studi professionali, società ed enti sono ammesse esclusivamente per preservare da concrete situazioni di pericolo la sicurezza di persone e la tutela dei beni. I videocitofoni sono ammessi per finalità identificative dei visitatori. (riproduzione riservata)