Vicenza. Colf alla pari? «A processo»

14/04/2005

    giovedì 14 aprile 2005

    Chiuse le indagini preliminari sul conto della manager di Monteviale che ingaggiava donne come colf
    Colf alla pari? «A processo»
    Secondo l’accusa, si trattava di una agenzia di collocamento in piena regola. In grado di spaziare ovunque grazie a un semplice pc

      Sei mesi dopo l’arresto della manager delle colf, la procura è pronta a processarla. Nei giorni scorsi è stato inviato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Alexia Stefani, 37 anni, da una casa a schiera di Monteviale con un computer avrebbe selezionato migliaia di clandestine. Tantissime anche in famiglie di buon livello. Come ad esempio per la compagna del presidente del Milan Adriano Galliani. Per il pubblico ministero Paolo Pecori la “Jolly Italian Au Pair” sarebbe stata una sorta di agenzia di collocamento via internet di ragazze alla pari tra i 18 e 30 anni giunte in Italia con autorizzazioni a termine.

      Le ragazze ingaggiate erano perlopiù extracomunitarie, ma non solo dell’Est. Inizialmente venivano collocate per un periodo di tre mesi, anche se quasi sempre la permanenza si prolungava in famiglie referenziate non solo vicentine.

      Era metà ottobre quando la manager Alexia Stefani, 37 anni, residente a Monteviale in via Giovanni XXIII 30, fu messa agli arresti domiciliari per la violazione della legge che regola l’afflusso di stranieri.

      Per quattro settimane rimase confinata in casa, fino a quando i suoi legali Michele Vettore e Rosanna Pasqualini non riuscirono a convincere la procura e il gip che le esigenze istruttorie erano cessate.
      Adesso il pm ritiene di avere provato la violazione delle norme sul collocamento per ragazze straniere, anche se la diretta interessata ha sempre sostenuto la propria innocenza.

      I carabinieri le sequestrarono 28 mila “mail”, cioè i contatti di posta elettronica via internet, soprattutto l’Europa dell’Est da dove provenivano la maggior parte delle giovani nel biennio ’03-’04.

      Secondo la procura quelli che l’agenzia proponeva erano rapporti di lavoro camuffati. Invece per i difensori era rispettata la disciplina sulle ragazze alla pari.

      Sulla controversia deciderà il giudice. Alexia Stefani riceveva un compenso dalle famiglie che poteva variare tra i 78 e i 280 euro in base al periodo di permanenza delle ragazze. Esse arrivavano in Italia con permessi turistici e studio. Contro la titolare dell’agenzia di Monteviale, indagata per avere favorito l’illecito ingresso di cittadini stranieri in Italia, ci sono le intercettazioni telefoniche eseguite dagli investigatori del luogotenente Barichello e del maresciallo Anderlini dell’Ispettorato del lavoro. In particolare, c’è una chiamata nel corso della quale la Stefani avrebbe detto: «Se andate in questura non dite che siete ragazze alla pari, ma solo che il permesso di soggiorno non è per ragazze alla pari».

      Per i difensori questa comunicazione è stata fraintesa, così come quella in cui Alexia, la quale da giovane a sua volta aveva vissuto l’esperienza di ragazza alla pari, diceva che sarebbe stato impossibile che una straniera l’avrebbe denunciata poiché si trovava in uno stato di illegalità.

      L’agenzia di Monteviale forniva centinaia di giovani, ma secondo i difensori non erano colf mascherate, ma realmente ragazze alla pari disciplinate dalla convenzione europea. Tra i clienti della Stefani centinaia di famiglie, molte delle quali vicentine e in vista.

        Nell’interrogatorio davanti al gip Gerace sostenne la propria buona fede. «Non ho violato la legge e mi sono attenuta alla convenzione europea», ha sostenuto Alexia Stefani davanti ai magistrati. «Lei dalle ragazze non ha mai preso una lira», hanno ribadito i legali. La parola che conta, come sempre, sarà quella tribunale.