Viareggio. Turismo in crisi, aumenta il lavoro nero

19/07/2004


LUNEDÌ, 19 LUGLIO 2004
 
Pagina 1 – Viareggio
 
Turismo in crisi, aumenta il lavoro nero
Allarme della Cgil: «Lavoratori assicurati solo poche ore al giorno»  
«Spesso la restribuzione è la metà di quella che è stata pattuita»
    di Beatrice Mani

     VIAREGGIO. Il turismo è sempre più in crisi e aumenta il lavoro nero. E’ questo l’allarme lanciato dalla Filcams Cgil, il sindacato di categoria che denuncia «le condizioni alle quali devono stare i lavoratori stagionali, pena il licenziamento. Lavoratori che restano in servizio per otto e dieci ore e che, in generale, non sono assicurati più di quattro o cinque. Oppure giovani assunti come apprendisti e costretti a svolgere mansioni non previste dal loro contratto. E perfino a lavorare di sera, in orario “off limits” per la categoria. «Oltretutto – accusa la Cgil – «nella maggior parte dei casi, la retribuzione degli stagionali è inferiore anche del 50% rispetto a quella pattuita».
    I dipendenti lavorano una giornata intera e sono assicurati per 4 o 5 ore. Oppure – i giovanissimi – vengono assunti come apprendisti ma svolgono mansioni non previste dal contratto. E sono costretti anche a lavorare di sera. Si riflette anche sul lavoro stagionale la crisi del turismo. A lanciare l’allarme sulle condizioni di lavoro dei dipendenti dell’estate è la Cgil che raccoglie proteste e denunce, in attesa dell’ondata di vertenze (tipica) di settembre.

     «In effetti, aspetto “l’onda lunga di settembre” – conferma Walter Bandelloni, segretario della Filcams, il sindacato dei lavoratori del turismo – ossia la fine della stagione, quando un’ondata di giovani si riversa nei nostri uffici denunciando di essere stati sfruttati e sottopagati».


    Secondo Bandelloni, nonostante la crisi del turismo che colpisce tutta la riviera, le piccole e grandi aziende hanno comunque necessità di personale e quindi reclutano ragazzi per soddisfare le esigenze che si presentano nei tre mesi estivi. «Il problema principale – riprende il sindacalista – sono le condizioni di assunzione alle quali i dipendenti sono costretti a sottostare, pena il licenziamento. Infatti, un’ingente quantità di impiegati, ufficialmente reclutati per un lavoro di quattro o cinque ore al giorno, ne coprono invece il doppio. Naturalmente le ore “extra” non sono dichiarate e quindi non vengono assicurate. Questo significa che, per un lavoro che dura otto ore, solo quattro sono coperte dall’assicurazione, mentre durante le restanti si lavora a proprio rischio e pericolo». Oltretutto – denuncia Bandelloni – «di norma la retribuzione riconosciuta è del 50% in meno rispetto a quella pattuita, nei casi più fortunati». Se questi sono dati preoccupanti, per Bandelloni, però, quest’anno il vero fenomeno da tenere sotto controllo è un altro: la massiccia assunzione di ragazzi al di sotto dei ventisei anni come apprendisti.

    I ragazzi assunti come apprendisti – rileva il sindacato – non dovrebbero fare orario notturno e soprattutto dovrebbero essere sempre affiancati da un superiore che li segua e insegni il mestiere. Ma questo non avviene. «Recentemente – racconta Bandelloni – ho avuto occasione di ascoltare le lamentele di una ragazza molto giovane che era stata assunta come apprendista cameriera alla quale però venivano affidate le mansioni più disparate, come il lavare i piatti o fare le pulizie a fine orario. Dunque un approfitto vergognoso di questi ragazzi che, per non gravare sulla famiglia, pagarsi gli studi o semplicemente permettersi una vacanza fuori porta sottostanno allo sfruttamento indiscriminato di alcuni datori di lavoro».

     L’analisi di Bandelloni è impietosa. «La situazione attuale – rincara il segretario versiliese della Cgil, Andrea Antonioli – è sicuramente aggravata dallo scarso investimento nel turismo da parte di tutti gli imprenditori. Questo perché nella maggior parte dei casi sia i privati cittadini che affittano le case, sia gli imprenditori proprietari delle strutture alberghiere, non sono interessati ad investire capitale nel settore. I primi si accontentano di racimolare quel poco che gli consenta il mantenimento dell’abitazione, i secondi spesso danno in gestione gli alberghi e, quindi, comunque vada la stagione, recepiscono il loro canone. E questo fatto ha conseguenze e coinvolge i dipendenti. Infatti, su chi e che cosa potranno risparmiare i gestori, in bilico tra un turismo inesistente e i contributi e gli stipendi da pagare per ogni impiegato? La risposta è fin troppo ovvia».