Viareggio. Cgil: società comunali per i bagnini

02/01/2007
    martedì 2 gennaio 2007

      Pagina Economia

      Pagina 7 – Viareggio

        Cgil: società comunali per i bagnini

          «Isole di salvataggio più piccole e gli stipendi non si toccano»

          Bindocci: contrari alla cooperativa e all’impiego degli operatori in altre mansioni

            FORTE. Il caso bagnini è destinato a scandire le prime settimane di questo 2007: coop sì o coop no nella prossima stagione estiva? E quali sono i reali rischi di una contrazione dei posti di lavoro sulle spiagge versiliesi.

              A fare il punto della situazione è Massimiliano Bindocci, segretario provinciale della Filcams Cgil. «Credo – afferma – che si tenda artificiosamente a confondere due aspetti della questione ingenerando confusione negli operatori. Un primo problema è di merito e cioè degli standard di sicurezza per i bagnanti e per chi vi lavora, il tema è legato necessariamente ad un ripensamento dell’isola, attualmente di 80 metri (per cui ci può essere un bagnino ogni 80 metri), che deve essere ridotta, prevedendo inoltre una dotazione di pattini adeguati, possibilmente di acquascooter, di salvagenti idonei e di quanto di più adeguato ci possa essere secondo le tecniche attuali. L’isola di 80 metri – secondo l’esponente sindacale – rende concretamente difficile un salvataggio, se si pensa poi che i bagnini in caso di intervento devono uscire in due, questo è addirittura impossibile nei periodi di alta stagione. Su questo problema è già stata investita la Capitaneria di porto con una petizione, organizzata da Filcams Cgil, Fisascat Cisl ed Uiltucs Uil, e sottoscritta da oltre 200 operatori. Un secondo problemaè di metodo e riguarda il modo in cui gli stabilimenti intendono garantire il servizio. L’attuale modello prevalente prevede il classico bagnino dipendente dello stabilimento, come dimostra il fatto che è in voga da molti anni ci sono certamente una serie di benefici per chi vi lavora e per la clientela, ma sono emerse in questi anni anche alcune contro-indicazioni: essendoci un organico ridotto in ogni stabilimento solitamente il bagnino non usufruisce del giorno di riposo ed effettua moltissimo straordinario, questo consente un reddito dignitoso per il bagnino, ma anche ritmi di lavoro pesanti (le cosiddette 70 ore). Sono presenti situazioni di irregolarità ed abuso, come abbiamo rilevato e denunciato anche l’estate scorsa, ci sono casi di personale assicurato part time anche se lavora 10 ore al giorno, e di altri assunti con fattispecie contrattuali improprie ed atipiche al solo fine di risparmiare; infine l’utilizzo del bagnino come dipendente dello stabilimento agevola da parte di alcuni stabilimenti la tentazione di utilizzare il bagnino per altre mansioni (aprire gli ombrelloni, pulire la spiaggia ecc ecc) distraendolo dalle funzioni legate alla sicurezza della balneazione».

              Bindocci definisce «interessante» l’idea che gli stabilimenti si consorzino «per garantire con una società esterna il servizio inerente la sicurezza della balneazione, ma affinché l’operazione sia genuina e non una farsa per spendere meno, riteniamo che debbano essere salvaguardati i seguenti presupposti: garanzia per i bagnini di mantenere il salario, mantenimento della condizione di priorità sulle assunzioni da parte di chi ha svolto il ruolo di bagnino nella stagione precedente, senza esclusioni, definizione chiara delle competenze, dei percorsi formativi e di aggiornamento per il ruolo di bagnino, riduzione dell’ampiezza dell’isola, con dotazione di salvagenti idonei, pattini e possibilmente acquascooter, oltre che presenza di due bagnini per ogni postazione. Ci rendiamo conto che questo comporta un aumento dei costi, ma crediamo che la sicurezza e la qualità abbiano un prezzo ed un turismo di qualità debba permetterseli. La forma giuridica ideale, piuttosto che una coop, potrebbe essere quella di una società per ogni comune»