Viaggio nel welfare: Italia a due volti

27/10/2005
    mercoledì 26 ottobre 2005

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      Una ricerca ha assegnato il bollino blu alle regioni per le politiche di assistenza: eccelle il Trentino

      Viaggio nel welfare: Italia a due volti

      Da Nord a Sud si abbassa notevolmente lo sviluppo del sociale

        di Teresa Pittelli

        Il Trentino-Alto Adige eccelle sia nell’assistenza sociale ai propri cittadini sia nell’offerta di cultura, tempo libero e di un ambiente ben salvaguardato, mentre la Sicilia non riesce a coprire quasi nessuna di queste esigenze. Ecco i due estremi di un inventario che sembra descrivere, man mano che si scende da Nord a Sud, anche la progressiva riduzione dei servizi che il territorio mette a disposizione di chi vi abita. Come se allo spostamento verso il basso nel senso della latitudine corrispondesse esattamente anche una ´caduta’ in termini economici e sociali.

        L’inventario è il risultato di una ricerca realizzata dall’associazione Nuovo Welfare, che ha assegnato il ´bollino blu’ del welfare alle regioni italiane. In testa alla classifica del bollino blu si trovano, subito dopo il Trentino, la Toscana, la Valle d’Aosta e l’Emilia Romagna.

          Gli indicatori utilizzati da Nuovo Welfare per attribuire il bollino blu spaziano dalle aree protette alle speranze di vita, passando per i posti letto in strutture di ricovero, istituzioni non profit, numero di volontari, musei, scuole d’infanzia, istituti per la formazione professionale e molto altro ancora.

            Facendo la media di questi indicatori (circa 50), e riducendoli a una cifra, come hanno fatto i ricercatori di Nuovo Welfare, si scopre che la prima classificata, il Trentino, con 78 punti, ai suoi abitanti offre non solo un ottimo standard di protezione ambientale, di assistenza sociale e di proposte culturali ma anche un ampio ventaglio di servizi di buon livello nella sanità, nella formazione professionale e nell’inserimento lavorativo.

              La Toscana arriva subito dopo il Trentino con 75 punti, distanziata di pochissimo e solo per un po’ di debolezza nell’offerta di alcuni servizi sociali. Segue la Valle d’Aosta (73), dove i cittadini possono usufruire di un’ottima sanità e di buoni servizi di assistenza, anche se l’offerta è un po’ carente sotto il profilo della cultura e del tempo libero. La quarta di questo gruppetto di testa, infine, è l’Emilia Romagna, che ha qualche problema con la salvaguardia dell’ambiente e con le strutture sanitarie. Nonostante qualche deficit, però, queste sono le quattro regioni che viaggiano a una velocità più elevata rispetto al resto d’Italia.

                Nelle posizioni alte, inoltre, si trovano anche il Friuli-Venezia Giulia, il Veneto, il Piemonte e l’Umbria, e un gradino più sotto la Lombardia, a quota 61. Un po’ più in basso, ma sempre in una posizione medio-alta, invece, troviamo le Marche (52), il Lazio (52) e la Liguria (50).
                Con l’Abruzzo e la Sardegna, a 41 e 40 punti, cominciano invece le note dolenti, perché l’offerta sociale, in quasi tutti i settori indicati, non raggiunge mai livelli alti.

                  La débacle dei servizi, però, arriva con le sei regioni che chiudono la classifica: Calabria (31), Molise (27), Basilicata (24), Campania (21), Puglia (16) e Sicilia (15), ovvero il gruppo che è rimasto indietro, e dove, secondo la ricerca, ´le carenze di infrastrutture sociali non consentono neanche di programmare efficaci politiche di welfare’.

                    Certo, anche in questo caso ci sono alti e bassi, precisa la ricerca. Per esempio, la Calabria ha ottenuto un buon risultato nel campo ambientale in ragione dell’elevato numero di volontari e del basso livello di inquinamento da anidride carbonica, nonostante la scarsa presenza di stazioni di monitoraggio e di raccolta differenziata (va da sé che l’indicatore utilizzato dalla ricerca non prende in considerazione l’abusivismo edilizio). Nel complesso, però, fatta la media dei circa 50 indicatori utilizzati dalla ricerca, la classifica, da un lato, assegna un primato alle regioni del Nord e, dall’altro, se viene rovesciata evidenzia una denuncia abbastanza drammatica.

                      ´Non è possibile procrastinare ulteriormente gli investimenti in infrastrutture sociali in alcune aree del paese’, spiega Emiliano Monteverde, presidente di Nuovo Welfare, secondo il quale ´le diverse Italie che emergono dall’indagine hanno velocità troppo diverse per trovare un baricentro e un equilibrio stabile’. Il rischio, secondo Monteverde, è quello della ´recessione sociale’, cioè ´dell’avvio di una fase involutiva, che avrebbe inevitabili ricadute sul piano più strettamente economico e politico, una deriva che porterebbe l’Italia fuori dalle acque territoriali dell’Europa e dei paesi più sviluppati’.

                        Un allarme reso quanto mai attuale dalle preoccupazioni delle regioni e degli enti locali, delle associazioni del terzo settore e dei sindacati sulle sorti del fondo nazionale per le politiche sociali, già dimezzato (da 1 miliardo di euro a 530 mila) con la legge finanziaria 2005 e che rischia ora di essere azzerato dalla prossima Finanziaria. Se le regioni del Centronord, quelle premiate con il bollino blu per intenderci, fanno affidamento solo in parte su questo stanziamento, infatti, per il Sud i flussi finanziari che arrivano dal fondo sono fondamentali.

                          Un taglio del 50%, o addirittura un decisivo ridimensionamento del fondo, quindi, per le regioni ultime in classifica significherebbe il definitivo collasso del welfare.

                            Non è un caso se martedì scorso i tre sindacati Cgil, Cisl e Uil, l’Upi, l’Anci, la Conferenza dei presidenti di regione e le associazioni non profit hanno firmato per la prima volta un comunicato unitario, nel quale chiedono al governo di garantire il miliardo di euro promesso per le politiche sociali, nonché la definizione dei livelli essenziali di assistenza (liveas), prescritti dalla legge n. 328 del 2000 e mai attuati.

                              Quello della mancata attuazione di parti essenziali della 328, la legge di riforma dell’assistenza, è uno dei problemi sottolineati anche dalla ricerca di Nuovo Welfare.

                                In assenza, per esempio, di un vero sistema informativo sociale a livello nazionale, previsto da quella legge ma non realizzato, non esistono informazioni omogenee per ogni regione. ´Di conseguenza, in alcuni casi le azioni vengono programmate senza una reale conoscenza dei bisogni del territorio’, spiega la ricerca, ´senza un monitoraggio dei percorsi e senza un’analisi dei risultati che possano aiutare nel costruire nuovi interventi’. (riproduzione riservata)