Viaggio nel pianeta Cgil -2-

08/04/2003
             
            MARTEDÌ, 08 APRILE 2003
             
            Pagina 21 – Interni
            Viaggio
            nel pianeta Cgil
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            Il segretario generale replica a Fassino: "Ma la ripresa dell´unità sindacale non dipende solo da noi"
             
            Epifani tenta la riconversione della Cgil
            "Facciamo sindacato, non siamo isolati"
             
             
             
            "Non mi va il modello Solidarnosc, ma la sinistra tenga conto della nostra forza"
            "Sulla pace dobbiamo stare con i movimenti: non prendo lezioni da Rutelli sull´America"
             
            GOFFREDO DE MARCHIS

            ROMA – «La Cgil non è arroccata, non è isolata. Chi lo pensa si sbaglia. Però, sì, abbiamo bisogno di fare di più il sindacato, questo è il nostro problema». Guglielmo Epifani va subito al dunque, alla missione che si è data in questi primi sei mesi alla guida della confederazione di Corso d´Italia. Una missione che viaggia su tre binari: ristabilire le distanze con la politica, rendere utili i tavoli di trattativa, creare un nuovo sistema di relazioni con Cisl e Uil che aiuti a ritrovare l´unità sindacale. «Perché qui – spiega – nessuno pensa al partito della Cgil, al modello Solidarnosc e non c´è un sindacato che spinge i Ds o altri partiti verso la scissione. Detto questo, noi restiamo rigorosi nella battaglia sul merito e rigorosi nella rivendicazione della nostra autonomia».
            Messa in cassaforte l´eredità lasciata da Sergio Cofferati, con il suo patrimonio di lotte e un «dopo» complicato da gestire, la Cgil affronta una nuova fase. Sembra pronta a una virata che alla conferenza programmatica dei Ds qualcuno non ha ancora saputo o voluto cogliere. «Ho difeso la mancata firma al patto per l´Italia perché non è vero che è morto – spiega Epifani – . E sulla parte ancora viva di quell´accordo sono proprio i Ds e l´Ulivo a fare opposizione in Parlamento. La sinistra non può non tenere conto del contributo della Cgil».
            Ma adesso che quel dibattito si è chiuso, nella sua stanza al secondo piano di Corso d´Italia, seduto sotto il ritratto di Di Vittorio, non c´è un Epifani sulla difensiva. «Sappiamo che l´idea dell´unità sindacale nella Cgil è la più alta di tutti. Dunque, dobbiamo lavorare per ricreare un clima più disteso. Penso che la strada dei contenuti sia quella maestra. Ho chiesto ai segretari confederali di fare il punto sui rapporti unitari. Abbiamo verificato che in otto materie su dieci c´è un fronte comune con Cisl e Uil. Da qui dobbiamo ripartire, anche se chiedo di non lavorare per un accordo separato sui metalmeccanici». Non dimenticando le ferite del 5 luglio, le accuse reciproche e anche una strategia di fondo molto diversa. Ma fare più sindacato significa fare accordi e «per questo – spiega Epifani – so che senza l´unità sindacale è tutto più difficile. Si fanno tante piattaforme separate e nessun accordo o peggio accordi separati».
            Certo, ci vorrebbe una controparte. Matrimoni e divorzi si fanno in due. «Il governo non convoca i tavoli, non discute. Fa parte della loro cultura: saltare il confronto sindacale. Ma nessuno di noi esclude che se c´è il merito si possano fare accordi anche con questo governo. Può suonare paradossale eppure è così». Dopo la difesa convinta del passato, questa sembra un´inversione di rotta. E con la Confindustria il discorso è lo stesso. «D´Amato è in difficoltà – osserva Epifani -. È in scadenza e vede il fallimento della sua linea. Per le imprese non porta a casa niente, eccetto la parte sulla flessibilità. D´Amato lo conosco da una vita, da quando ero segretario dei poligrafici. Nelle sue aziende c´era soltanto la Cgil e i rapporti sindacali erano perfetti. Poi, è diventato il presidente di Confindustria…». Ma proprio con le imprese Epifani è pronto a chiudere il primo grande accordo della sua gestione: «Se ci danno contenuti e strumenti basati sulla qualità, sull´innovazione, la ricerca e un vero progetto di crescita per il Mezzogiorno, siamo pronti a firmare un´intesa per lo sviluppo a prescindere dall´interlocutore perché quello che ci interessa, negli accordi, sono i contenuti». Intanto si profilano nuove sfide. Il sindacato è atteso al varco sul referendum per l´articolo 18. La decisione sarà presa nel direttivo del 7 maggio.
            E la politica, e gli ultimi mesi di scontri, la Cgil che sostituisce i partiti nel ruolo classico dell´opposizione? Ancora oggi le scelte della Cgil e quelle di Cofferati sono sempre lette insieme, un legame difficile da sciogliere. Epifani sostiene che bisogna «riprendere in mano i ferri del mestiere», ma non vuol dire che il sindacato rinuncia al ruolo di rappresentanza generale. «Sulle manifestazioni separate contro la guerra in Iraq eravamo tutti d´accordo per stare con i movimenti. Dopo aver lavorato per un corteo insieme, quello era il nostro posto». Ed Epifani non smetterà di esprimere le sue opinioni sulle questioni del mondo.
            Come per la frase «né con Bush né con Saddam»? «Non l´ho mai pronunciata, è stata montata ad arte una polemica incredibile e sono ancora arrabbiato per la reazione del centrosinistra. Che Rutelli mi faccia la lezione su che cosa è la democrazia americana – per una persona della mia formazione – è il colmo. Non mi sono piaciuti nemmeno gli interventi di molti esponenti di primo piano dei Ds. Ho avuto più riconoscimenti dal centrodestra, Casini e Fini hanno apprezzato il mio chiarimento. Dal centrosinistra, dalla mia parte, invece nessun ripensamento. Non sarà questo episodio a influenzare i nostri rapporti, ma queste cose ti segnano». E con Cofferati, il cordone ombelicale è stato tagliato? «Siamo amici che vanno d´accordo su molte cose e che ora fanno due mestieri diversi». Non sembra pesare il «confronto dei numeri». Sorride, Epifani: «Un segretario della Cgil che porta tre milioni di persone in piazza diventa un mito. Ma questa è la grande forza della Cgil di oggi: a Milano il 15 marzo eravamo in 700 mila, la più grande manifestazione mai fatta nella metropoli lombarda…». La Cgil ha energie proprie che superano i successi dei segretari. «Non l´ho mai vista così in salute e sono 30 anni che ci lavoro – dice Epifani, con orgoglio -. Mai, nemmeno ai tempi dell´autunno caldo. Aumentano gli iscritti tra i giovani, tra le donne, tra gli extracomunitari e questo per noi non è solo un dato quantitativo. Significa che la confederazione assomiglia alla società». Più si è grossi e più è difficile cambiare direzione. Epifani ci sta provando.

            (2/ Fine – La precedente puntata è stata pubblicata il 4 aprile)