Viaggio nel pianeta Cgil -1-

04/04/2003


             
            VENERDÌ, 04 APRILE 2003
             
            Pagina 18 – Interni
             
            Boom di iscritti, pesa l´eredità politica di Cofferati.
            Epifani e una difficile virata
             
            Cgil, gigante forte ma solo
            "Ripartiamo dal sindacato"
             
             
             
            Essere in prima fila nella battaglia a sinistra o ricucire con Cisl e Uil: ecco il bivio
            Megale, presidente dell´Ires, evoca Lama: "Fare come lui dopo lo strappo dell´83"
            A luglio scade Ghezzi: il leader lo sostituirà con uno dei suoi. Poi toccherà a Casadio
             
            GOFFREDO DE MARCHIS

            ROMA – La Cgil è al bivio. I numeri dicono che è in buona salute: ha 60 mila iscritti in più nel 2002 fino a sfiorare la cifra di 5 milioni e mezzo di lavoratori e pensionati. Ma questa Cgil deve scegliere come e dove spendere le sue energie: restare al centro del dibattito politico, come è avvenuto negli ultimi tempi, o «risindacalizzarsi» come dicono altri, magari tornando alla firma di accordi importanti, ricreando un clima unitario con Cisl e Uil? Dietro le polemiche sulle ultime mosse di Cofferati, nel palazzone di Corso d´Italia è iniziata una discussione profonda sull´eredità del precedente segretario, l´uomo dei tre milioni del Circo Massimo e oggi nuovo leader della sinistra radicale. Pesa la «consegna» simbolica di quella Cgil al suo successore, Guglielmo Epifani, suggellata da un saluto dal palco in cui c´era riassunto il senso di un preciso «patto identitario»: «Te la lascio, vedi cosa puoi farne…», disse il Cinese al suo delfino. Al quale, per altro, ha lasciato una segreteria «blindata»: dodici membri di stretta osservanza cofferatiana.
            Secondo molti è stato un bene. La segretaria confederale Marigia Maulucci non ha dubbi: «Squadra che vince non si cambia: magari riuscissimo a organizzare una manifestazione come quella ogni mese. La verità è che la Cgil non ha fatto politica prima e non la fa adesso. Segue la linea congressuale e la sua continuità non è legata alle persone». E se il sindacato fa un po´ meno il sindacato non è colpa della Cgil ma del governo che «non convoca i tavoli, della Confindustria che fa muro di gomma». Altri però vogliono cambiare tattica. Perché è anche vero che quella squadra vincente, in questi mesi, è finita all´angolo, isolata malgrado i successi del tesseramento. La politica ha fatto sentire la sua legge del contrappasso? Nelle stanze di Corso d´Italia nessuno si nasconde che il corsivo di Catilina ha segnato quasi un punto di non ritorno. Per uscire dal collegamento sindacato-politica, e avviare una difficile virata, Epifani ha puntato sulla strategia: ha provato a giocare la carta della ricostruzione dell´unità sindacale. Nei prossimi mesi punterà anche sugli uomini: entro luglio dalla segreteria scade Giorgio Ghezzi, capo cofferatiano dell´organizzazione, e il nuovo leader potrebbe sostituirlo con uno dei suoi. E lo stesso potrebbe accadere, l´anno prossimo, con Giuseppe Casadio.
            Ma la ricucitura con Cisl e Uil, una delle formule del nuovo corso, non è così semplice. «Lo facciamo quando possiamo, sulla previdenza, sul Sud. Ma senza mai prescindere dai contenuti», spiega il segretario confederale Paolo Nerozzi, che il sabato e la domenica è spesso a colloquio con il Cinese nella sede romana della Di Vittorio. Ma è proprio questo merito a impedire un vero confronto, ribatte Agostino Megale, presidente dell´Ires. «La ricostruzione di un sindacato unitario dev´essere la stella polare della Cgil, deve stare nel suo Dna. La lezione di Lama è stata chiara: dopo l´accordo separato dell´83 rilanciò immediatamente la ricostruzione dell´unità». Ma come riuscirci ora? «Per esempio – dice Megale – non spaccando il sindacato sul referendum per l´articolo 18. La scelta più opportuna sarebbe la libertà di voto». Ma quella rottura è stata anche una scelta politica? «No – obietta il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi – troppo grande è il solco con Cisl e Uil, anche sulla guerra. E lo dico chiaro e tondo: un primo maggio unitario è solo una grande ipocrisia. La spaccatura con le altre sigle non è stata politica, ma sindacale: Pezzotta sembra l´avventore di uno di quei bar della Val Brembana dove c´era scritto "qui non si sputa, non si bestemmia e non si parla di politica"». Eppure è stato proprio Cremaschi a sollevare il problema dell´incompatibilità di Cofferati presidente della Di Vittorio. «Questo è un altro discorso: perché è vero che la Cgil deve ritrovare la propria autonomia, non dev´essere in alcun modo l´altra faccia di Aprile o dei Ds». E sull´unità sindacale, da un´altra sponda, Nerozzi mette il dito nella piaga: «L´unità è stata rotta da D´Antoni nel 2000, poi con il patto per l´Italia. Ecco perché sarebbe meglio praticarla, una ricomposizione, piuttosto che parlarne».
            Nella grande pancia cigiellina dicono no alla commistione con la politica, con motivazioni diverse, anche il rifondarolo Cremaschi e i riformisti Aldo Amoretti, presidente dell´Inca, e Antonio Panzeri, segretario della Camera del lavoro di Milano. Amoretti è d´accordo, a modo suo, con la Maulucci. «Tra Epifani e Cofferati non ci sono differenze. Purtroppo… Io, per esempio, dirò no al referendum di Rifondazione: e nessuno mi accusi di pensarla come Berlusconi». In questo quadro variegato, Epifani si muove per ridare alla Cgil (senza snaturarla dalla sua funzione di rappresentanza generale), un profilo più sindacale. Per mettersi alle spalle una stagione di «politicizzazione», che comunque nessuno si sente di attribuire al Cinese: c´è stato l´avvento di Berlusconi e D´Amato, l´articolo 18, la rottura con Pezzotta e Angeletti. Insomma, necessità contingenti.
            «Ma perché – si chiede la Maulucci – la concertazione non è stata una grande battaglia politica?». E non è vero che fino a sei mesi fa la Cgil non siglasse contratti: «Abbiamo fatto quello del pubblico impiego…». Ma questo, evidentemente, non basta a fugare i dubbi se Panzeri sente il bisogno di richiamare il sindacato «a una maggiore autonomia. La Cgil non deve prestarsi a nessuna operazione di schieramenti. Con Cofferati c´è stata un´accentuazione più sul terreno dell´opposizione come risposta politica». E non basta se c´è chi, come Amoretti, giudica «la spaccatura sindacale un retaggio della precedente esperienza». Panzeri però ammette che la Cgil si è mossa e si sta muovendo sulla base della linea congressuale. «Linea largamente condivisa», sottolinea Nerozzi. E la Maulucci insiste: «Con Epifani vice di Sergio». Eppure quella stagione, come dicono anche le ultime vicende, sembra definitivamente alle spalle.

            (1 – continua)
            LE "ANIME" DI CORSO D´ITALIA

            cofferatiani
            Sono fedelissimi dell’ex leader diversi componenti della segreteria: Carlo Ghezzi, Paolo Nerozzi, Beppe Casadio (foto), Betty Leone, Titti Di Salvo, Carla Cantone
            riformisti
            Alfiere del nucleo riformista, spesso indicato come "dalemiano", è Antonio Panzeri, capo della Cgil
            di Milano. Con lui Aldo Amoretti (patronato Inca) e Agostino Megale (Ires)
            la sinistra dei "duri"
            È l’area che fa perno sulla Fiom. Suoi esponenti sono Gianni Rinaldini (foto), segretario della Fiom, Claudio Sabattini e Giorgio Cremaschi. Tra i "duri" anche Giampaolo Patta

            LE TAPPE
            giugno 1994
            Cofferati è il nuovo leader della Cgil. Succede a Trentin
            novembre 2001
            Congresso Ds: Cofferati sceglie il "correntone", che finisce in minoranza
            marzo 2002
            Tre milioni in piazza per l’art. 18. In autunno poi Cofferati torna alla Pirelli
            gennaio 2003
            A Firenze, Moretti "incorona" Cofferati leader della sinistra
            marzo 2003
            Polemiche per l’attacco di "Catilina" ai big Ds
            sul sito della Di Vittorio