Viaggio in un supermercato friulano dopo l’ultimo attentato

04/09/2002



4 settembre 2002

IL RACCONTO / Viaggio in un supermercato friulano dopo l’ultimo attentato. Le cassiere non parlano, si limitano a cenni della testa
Tra gli scaffali scende il gelo, carrelli pieni ma si evitano i contatti umani

Un cliente apre un astuccio scolastico e controlla, il personale si indigna

di Mauro Covacich

      Il piazzale ha l’asfalto appena rifatto. Un grande cartello ammonisce: PARCHEGGIO RISERVATO AI CLIENTI! Col punto esclamativo. A Pordenone non è difficile parcheggiare. Questo Pam è in semiperiferia, dove tutti hanno il garage o il posto macchina. Ma il cartello ha il punto esclamativo. Mi accorgo di non avere la moneta da 1 euro per la cauzione del carrello. Chiedo a una signora intenta a disancorarne uno se ha da cambiarmi. Le parlo con il portafoglio in mano, con la banconota da 10 bene in vista per non spaventarla. No, mi dispiace. Chiedo a una cassiera. Entrando, vengo aggredito dall’aria condizionata. Sono le dieci del mattino del 3 settembre, non fa caldo. Ma l’aria condizionata è di ordinanza, un marchio di qualità rispetto ai popular hard-discount. La cassiera promette di cambiarmi il denaro, lo fa con un cenno del capo talmente impercettibile che potrebbe anche trattarsi di un tic. Intanto le sue mani passano merci sul lettore laser e le merci scivolano verso le borse di nylon già pronte di una donna sui quaranta e la donna afferra il pacco di pennette, il barattolo di pelati, il cacciucco surgelato, il preparato per le torte allo yogurt come se non fossero bombe. Ovviamente ha ragione: quelle sono solo confezioni di cibo, è assurdo fissarsi sulla possibilità impossibile che una di loro sia passata prima per la cantina di Unabomber. Però fa comunque un certo effetto la determinazione demistificante che sprigiona questa donna mettendo il suo cacciucco nel sacchetto. Per un attimo la cassiera si dimentica di me e, prima che io riconquisti la sua attenzione, ha già battuto il primo Wc Net del cliente successivo. Si scusa, mi pare, con un’altra specie di tic.
      Rinuncio al carrello grande e prendo uno di quelli per far giocare i bambini «alla spesa». Per spingerlo devo abbassarmi un bel po’, ma è senza cauzione. I bambini una volta si accontentavano di entrare nei carrelli dei grandi. Guardavano i cibi scelti dalla mamma e basta. Procedevano opposti al senso di marcia, immersi nelle confezioni, i più attivi chiedevano un ciupa-ciup. Adesso guidano carrelli propri, anticipano di poco la mamma, come questa mocciosetta di cinque sei anni, che sta scegliendo i biscotti per la colazione. E’ una bambina che sa scegliere, non procede opposta al senso di marcia, prende i suoi biscotti preferiti dallo scaffale e li mette nel carrello. Da grande non ne guiderà certo uno baby come sto facendo io. Sarà per questo che i biscotti, le merendine, le confezioni più colorate sono sistemate sui ripiani più bassi: per favorire la partecipazione dei bambini all’acquisto? Per stimolare la loro coscienza di consumatori? Per incanalare nella giusta direzione i loro sogni di preadulti? La mamma mi guarda perché sto guardando troppo sua figlia. Poi guarda cosa sta comprando la bambina. Guarda i biscotti per la colazione come se non fossero bombe.
      Il banco dei salumi è più affollato del solito. Nessuno si ferma ai preconfezionati: mi sembra l’unico piccolo segnale di avaria. Per il resto il Sistema scorre perfettamente oliato come ogni mattina. La ragazza che stipa accosciata le acque minerali si rialza per farmi passare, anche se la corsia è una pista di bowling. Solo l’idea di un contatto l’atterrisce. Non ce l’ha con me, non più che con qualsiasi altro essere umano. E’ il contatto in generale che l’atterrisce. Mi fa prego piegando di lato la testa con una specie di tic. Da sotto il grembiule sporge una maglia a maniche lunghe contro i morsi dell’aria condizionata. Perché Unabomber sceglie posti come questi per le sue roulette russe? E’ chiaro che non vuole colpire una fabbrica di bollicine quando usa un flacone di bollicine. Non è l’Unabomber americano, le multinazionali non lo interessano. Gli interessa l’altra parte del Sistema, gli interessiamo noi. Noi che frequentiamo supermercati gelidi e bellissimi, tutti con la medesima volontà di affermazione, tutti in corsa verso il successo, sempre un po’ delusi ma anche sempre fiduciosi: il cacciucco non ci lascerà marcire dietro le quinte, prima o poi ci porterà belle donne, cene divertenti in compagnia di vip. Almeno le merci non ci tradiranno. E invece sì, deve pensare Unabomber. Per un attimo il banco di surgelati mi appare davvero come un’ammiccante fantasmagoria di granate.
      Vicino alle casse c’è il reparto scuola. L’AVVENIRE TI SORRIDE, grida un fumetto di cartone da sopra gli astucci. Ne prendo uno per mio nipote. Prima di deporlo sul nastro della cassa lo apro, scioccamente. La cassiera mi squadra con tutta l’indignazione che può permettersi dalla sua posizione di cassiera. Se ci mettiamo a dubitare degli astucci, se ci mettiamo a dubitare del Sistema è finita, dicono i suoi occhi. E’ evidente che anche lei conosce il segreto di Unabomber: tutte le merci sono bombe, poi solo alcune, raramente, esplodono.


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