Viaggi, una pioggia di disdette

03/04/2003



            Giovedí 03 Aprile 2003


            Viaggi, una pioggia di disdette

            In Italia gli operatori turistici accusano una débâcle dovuta a virus e guerra

            BARBARA PEZZOTTI


            MILANO – I casi sotto esame in Italia sono solo tre, ma la polmonite atipica (Sars) ha inferto un duro colpo al settore dei trasporti e del turismo in Italia. Il pericolo di contagio ha indotto ieri l’Organizzazione mondiale della sanità a sconsigliare le partenze per Hong Kong e la regione cinese del Guangdong (da cui si ritiene sia partita l’epidemia che ha ucciso finora 80 persone, infettandone circa 2.200), mentre in Italia, il ministro della Salute Girolamo Sirchia ha invitato a rimandare viaggi «non essenziali» nelle aree a rischio (e cioè Toronto, Hong Kong, Taiwan, Singapore, Hanoi, Guandong, Pechino, Shanxi). E se le prenotazioni di viaggi verso i Paesi maggiormente colpiti dal virus misterioso erano già crollate del 30-40% nei primi giorni di allerta (con punte del 50% per i piccoli operatori specializzati) ora la situazione è destinata a peggiorare. «Alla guerra gli italiani si stavano, per così dire, abituando – afferma il presidente dell’Associazione che raggruppa i tour operator italiani (Astoi), Giuseppe Boscoscuro -. Ma la polmonite ha dato il colpo definitivo alla voglia di viaggiare. Le disdette sono sicuramente destinate a raggiungere il 100%». Il preoccupante fenomeno è confermato anche dalla Federazione nazionale delle agenzie di viaggio (Fiavet) che finora registra un 70% di disdette per i Paesi dell’Estremo Oriente. «La situazione è estremamente negativa – osserva Antonio Tozzi, presidente Fiavet – e il fatto che non si riscontrino eccessivi cali per le destinazioni europee non consola». I viaggiatori stanno girando le spalle anche al Medio Oriente. «Nei Paesi interessati dalla guerra – continua Tozzi – c’è un fermo pressoché totale. Le richieste di partenza sono arrivate solo dai giornalisti». «Siamo arrivati alla psicosi – sostiene Andrea Giannetti, presidente di Assotravel -. Addirittura sono stati rimandati viaggi di lavoro in Giappone, Paese finora estraneo al contagio. Se consideriamo anche le mete turistiche a rischio per via della guerra in Irak, abbiamo il 90% in meno di prenotazioni e incassi rispetto allo stesso periodo del 2002». La paura della polmonite sta facendo registrare nell’aeroporto di Fiumicino un sensibile calo di passeggeri verso i Paesi dell’Estremo Oriente. Meno colpita Malpensa su cui opera solo Air China. Secondo un’indagine condotta nello scalo romano tra le maggiori compagnie aeree che operano sulle rotte per l’Estremo Oriente – Cathay Pacific, Thai International, Air China, Singapore Airlines – in questi giorni si sta verificando una corsa alle disdette, soprattutto per le zone ritenute a rischio, come Singapore, Hong Kong, Vietnam, Cina, Paesi ai quali si è aggiunto il Canada. La Cathay Pacific che collega Roma con Hong Kong ha rilevato per ora un calo di prenotazioni e passeggeri intorno al 12-13 per cento. Stessa percentuale per Air China, che vola su Pechino, e per Thai International che cura i collegamenti con Bangkok. Anche questo un fenomeno che, dopo l’avvertimento di Sirchia, è destinato a crescere. «La gente ha paura. Arriva nelle biglietterie dell’aeroporto e chiede maggiori informazioni sia sul virus killer sia sull’andamento della guerra» spiegano gli operatori dello scalo romano. Nessuna ripercussione, invece, nei conti di Alitalia che, dopo aver interrotto il servizio verso Pechino nel settembre del 2001, riprenderà la rotta per Shanghai e la capitale cinese solo dopo l’estate. Sul fronte fiere, dopo la notizia che la Svizzera ha deciso di chiudere le porte della Fiera mondiale dell’orologeria agli espositori provenienti da Hong Kong, gli operatori sono in attesa di comunicazioni da parte del ministero della Salute. «Non siamo preoccupati – fanno sapere dall’organizzazione di Vinitaly, che si aprirà a Verona mercoledì prossimo -. Non aspettiamo delegazioni da Cina, Hong Kong e da altri Paesi a rischio».