Viaggi in ripresa: ad aprile più 20%

29/04/2003




              Martedí 29 Aprile 2003
              Turismo
              Viaggi in ripresa: ad aprile più 20%

              Superati i cali del mese scorso grazie all’euro forte


              MILANO – «Per un bilancio definitivo di questo super-ponte è ancor presto, ma abbiamo indicazioni di un aumento dei passeggeri ad aprile nell’ordine del 20% rispetto all’anno precedente». Giuseppe Boscoscuro, presidente di Astoi (l’associazione dei tour operator), vuole a tutti i costi mantenere la prudenza, perché tra guerre, attentati ed epidemie, non si sa mai. Ma sembra proprio che la voglia di viaggiare degli italiani nei giorni scorsi sia aumentata progressivamente, chissà se per l’avvicinarsi di Pasqua o per l’inconsistenza della resistenza irakena alle truppe anglo-americane.
              «I telefoni sono stati muti per diversi giorni», afferma Boscoscuro con riferimento ai giorni più bui della guerra, ma gli ultimi dati, uniti a un inizio anno assolutamente positivo (tra gennaio e febbraio c’era stato un aumento del 27% dei passeggeri e del 30% del fatturato), fanno ritenere che l’intero 2003 potrà chiudersi con +5-6% di passeggeri, che equivarrebbe a un +8-9% di fatturato. Sempre che, è bene ricordarlo, non si verifichino fatti rilevanti a livello internazionale.
              Complici di questo andamento sono l’effetto super-euro, che rende ovviamente meno costosa la trasferta verso le destinazioni di lungo raggio, e le quotazioni del petrolio, che dovrebbero puntare verso il basso con benefici effetti sulle tariffe delle compagnie aeree.
              «La gente non vuole rinunciare a viaggiare e purtroppo o per fortuna sta facendo l’abitudine a convivere con le tensioni internazionali; a marzo abbiamo un calo importante ma comunque entro i limiti del 7-8% – spiega Boscoscuro -. Dopo la presa di Baghdad, l’Egitto si è ripreso benissimo e i nostri connazionali sono tornati a essere i più numerosi, bene tutto il Nord Africa, dalla Tunisia al Marocco, tiene benissimo il lungo raggio (a Cuba gli italiani sono secondi per presenze dopo i canadesi)».
              Resta, e non è poco, il grande punto interrogativo della polmonite atipica. Le destinazioni off limits (Cina, Taiwan, Singapore, Hong Kong) sono crollate, o meglio si sono azzerate. Sta andando malissimo la Thailandia (-90%) che vale circa 120mila passeggeri l’anno, Bali (40-50mila turisti italiani all’anno, una destinazione che si stava riprendendo dopo l’attentato dei mesi scorsi) sta perdendo molto; soffrono Birmania, Laos e Cambogia, nicchie che valgono pur sempre 20mila turisti annui e che stavano dando buone soddisfazioni.
              «Fino ad oggi abbiamo perso 23mila passeggeri per un fatturato di 33 milioni – spiega il presidente dei tour operator – entro la fine di giugno prevediamo 60-70 milioni di euro di giro d’affari in meno, considerando che l’Estremo Oriente vale 220-230mila passeggeri annui, dei quali quasi tre quarti con viaggi organizzati». Tuttavia le migliaia di persone che hanno annullato i viaggi nel Far East non hanno deciso di restarsene a casa, ma hanno chiesto una "riprotezione" verso altre destinazioni. La dimostrazione che la voglia di viaggiare c’è. «Le nostre sono aziende molto flessibili, con un’offerta molto varia, noi ci salviamo così, anche se poi i margini sono quelli che sono», aggiunge Boscoscuro. Tuttavia, a proposito di margini, va sottolineato che la riduzione dell’offerta (sul lungo raggio piuttosto consistente) e la politica dell’advanced booking hanno consentito di ridurre molto il ricorso al last minute (non a caso già nel 2002 il prezzo medio del viaggio è aumentato da 822 a 863 euro, con listini quasi fermi), fenomeno che invece un paio di anni fa aveva contributo ad appesantire i bilanci.
              La vera sfida oggi, secondo Boscoscuro, è quella del fai-da-te. «Le spese degli italiani all’estero aumentano costantemente, con ritmi anche importanti, mentre i nostri fatturati non seguono questo trend – spiega -. È un problema strutturale grosso al quale contribuisce non poco Internet, c’è indubbiamente una tendenza a scavalcare la distribuzione, ma anche i tour operator».

              MARTINO CAVALLI