Viaggi forzati firmati Valtur

21/12/2001
 
   


21 Dicembre 2001



 


Viaggi forzati firmati Valtur
Sciopero a oltranza di un centinaio di dipendenti, trasferiti senza preavviso da Roma a Milano
ANTONIO SCIOTTO

O cambiate città in venti giorni, o, ci dispiace, per voi non c’è più posto. In attesa della modifica dell’articolo 18, oggi si licenzia così. Un "regalino" estroso, che proprio in questi giorni prenatalizi stanno scartando a proprie spese i dipendenti della nota agenzia di villaggi vacanza Valtur. Una lettera datata 5 dicembre 2001 invitava gli 80 addetti di Valtur Tour Operator di Roma a decidere entro il 20 dicembre, ossia in soli 15 giorni, di smontare baracca e burattini entro marzo prossimo e trasferirsi a Milano per motivi tecnico-organizzativi. Decisione mai concordata con i sindacati, informati del "piano di emergenza" post-11 settembre soltanto a metà novembre. E dato che tutto il ramo d’azienda deve traslocare per decisione del management, chi rifiuta il cortese invito è chiaramente licenziato.
Ovvio che i dipendenti Valtur siano caduti dalle nuvole. Alcuni di loro lavorano nell’azienda da vent’anni, e verrebbero spostati improvvisamente come pacchi postali: "Abbiamo delle famiglie – dicono due impiegate – la nostra casa è a Roma. Che un’azienda si trasferisca, ci può anche stare bene. Ma si deve presentare un serio piano industriale ai sindacati almeno un anno prima, e concordare i trasferimenti. Spostare 80 persone in questo modo, e domani forse anche altre 140, è una pura follia. E’ un chiaro pretesto per licenziarci". Sì, altre 140 persone, perché in azienda temono che in un secondo tempo verrà comunicato il trasferimento coatto pure ai dipendenti del ramo Valtur spa, anche se una settimana fa l’amministratore delegato Maria Concetta Patti lo ha smentito.
E così, nonostante le temperature gelide di questi giorni nella capitale, gli 80 dipendenti Valtur stanno effettuando da oltre due settimane un presidio di protesta davanti alla sede di Roma, in piazza della Repubblica, con annesso sciopero a oltranza. Hanno anche impugnato la lettera che impone il trasferimento: i loro avvocati affermano che i motivi tecnici avanzati dall’azienda a giustificazione del trasloco a Milano, in realtà non sussistono. "La Valtur dice che ormai la maggior parte dei suoi concorrenti è concentrata a Milano e che quindi è lì che bisogna localizzare tutti gli uffici", spiega Danilo Lelli, segretario Filcams Cgil Roma centro. "Ma gli impiegati di Valtur Tour Operator svolgono un lavoro amministrativo, che con i computer e il telelavoro ormai si può fare indifferentemente a Roma come a Milano. E se Roma non è una città ‘degna’ di ospitare una grande azienda di turismo, perché non spostare la sede a Parigi o a Londra, anziché a Milano?".
La Valtur, oltretutto, era fino a ieri in parte di proprietà pubblica: il 30%, che era dell’agenzia governativa Sviluppo Italia, è passato per 18,6 milioni di euro nelle mani di Carmelo Patti, che aveva già il 70%. Patti è un imprenditore di Castelvetrano (Trapani), già sotto processo a Palermo per una presunta frode fiscale di circa 40 miliardi, in concorso con altre imprese di cablaggio per auto (è anche titolare della fabbrica di componentistica Cable Elettra). "Nel 2000 – riprende Lelli – la Valtur ha ottenuto 40 miliardi di finanziamento da Sviluppo Italia per creare occupazione nel centro-sud. E’ troppo comodo sbaraccare oggi, dopo che il foraggiamento pubblico si è esaurito. Né si può giustificare il trasloco con la crisi dell’11 settembre, perché già dal 1997 l’azienda non produce utili. Proprio per far fronte a quella crisi, i sindacati hanno già siglato un accordo regionale con l’intero settore del turismo, attivando part-time e altri contratti flessibili. Insomma, per l’11 settembre abbiamo già dato".
I Patti, però, sembrano decisi a non cedere. Una decina di giorni fa, la Regione Lazio li aveva convocati, insieme a Sviluppo Italia, per un tavolo di discussione con i sindacati. All’incontro, gli azionisti della Valtur non si sono presentati, inviando anzi nello stesso giorno, sembrerebbe quasi per spregio, le lettere di trasferimento ai dipendenti. Negli ultimi giorni, il comune di Roma e la Regione hanno invitato nuovamente i vertici Valtur a svolgere un incontro con i sindacati, presso il ministero dell’economia. C’è anche un’interrogazione parlamentare, presentata da Alfonso Gianni (Prc). Ma per il momento tutto tace. Mentre i dipendenti Valtur si gelano le ossa nel freddo natale romano.