Via lo scalone, più soldi alle minime

26/06/2007
    martedì 26 giugno 2007

      Pagina 3 – Economia

      Via lo scalone, più soldi alle minime

        Per due milioni di pensionati subito «una tantum» di 250 euro, 40 in più al mese invece dal 2008

          di Felicia Masocco / Roma

          SCHIARITA – Le pensioni basse saranno aumentate. Una buona notizia per almeno due milioni di anziani che a settembre potranno avere una prima tranche di 250 euro e poi da gennaio incrementi mensili, strutturali, tra i 40-50 euro. Altra decisiva novità, l’annuncio del governo di voler mettere sul tavolo risorse aggiuntive al «tesoretto», si parla di un miliardo, per ammorbidire lo «scalone» che da gennaio alza di tre anni (da 57 a 60) l’età per le pensioni di anzianità. Trovate le risorse, quantomeno per il primo anno, ci sono buone prospettive che anche questo nodo si allenti e si arrivi a un’intesa con i sindacati.

          Negli ultimi giorni Cgil, Cisl e Uil avevano rafforzato la loro disponibilità a una mediazione, ieri anche i capigruppo della maggioranza ricevuti da Prodi hanno smussato gli angoli e sostanzialmente accolto il pacchetto-Damiano, sulla rivalutazione delle pensioni basse e sulle misure a favore dei giovani lavoratori. Sullo scalone restano i distinguo di Pdci e Prc che parlano di «passi avanti», ma continuano a chiederne l’abolizione. Non si sono però sentiti toni da barricata e sono in molti a giurare che la giornata di domani potrebbe essere quella dell’accordo. Anche se i sindacati, la Cgil in particolare, dovranno fare i conti con i metalmeccanici che anche ieri hanno scioperato in oltre e 100 aziende.

          Un punto fermo dovrebbe invece arrivare già oggi sull’aumento delle pensioni basse. Si tratta di distribuire 1,3 miliardi tra i pensionati che hanno assegni di 500-600 euro. Un primo esame ha contato circa 2 milioni, forse 2,5, di beneficiari, per larghissima parte persone che hanno versato contributi e che attualmente sono compresi nella cosiddetta «no tax area» fissata in 7.500 euro annui, cifra per la quale non si pagano tasse e per questo non si godono gli sconti fatti dal fisco. A settembre avranno un bonus di 250 euro. Gli incrementi mensili scatteranno da gennaio e si aggirano sui 40-50 euro.

          Le misure che riguardano le pensioni – scalone compreso – e gli interventi per redistribuire il «tesoretto», saranno inserite nel Dpef che sarà varato nella forma di un disegno di legge per poi essere trasformato in un decreto a fine agosto con tempo sufficiente per una sua conversione in legge. Ancora in tarda serata sindacati e tecnici governativi riuniti al ministero del Tesoro, erano alle prese con i conti e dunque con la trattativa per definire i dettagli. Calcoli che impongono il beneficio del dubbio su tutte le cifre circolate ieri, passibili di oscillazioni, fermo restando che un’intesa di massima era stata raggiunta già in mattinata quando a Palazzo Chigi sono arrivati i leader di Cgil, Cisl e Uil, i segretari confederali che si occupano di previdenza. «Stiamo lavorando, questi contatti sono utili ad avvicinare le posizioni» ha detto al termine Raffaele Bonanni. Nel pomeriggio una nuova riunione tecnica e poi ancora in serata. Il negoziato è entrato nella fase decisiva, telefonate e incontri più o meno formali non si contano più. Un nuovo incontro è previsto per oggi, le parti affronteranno le questioni «pacifiche» e si prenderanno tutto il tempo necessario (ma non ce n’è molto) per arrivare allo scalone. E qui è ancora tutto da decidere. I rumors battono su un primo scalino a 58 anni dal prossimo gennaio con l’esclusione però di tutta una serie di lavoratori che fanno attività pesanti, i turnisti, ad esempio, e quindi pezzi di pubblico impiego come gli infermieri, o gli addetti alle catene di montaggio. per gli anni successivi si discute. Potrebbe esserci un altro scalino nel 2010 oppure la meggiore flessibilità di uscita consentita dal sistema delle «quote» cioè la somma tra età anagrafica e contributi versati. A quota 96, ad esempio, ci si può arrivare con 60 anni di età e 36 di contributi, oppure con con 59 e 37. Ma 96 è quota considerata alta dai sindacati. E in ogni caso sono ipotesi, come quella degli incentivi per chi resta al lavoro all’esame del Lavoro e del Tesoro. L’ammontare dei costi, in alcuni casi molto alti, definirà anche le risorse necessarie: oltre al «tesoretto» rimpinguato, si cerca nello stesso sistema previdenziale, «non nell’accorpamento degli enti previdenziali», ha però tuonato la Cisl, semmai dal loro riordino aumentando l’efficienza.