Via libera alla direttiva Ue sugli obblighi di informazione

18/12/2001

Il Sole 24 ORE.com





Via libera alla direttiva Ue sugli obblighi di informazione
E.Br.
(DAL NOSTRO INVIATO)

BRUXELLES – Dopo tre anni di tormentata gestazione, si è arrivati ieri a Bruxelles a un accordo finale sul testo di una direttiva che obbliga il management delle aziende di dimensioni medio-grandi a informare preventivamente i lavoratori di ogni decisione che abbia un impatto significativo sull’occupazione e sull’organizzazione del lavoro. La normativa è conosciuta negli ambienti comunitari anche come "direttiva Vilvorde", in quanto fu concepita nel ’97 sull’onda delle proteste seguite alla chiusura improvvisa da parte della Renault di un impianto nella cittadina belga. Il testo, sul quale si è arrivati a un’intesa unanime del comitato di conciliazione Consiglio-Parlamento, prevede l’entrata in vigore delle nuove norme entro tre anni. La soglia per far scattare gli obblighi della direttiva sarà, a seconda della scelta dei Governi, di aziende con almeno 50 occupati o di stabilimenti con almeno 20. Il tetto dei 50 lavoratori fa rientrare nel raggio d’azione della direttiva il 3% delle imprese europee, che contano però circa il 50% degli occupati nei 15. Sono previsti, tuttavia, periodi di transizione per le medie aziende: l’applicazione degli obblighi di informazione potrà, infatti, essere prolungata a sette anni per le aziende che contano tra 50 e 99 lavoratori, mentre rimarrà rigidamente di tre anni per le imprese con 100 o più dipendenti. Periodi di adattamento più lunghi sono stati concessi anche a quei Paesi che non hanno alcuna legge in vigore sull’argomento, come Gran Bretagna e Irlanda, contrarie per lungo tempo alla direttiva. L’informazione preventiva e consultazione dei lavoratori sarà obbligatoria su «situazione, struttura e probabile sviluppo dell’occupazione dell’azienda o dello stabilimento e su tutte le misure anticipatorie previste, in particolare quando ci sia una minaccia all’impiego». L’obbligo scatterà anche quando si prospettino «decisioni che probabilmente porteranno a cambiamenti sostanziali dell’organizzazione del lavoro o delle relazioni contrattuali». Informazioni dovranno essere date ai rappresentanti dei lavoratori anche su «recenti e probabili sviluppi dell’azienda» e sulla situazione economica. Le comunicazioni dovranno essere date «in tempi, modi e con contenuti» appropriati per permettere ai rappresenta dei lavoratori di farne un esame adeguato e, se necessario di preparare un consultazione. I Governi dovranno adottare un sistema di sanzioni dissuasive e proporzionali nei confronti di chi non rispetti gli obblighi della direttiva. Il Commissario europeo agli Affari sociali, Anna Diamantopoulou ha osservato che la direttiva «invia un messaggio politico chiaro: che le imprese devono rispettare i loro lavoratori, almeno quanto gli azionisti».

Martedí 18 Dicembre 2001