Via libera ai fondi pensione europei

13/03/2003




Giovedí 13 Marzo 2003
FINANZA E MERCATI


Via libera ai fondi pensione europei

Previdenza integrativa - Approvata dopo 12 anni la direttiva Ue, tassello del mercato unico dei servizi finanziari


DAL NOSTRO INVIATO
BRUXELLES – Ci sono voluti 12 anni ma alla fine è andata al suo posto una nuova tessera del mosaico che entro il 2005 dovrà dare vita in Europa al mercato unico dei servizi finanziari. Un segnale indubbiamente positivo per il vertice europeo che si terrà la settimana prossima a Bruxelles nel preciso intento di fare il punto sullo stato di avanzamento delle riforme strutturali in Europa alla luce del cosiddetto processo di Lisbona. L’Europarlamento ha infatti adottato ieri in seconda lettura la direttiva Ue sui fondi pensione aziendali e di categoria. Questo significa che nel giro di qualche settimana la nuova legislazione europea potrà tagliare il capolinea visto che ormai le manca soltanto la benedizione definitiva ma scontata da parte del Consiglio dei ministri dei Quindici.
Molto soddisfatto il commissario europeo al Mercato intero e ai Servizi finanziari, l’olandese Frits Bolkestein, perché, ha detto, «i fondi pensione e simili possono giocare un ruolo essenziale nel disinnescare la bomba a scoppio ritardato rappresentata dai sistemi pensionistici pubblici». Come? Per la prima volta grazie alla nuova direttiva, ha spiegato Bolkestein, potranno finalmente cogliere fino in fondo tutti i vantaggi del mercato unico e dell’euro a beneficio dei futuri pensionati. E a beneficio della crescita economica e dell’occupazione, visto che la nuova normativa comunitaria favorirà una migliore allocazione dei capitali in un settore che copre circa il 25% della popolazione attiva europea e gestisce attivi per qualcosa come 2.500 miliardi di euro, pari al 29% del Pil europeo.
E veniamo ai contenuti della normativa che in sintesi si propone di raggiungere quattro obiettivi:
1) garantire la massima tutela di affiliati e beneficiari dei fondi pensione; 2) consentire ai fondi di operare anche a favore di imprese con sede in altri paesi membri dell’Unione gestendone i rispettivi regimi pensionistici; 3) permettere ai fondi di seguire una strategia di investimenti a misura delle caratteristiche dei rispettivi schemi pensionistici; 4) rispettare le prerogative esclusive degli Stati membri per quanto riguarda i sistemi di protezione sociale e i regimi pensionistici pubblici. In concreto, dunque, i fondi dovranno attenersi a regole precise per quanto riguarda le informazioni da fornire ai rispettivi affiliati circa i loro diritti, il funzionamento dei regimi pensionistici, la propria situazione finanziaria. Per garantire la massima protezione dei risparmiatori, gli Stati membri dovranno investire di poteri di controllo ad hoc le autorità nazionali di vigilanza. Oggi l’attività dei fondi raramente supera i confini nazionali. Ben presto potrà invece europeizzarsi con indubbi vantaggi tra l’altro per i gruppi multinazionali. Che, secondo i calcoli di Bruxelles, grazie alla nuova direttiva potranno risparmiare qualcosa come 40 milioni di euro all’anno. Proprio in quest’ottica la direttiva prevede il mutuo riconoscimento tra i Quindici dei rispettivi sistemi di vigilanza, premessa indispensabile per consentire a un fondo di gestire i regimi pensionistici di un’impresa con sede in altri Stati membri applicando le regole prudenziali vigenti in quello in cui ha la propria sede. Per quanto riguarda invece legislazione sociale e del lavoro l’impresa continuerà ad applicare quella dello Stato in cui ha sede. Quanto alla strategia di investimento, essa dovrà attenersi al cosiddetto principio del "buon padre di famiglia". Il che significa che gli investimenti dovranno essere diversificati per ottimizzare sicurezza, qualità, liquidità e redditività del portafoglio. Ogni Stato potrà regolamentare in modo dettagliato le attività di investimento dei fondi che cadono sotto la propria giurisdizione ma non potrà comunque impedire loro di investire fino al 70% del portafoglio in azioni e obbligazioni societarie e fino al 30% in valute diverse da quella in cui verranno erogate le pensioni.
ADRIANA CERRETELLI