Via libera agli incentivi Ma non al settore auto

18/02/2010

Niente aiuti per l’auto, ma incentivi per elettrodomestici, infrastrutture per la nautica, mobili. Il provvedimento ci sarà entro febbraio e durerà sino al 30 giugno. Così, il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, ha rotto gli indugi del governo sulla questione bonus.
«Ne abbiamo ragionato con il premier e Tremonti. Ci sono diverse ipotesi. Stiamo valutando le risorse disponibili. Il governo non vuole aumentare le tasse» ha detto Scajola a Sky Tg24. «L’orientamento è di collegare le risorse agli incentivi per un breve periodo, sino al 30 giugno, e a settori che incentivano acquisti e consumi e che fanno inquinare di meno. Stiamo definendo queste norme. Entro il mese ci sarà un provvedimento. Stiamo studiando il veicolo».
Del no agli aiuti all’auto il ministro ha parlato anche al Senato, intervenendo sul caso Termini. «Gli incentivi non possono divenire la regola con cui assicurare uno sviluppo stabile e duraturo al settore. Ora pensiamo sia il momento di tornare alla normalità».
Quanto allo stabilimento siciliano («2.000 posti di lavoro con scarse alternative»), Scajola ha ribadito la disponibilità di Fiat a cedere l’impianto e a non impedire che eventualmente entri un gruppo concorrente. E sulle alternative post-Lingotto, ha ribadito che «servono veri imprenditori, non prestigiatori nè magliari». Il governo, ha detto, «privilegerà i progetti del settore automotive», che potranno essere integrati da «altre iniziative». Le proposte? «Finora ne sono state presentate 14. Faremo una short list sulle più idonee. C’è tempo, non dobbiamo agire affrettatamente». Scajola ha anche ipotizzato un «invito internazionale» pro investitori interessati e e ha parlato di 450 milioni di euro di finanziamenti disponibili, statali e regionali. E qui c’è stata la bagarre in aula: il senatore Pd Costantino Garraffa ha interrotto il ministro, dandogli del bugiardo. «Non è vero che lo Stato ha investito 100 milioni». Scajola ha reagito: «Maleducato e bugiardo lei». Poi, le scuse dell’interperante.
E sul piano Fiat?«Abbiamo chiesto al Lingotto di fornirci a breve i piani dettagliati per tutti gli stabilimenti» ha spiegato ancora il ministro. «L’azienda ha confermato la centralità dell’Italia, ha annunciato che destinerà al nostro Paese due terzi degli 8 miliardi di investimenti previsti nel prossimo biennio, che gli impianti di Mirafiori, Cassino, Melfi e Pomigliano non subiranno riduzioni di capacità produttiva». E che per quella complessiva in Italia «ha programmato un aumento del 50%: entro il 2012, passerà da 650 mila a 900 mila auto l’anno».
Fiat Group ha comunicato ai sindacati la decisione di trasferire a Torino la divisione Power Train di Arese. Il provvedimento riguarda 143 lavoratori, in cassa integrazione fino all’11 aprile. Una notizia che si aggiunge a quella, già annunciata, del trasferimento, sempre nel capoluogo piemontese, del Centro Stile e Progettazione dell’Alfa Romeo, sempre di Arese, con oltre ai 158 dipendenti (prorogato ad aprile). Duri i sindacati, che si preparano a scendere in piazza per chiedere a Fiat di mantenere le attività produttive in un area dove nei tempi d’oro dell’Alfa Romeo lavoravano più di 20mila persone. «Fiat abbandona definitivamente Arese – ha detto Maria Sciancati, segretario Fiom-Cgil di Milano – con quello che si rivela come un licenziamento mascherato, perchè molti lavoratori non accetteranno di trasferirsi in Piemonte. La Regione Lombardia deve rispettare gli accordi su un polo per la mobilità sostenibile».