Via la soglia dei 40? Sacconi: un «refuso»

02/07/2010

Pessime notizie per le pensioni: il governo, e la maggioranza di centrodestra, stanno mettendoin piedi – attraverso la manovra in discussione in Parlamento – un attacco su piùfronti. Ma dall’altro lato, perònegano: ieri il ministro del LavoroMaurizio Sacconi ha definito un «refuso» l’annunciato aumento della soglia dei 40 anni di contributi per accedere alla pensione.
E dunque, essendo un «refuso », ha detto che «verrà cancellato ». «Un errore – ha aggiunto poi – dovuto a una stesura tecnica zelante che non corrisponde a verità». «Ne ho parlato con Azzollini – ha spiegato successivamente Sacconi – e conveniamo che è assolutamente stato di tutti e due, me e Tremonti, un refuso che non corrisponde all’intenzione del governo». «Come già succede per la legge Maroni e per la legge Damiano coloro che hanno accumulato 40 anni di contributi sono sottratti alle quote e all’innalzamento dell’età anagrafica»,ha continuato il ministro. Sacconi aggiunge quindi che il sistema che prevede il pensionamento raggiunti i 40 anni di contributi «verrà cancellato dall’agganciamento dell’età di pensione alle aspettative di vita». L’inserimento della misura nell’emendamento, ribadisce, è stata causata «da una stesura tecnica zelante che non corrisponde a verità». Ma come era disegnato ilcosiddetto «errore»? Non basterebbero più 40 anni di contributi per uscire dal lavoro, e questa sarebbe la novità più grossa – contro cui ieri si è espressa anche (e perfino) la Cisl: tanto che chissà, forse Sacconi è intervenuto proprio quando ha visto che la riforma non sarebbe piaciutaneppure a Raffaele Bonanni, di solito molto conciliante con il governo. Inoltre, a dimostrazionedell’«iniquità» della manovra (l’attributo questa volta è della Cgil), verrebbe reso più arduo anche l’accesso alle pensioni sociali (quelle di chi non ha lavorato mai, o non continuativamente): anche per loro ci sarà un adeguamento dell’età verso l’alto. E questo per il momento Sacconi non l’ha ritrattato. Lo «sfondamento» dei 40 anni, comunque, sarebbe andato a regime a partire dal 2016. A prevederlo era (o meglio è, finché la gomma da cancellare di Sacconi non sarà effettivamente entrata in azione) l’emendamento del relatore alla manovra, Antonio Azzollini (Pdl, che fra l’altro innalza anche l’età pensionabile delle donne che lavorano nella pubblica amministrazione. La novità è una conseguenza delle misure che prevedono che dal primo gennaio 2016 scatti l’adeguamento fra l’età pensionabile e l’aspettativa di vita calcolata dall’Istat. Un principio che si somma agli effetti analoghi prodotti dall’introduzione della «finestra mobile » prevista dalla manovra. Nell’emendamento di Azzollinisi legge che in attuazione del decreto legge dello scorso anno, che già interveniva sul fronte previdenziale, si stabilisce che «a decorrere dal primo gennaio 2016 i requisiti di età e i valori di somma di età anagrafica e di anzianità contributiva e il requisito contributivo di 40 anni ai fini del conseguimento del diritto all’accesso al pensionamento indipendentemente dall’età anagrafica sono aggiornati a cadenza triennale con decreto direttoriale del ministero del lavoro di concerto con il ministero dell’economia da emanarsi almeno dodici mesi prima
della data di decorrenza di ogni aggiornamento». L’incremento dei requisiti dal primo gennaio 2016 sarebbe stimato in tre mesi,mentre per i successivi adeguamenti triennali dal 2019 al 2030 la stima degli aumenti è di 4 mesi, e poi torna a 3 dal 2033 fino al 2050. Questo comporta un adeguamento cumulato al 2050 pari a circa 3,5 anni. Quindi, rispetto a oggi, nel 2050 si andrà in pensione 3,5 anni dopo. Con il nuovo strumento si potrebbero risparmiare, secondo le stime della Ragioneria dello Stato (ma se hanno pure fatto i calcoli, dove stail famoso «refuso»?), circa 7,8 miliardi di euro in 5 anni(2016-2020). Di cui 60 milioni il primo anno, 800 milioni nel secondo, 1,7 miliardi nel 2018, che salgono a 1,9 miliardinel 2019 e arrivano a3,3 miliardi nel 2020.