Via in Serbia Trecento operaie sulla strada

28/07/2010

Ora è ufficiale: anche la Omsa, storica fabbrica di calze e collant made in Italy, chiude il suo stabilimento di Faenza e vola in Serbia lasciando senza lavoro 320 operaie e più di 30 uomini. Il motivo della scelta, a detta dell’azienda sarebbero gli effetti «della crisi economica ». La notizia dell’accordo raggiunto con il governo serbo è stata resa pubblica nella tarda serata di lunedì. Immediate le reazioni del sindacato faentino, che se la prende con istituzioni locali e Regione indignandosi perché «nessuno ha mosso un dito» per salvare lavoratrici e lavoratori da tempo in attesa di sapere quale futuro li attendesse. La questione della delocalizzazione dell’Omsa risale all’ottobre 2009 e, solo il 20 luglio scorso, c’era stato un incontro al ministero dello Sviluppo economico con i vertici aziendali sulla situazione in cui si trovano le operaie, ora in cassa integrazione straordinaria per cessazione attività. Così, in questa sede si è discusso della «ricollocazione dei dipendenti e di come convertire l’area con nuove attività industriali, cosa che resta un punto interrogativo», considerato che è ormai «da febbraio che si sta trattando il tema della rioccupabilità dei cassaintegrati» che dovrà avvenire entro l’aprile 2011, spiegano dalla segreteria della Filtea- Cgil, data in cui il sussidio cesserà per tutti se il 30% di loro non riuscisse a trovare un nuovo impiego. In tal occasione però, a nessuno
è venuto inmente di informare i sindacati della decisione dell’imminente chiusura e sul trasferimento oltremare, avvenuta nonostante i presìdi davanti ai cancelli che si sono susseguiti in questi mesi. Nulla ha scongiurato la fine della fabbrica faentina e neanche lo smantellamento dei macchinari che, secondo fonti sindacali, saranno riutilizzati negli
stabilimenti di Mantova e nella nuova Omsa balcanica – un impianto con oltre 1200 addetti – per la produzione di calze e collant made in Serbia a basso costo di salari e forse anche di «diritti ». Esprimendo solidarietà agli operai, il Comune di Faenza tempo fa scriveva che l’azienda di Nerino Grassi, titolare del Gruppo Golden Lady Company, «non ha mai accettato l’apertura di un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali per esaminare la situazione economica, produttiva e di mercato dell’Omsa».