Via alle nuove pensioni, dal 2008 i disincentivi

06/10/2003

    sabato 4 Ottobre 2003
    IL SUPERBONUS DESTINATO A CHI CONTINUA A LAVORARE SARÀ DEL 32,7% ESENTASSE. FINO AL 2015 SI POTRÀ LASCIARE ANZITEMPO PAGANDO UNA «PENALE»

    Via alle nuove pensioni, dal 2008 i disincentivi
    Maroni lascia la porta aperta al sindacato: è un ottimo compromesso

    Roberto Giovannini

    ROMA
    Un vero e proprio giro di vite. Chi – dal 1 gennaio 2008 – vorrà andare in pensione con meno di 40 anni di contributi potrà farlo, ma – così dicono le previsioni oggi in mano ai ministri – riceverà un taglio pesantissimo dell’assegno previdenziale: del 30% se lavoratore dipendente, del 40% se lavoratore autonomo o commerciante. È questo l’effetto diretto della decisione di ieri del governo, con la messa a punto degli emendamenti alla delega previdenziale all’esame del Senato. La novità principale varata, infatti, è proprio la cancellazione del «muro» che avrebbe impedito il pensionamento di anzianità a chi aveva meno di 40 anni di contributi dal 2008. La regola generale resta la stessa – per la pensione serviranno 40 anni di contributi, oppure 65 anni di età per gli uomini e 60 per le donne – ma l’emendamento apre una nuova strada (dolorosa) per i lavoratori che non riusciranno ad avere i requisiti «giusti» entro il 31 dicembre 2007. Fino al 2015, infatti, si potrà abbandonare il lavoro anche con meno di 40 anni di contributi. Ma si dovrà pagare una «penale» pesante, sotto forma di calcolo dell’assegno col metodo contributivo. I calcoli elaborati dai tecnici della Ragioneria parlano chiaro: dopo l’aggiustamento annunciato per il 2005 dei cosiddetti coefficienti di trasformazione (con cui si legano i contributi versati all’ammontare effettivo della pensione) chi opterà per la pensione con meno di 40 anni di anzianità, si vedrà sforbiciato l’assegno di ben il 30%. Del 40% se lavoratore autonomo o commerciante (colpa delle minori aliquote versate). Il taglio sarebbe rispettivamente del 20 e 30% ipotizzando gli attuali coefficienti.
    Insomma, la riforma delle pensioni messa a punto dal governo cambia, ma diventa ancora più «dura» e strutturale. Infatti, cambiano le regole anche per i giovani che hanno iniziato a lavorare dopo il 1995, e usciranno dal mercato del lavoro dopo il 2030: per i «contributivi puri» salta la possibilità di andare in pensione in un’età variabile tra 57 e 65 anni, e anche per loro il limite minimo sarà di 65 (o 60) anni. Infine, i pubblici dipendenti: spunta la possibilità anche per loro di ricevere l’incentivo del 32,7% (completamente esentasse) in caso di rinvio del pensionamento. La decisione verrà presa nel 2005, però. Nel complesso, anche se il governo stabilisce nella delega che verranno accolte le eventuali proposte alternative delle parti sociali (equivalenti però come effetto finanziario), l’Esecutivo ha deciso di scegliere, almeno per ora, la linea dura nei confronti della protesta sindacale.
    Non dev’essere stato un momento sereno, per il ministro del Welfare Roberto Maroni, quello dell’illustrazione delle novità per la delega che porta il suo nome, ora all’esame del Senato. Proprio lui, infatti, mille e mille volte aveva dichiarato il suo «niet» totale ai disincentivi per le pensioni di anzianità. Lo scorso 20 giugno, ad esempio, aveva definito impossibile «uno scambio tra disincentivi e devolution», spiegando di essere «da sempre contrario a interventi sulle pensioni di anzianità, che non siano gli incentivi \ e manterrò questa posizione anche in futuro». Ieri, invece, un drastico cambiamento di rotta: sparisce il «blocco» a 40 anni della contribuzione minima, e come ha affermato Maroni, il governo «ha preferito mantenere le pensioni di anzianità prevedendo un calcolo della pensione esclusivamente con il sistema contributivo». Una sorta di «penale, di disincentivo», ha spiegato il ministro, nel quadro di una riforma che «è un ottimo compromesso».
    Sempre per Maroni, nonostante la dura reazione del sindacato, ha detto che «i margini negoziali ci sono, cose da discutere ci sono», come la definizione di regimi speciali e più favorevoli per lavori usuranti, lavoratori precoci, famiglie con disabili, madri lavoratrici, Tfr e decontribuzione. E poi, il tempo c’è: la delega va approvata entro dicembre, ma per varare i decreti delegati poi ci sono 18 mesi a disposizione. «Il confronto non solo è aperto, ma noi oggi lo rilanciamo – ha proseguito il ministro – perché chiediamo ai sindacati se hanno una proposta alternativa rispetto alla nostra, che reputiamo rigorosa ma equa. E se hanno una proposta alternativa noi assumiamo l’obbligo giuridico di recepirla e sostituirla alla nostra».
    Tra gli altri punti della nuova delega, qualche novità per il superbonus che riguarda chi matura i requisiti per la pensione di anzianità con le regole attualmente vigenti entro la fine del 2007 e sceglie di continuare a lavorare. L’incentivo sarà pari al 32,7% dello stipendio, esente da tasse; si potranno comunque versare contributi previdenziali volontari (anche al fondo pensione), visto che l’assegno pensionistico sarà più leggero; in ogni caso si andrà in pensione poi con le norme attuali (anche dopo il 2008). L’incentivo continua a riguardare solo i lavoratori del settore privato, ma si apre uno spiraglio per i pubblici dipendenti dal 2005, dopo un negoziato per armonizzare i regimi previdenziali del settore.