Via al confronto su fisco e sommerso, ma dalla Cgil è già no

06/06/2002
            6 giugno 2002

            Via al confronto su fisco e sommerso,
            ma dalla Cgil è già no

            ROMA. Il via agli altri tavoli tecnici di
            confronto tra Governo e parti sociali,
            quelli ai quali partecipa anche la Cgil,
            non ha cambiato sostanzialmente il motivo
            di fondo di questa tornata di trattative.
            Se la Cgil infatti ha criticato dall’esterno
            il negoziato sui temi del lavoro,
            non ha assunto un atteggiamento differente
            laddove ha preso parte al confronto.
            Beniamino Lapadula per quanto
            si riferisce al tavolo di discussione sul
            fisco, e Giuseppe Casadio per il tavolo
            sulla lotta al sommerso hanno criticato
            più o meno aspramente le posizioni assunte
            dal Governo, assumendo una posizione
            differente nella sostanza da quella
            di Cisl e Uil.
            Si può quindi affermare che
            la divisione sindacale di fondo
            maturata venerdì della scorsa
            settimana a Palazzo chigi ha
            trovato finora solo conferme. Il
            che non ha impedito però, o
            forse proprio per questo, che
            Governo e imprenditori non
            sentano vicino un accordo. Antonio
            D’Amato ha espresso la
            sua soddisfazione per il positivo
            andamento del confronto generale,
            Roberto Maroni ha affermato
            di vedere vicino un accordo
            e ha invitato la Cgil a
            tornare sulle proprie posizioni
            e a partecipare alla prossima tornata di
            incontri per il mercato del lavoro. Maurizio
            Sacconi ha detto di essere adesso
            «razionalmente ottimista».
            Al tavolo in cui si discuteva di fisco la
            differenziazione è avvenuto soprattutto
            tra Cisl e Cgil, perché Adriano Musi per
            la Uil ha in pratica rinviato un giudizio
            al momento in cui saranno disponibili
            più dati, più indicazioni di quante oggi
            non ne abbia date il ministro dell’economia.
            Pier Paolo Baretta, segretario della
            Cisl, ha invece visto un primo passo in
            avanti da parte del Governo, mentre la
            Cgil è stata molto critica, soprattutto sul
            fatto che il Governo ha voluto discutere
            e dare indicazioni praticamente solo per
            il primo anno di attuazione della riforma,
            evitando di proiettare le conseguenze
            negli anni a venire. Se per Baretta
            vale il fatto che comunque si partirà
            privilegiando i redditi più bassi, per Lapadula
            pesa di più il fatto che non si sa
            cosa accadrà in futuro, quali saranno i
            redditi che si avvanteggiaranno di questa
            riforma, chi pagherà il conto alla fine.
            Le critiche della Cgil su quanto discusso
            nel tavolo dove si affrontava il
            problema del sommerso riguardano sostanzialmente
            il possibile intervento degli enti bilaterali.
            Dopo che il ministro dell’economia aveva praticamente
            affermato che la legge in vigore non poteva
            essere cambiata, ma era emersa quanche
            disponibilità a rivedere alcuni particolari, il
            sottosegretario Sacconi ha suggerito la possibilità
            di mettere in pista, per un’azione di
            monitoraggio del territorio, degli enti bilaterali,
            costituiti e gestiti in pratica dalle parti sociali,
            imprenditoriali e sindacali. Ipotesi che
            si è scontrata però con una netta contrarietà
            da parte della Cgil, soprattutto,
            ha specificato Casadio, per l’ambiguità
            del ruolo che potrebbero essere chiamati
            a svolgere questi enti.
            Sindacato diviso, ma a giudizio del
            presidente di Confindustria questa realtà
            non riflette quanto avviene nel Paese
            che, ha ripetuto anche ieri, «non è spaccato».
            D’Amato ha apprezzato la posizione
            espressa da Cisl e Uil, che sono
            arrivate al tavolo di trattativa «senza
            posizioni pregiudiziali», e ha invece
            stigmatizzato quella della Cgil, che a
            suo avviso ha avuto una reazione incomprensibile.
            «Non si capisce — ha detto — perché, senza nemmeno
            aspettare e verificare l’esito di queste trattative,
            sia parta con una minaccia di sciopero
            generale». Il Paese, ha detto il presi-dente
            degli industriali, «ha bisogno di
            grande responsabilità per risolvere i
            problemi, ma negandosi al confronto
            non si fanno passi in avanti». A suo
            avviso la Cgil si carica in questo modo
            di «pesanti responsabilità».
            Sul merito D’Amato ha ribadito che
            non sono assolutamente in discussione i
            diritti acquisiti dei lavoratori. Quanto
            affermato anche da Maroni, che si è
            detto ottimista sull’esito del negoziato e
            si è rammaricato che da questo accordo
            che si profila possa restare fuori la Cgil
            che rappresenta milioni di lavoratori. Di
            qui l’invito a tornare a trattare.

            MASSIMO MASCINI