Via ai contratti a termine, no della Cgil

29/06/2001

Il Sole 24 ORE.com







    Il Governo vara il decreto legislativo sulla direttiva Ue – Il sindacato: atto ostile, faremo una battaglia giudiziaria – Prudente Billè

    Via ai contratti a termine, no della Cgil
    Confindustria: così si crea vero lavoro -
    Angeletti (Uil): le migliori norme a livello europeo
    Lina Palmerini
    ROMA – Un Governo «ostile» che sceglie come primo atto quello di «dividere il sindacato» e di «mangiare la mela avvelenata» di Confindustria. I toni di Sergio Cofferati sono pacati, ma la reazione è decisa e anche in questa occasione il leader della Cgil ripete il suo slogan «non staremo nè zitti nè fermi». È il decreto legislativo che recepisce la direttiva Ue sui contratti a termine, varato ieri dal Consiglio dei ministri, la ragione dello strappo maturato dalla confederazione di Corso Italia che si prepara a una stagione di ricorsi giudiziari. Una pioggia di vertenze nei luoghi di lavoro dove si stipuleranno contratti a termine secondo la nuova normativa, ma anche il ricorso alla Corte Costituzionale e alla Corte di Giustizia europea per «la palese violazione dei principi e delle leggi comunitarie che chiedono di allargare gli spazi di contrattazione e non di ridurli come si scrive nel nuovo testo». Una battaglia giudiziaria in cui la Cgil si trova sola, lontana da Cisl e Uil che hanno condiviso con la maggioranza delle altre associazioni datoriali un’intesa diventata il testo base del decreto legislativo. Ma Corso Italia si dice pronto a dare sostegno e assistenza a tutti i lavoratori, anche i non iscritti alla Cgil, che intendano fare vertenze individuali contro una normativa nella sostanza illegittima. «È un palese atto di ostilità politica contro la Cgil», ha ripetuto più volte Cofferati, «un pessimo modo di dare avvio al confronto scegliendo di dividere i sindacati»: la Cgil puntava ad avere una proroga della trattativa ma, come ha chiarito Cofferati «il premier ci ha detto che non aveva alternative. In realtà la Confindustria ha messo sul tavolo una mela avvelenata e il Governo l’ha divorata senza indugio». E proprio ieri Silvio Berlusconi ha precisato che eredita una spaccatura «precedente al varo di questo Governo», ma questa divisione rischia ora di diventare una vera e propria mina per le imprese che comunque si sono dichiarate soddisfatte del provvedimento. La conflittualità «promessa» da Cofferati è stato l’unico punto di "sofferenza" nei colloqui tra Governo e parti sociali sul recepimento della direttiva: sembra infatti che l’altro ieri tutte le associazioni datoriali, incluse quelle che avevano preferito non firmare l’intesa, abbiano dato il loro pieno assenso al merito del testo recepito. L’unico problema sollevato è stato appunto quello che ora Cofferati promette, cioè la fine della pace sociale nei luoghi di lavoro con la piogggia di vertenze annunciata. Cisl e Uil, come appariva chiaro anche da mercoledì scorso al termine dell’incontro con il Governo, non ci stanno. «Noi — ha detto Luigi Angeletti, leader Uil — siamo interessati a due cose fondamentali: a uno sviluppo dell’economia che si traduca in aumento dell’occupazione e soprattutto di buona occupazione; a un processo di emersione dal lavoro nero che è un fatto economico, sociale e di civiltà». Ma Angeletti sostiene anche che la nuova legge sui contratti a termine appena varata è «la migliore in Europa, quella che offre più garanzie» e ha invitato Cofferati a giudicare il Governo sul merito «senza atteggiamenti che competono più a una forza politica che a un sindacato». E anche Savino Pezzotta, leader della Cisl ha osservato: «La Cgil ha un’opinione diversa dalla nostra, ma al di là di questo e dello stesso sciopero isolato della Fiom, noi siamo intenzionati a ricercare modalità di confronto unitario». Il terreno sarà quello del Dpef e soprattutto della richiesta di un ritocco in su dell’inflazione programmata, richiesta che peraltro il Governo sembra intenzionato ad accogliere sia pure parzialmente rispetto alle cifre "sindacali" circolate in questi giorni. Ma ora la Cgil rischia di perdere anche l’alleato-controparte degli ultimi mesi di trattativa sui contratti a tempo, la Confcommercio. «È prematuro — ha commentato ieri il presidente dei commercianti, Sergio Billè — dire, come fa Cofferati, che si tratta di un atto di ostilità: bisogna prima leggere le motivazioni del Governo». Anche sul merito Billè preferisce aspettare prima di esporsi anche se riconosce «che era una piena facoltà del Governo quella di usare o non usare la proroga. Credo non l’abbia fatto per dare uno schiaffo a chi non aveva firmato l’accordo». E qui il presidente dei commercianti parla anche di sè visto che era tra le associazioni datoriali che, insieme alla Cgil, avevano deciso a fine aprile di rompere il fronte e di non sottoscrivere alcuna intesa separata. «La vicenda dei contratti a tempo è come una matrioska, un problema dentro l’altro. La prima questione era quella del recepimento della direttiva, e crediamo — ha spiegato Billè — che c’era certamente bisogno di una modernizzazione del Paese appunto con il recepimento. La seconda questione era relativa a come recepirla, se con avviso comune o no. Purtroppo non si è potuto fare e ora attendiamo di leggere il testo e vedere se contiene elementi di novità rispetto all’accordo che alcune parti sociali hanno fatto». Apprezzamento arriva invece da Confartigianto e tutte le altre associazioni di imprese. «Apprezziamo la decisione del Governo di adottare l’avviso comune delle parti sociali per il recepimento della direttiva comunitaria sui contratti a termine — è stato il commento di Confindustria — perché valorizza il lavoro delle organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori e dei datori di lavoro, che per un anno si sono impegnate alla ricerca del consenso. Questo testo sarà uno strumento importante per rilanciare l’occupazione, perchè offre nuove occasioni ai giovani disoccupati».
    Venerdí 29 Giugno 2001
 

   
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