Vertice tra ministri sul taglio alle tasse

13/03/2007
    martedì 13 marzo 2007

    Pagina 15 – Politica

    I PRIMI INTERVENTI A FAVORE DELLE FAMIGLIE A BASSO REDDITO POTREBBERO SCATTARE ENTRO LE ELEZIONI AMMINISTRATIVE DI PRIMAVERA

    Vertice tra ministri sul taglio alle tasse

      Stefano Lepri
      ROMA

      Prima delle elezioni amministrative, calare le tasse: questo è il piano discusso ieri sera nell’appartamento privato di Romano Prodi a palazzo Chigi. Sono arrivati, per una cena, i due vice Massimo D’Alema e Francesco Rutelli, i ministri Tommaso Padoa-Schioppa e Pierluigi Bersani, il viceministro Vincenzo Visco. I progetti su cui si lavora sono: meno Ici sulla prima casa per le famiglie numerose; più ampi sgravi per i pensionati; un «assegno fiscale» che verrebbe versato ai redditi bassissimi, già esenti dall’Irpef (gli «incapienti»). I negoziati, anzi «tavoli di concertazione» con le parti sociali partiranno a fine mese.

      Nonostante i moniti della Bce e della commissione europea, il governo intende dare un primo segnale di calo delle tasse già in corso d’anno. Già in televisione Prodi, registrando il suo intervento a «Matrix», l’aveva lasciato sperare: «tra poche settimane facciamo l’analisi del gettito per vedere se il dato è stabile e poi iniziamo a pensare ad alleviare la situazione dei più poveri». Ovvero, ha proseguito, «riduzione fiscale, aiuti alle famiglie, intervenire sulle pensioni minime».

      Già prima della cena il viceministro dell’Economia Vincenzo Visco aveva insistito: «mai esagerare con le tasse». Rutelli chiedeva da settimane di muoversi in quella direzione. Però i numeri non ci sono ancora. Occorrerà aspettare un paio di settimane per sapere quanti soldi sono disponibili per queste tre priorità. Il responso definitivo del Tesoro, con la «Relazione di cassa», non arriverà prima di fine mese. Ecco il motivo per cui sindacati e Confindustria non potranno essere convocati prima.

      I conti, infatti, continuano ad oscillare. In mattinata il sottosegretario all’Economia Alfiero Grandi accreditava prospettive rosee: «L’Unione europea prevede per noi una crescita economica del 2% nel 2007, se vogliamo essere prudenti potremo magari indicare l’1,9%». Circolava nelle stanze del ministero un foglio con su scritto +1,95%; più tardi in giornata, i dati Istat sulla produzione industriale in gennaio, inferiore alle previsioni (+1,3% su un anno prima, ma -1,4% rispetto a dicembre) hanno spinto a rivedere tutto il quadro delle cifre. Ha ripreso fiato chi, per prudenza, preferirebbe indicare l’1,6-1,7%.

      La previsione di aumento del prodotto lordo è essenziale per calcolare dove si attesterà il deficit pubblico 2007. Il governo ha promesso alle autorità europee di portare il deficit al 2,8% del prodotto interno lordo. Le tendenze in atto fanno presagire un risultato nettamente migliore: nella versione più ottimistica dei conti che circolano, al 2,3%. Se il governo decidesse di continuare a puntare al 2,8%, resterebbe mezzo punto da distribuire, insomma da «spendere» in minori tasse: in cifra, 7-8 miliardi di euro. E’ difficile che si arrivi a tanto. In primo luogo, l’aggiustamento delle previsioni di crescita potrebbe consigliare stime sul deficit più caute. In secondo luogo, già nel 2006 il deficit, al netto di sentenza sull’Iva auto e di riordino dell’indebitamento per la Tav, è sceso al 2,4%; la Commissione europea obietterà che mantenere un 2,8% nel 2007, a questo punto, rappresenterebbe un passo indietro. Circola dunque l’ipotesi di stabilire un nuovo obiettivo di deficit a quota 2,5%; cosicché da distribuire ci sarebbero non più di 3 miliardi di euro.

      E’ questo il «surplus», il «bonus», il «tesoretto», ovvero la «cagnotte» per chi sa il francese, su cui già si sta esercitando tutta la fantasia della coalizione di governo. Obiettivo della concertazione, ha spiegato dopo la cena il ministro per l’attuazione del programma Giulio Santagata, sarà quello i rilancio dell’economia «soprattutto per quanto riguarda i giovani