Vertice sul lavoro in «nero»

22/01/2003



Mercoledí 22 Gennaio 2003



Vertice sul lavoro in «nero»

Domani incontro Governo-parti sociali – Guidi: l’incidenza sul Pil è del 27%


ROMA – Un tempo, negli anni 70, era giudicato un sintomo dell’effervescente vitalità del sistema Italia. Oggi il sommerso è visto da tutti gli attori sociali e da tutti gli osservatori dei fatti economici per quello che è: una piaga, ancora particolarmente estesa nel nostro Paese. Questa valutazione è stato il minimo comune denominatore di tutti gli intervenuti alla tavola rotonda conclusiva del convegno organizzato da Istat, Ocse Ceis-Torvergata e Censis sul tema dell’economia irregolare; ma sulle terapie oltre che che sulle modalità più adatte per misurarne i confini, le analisi divergono. Così il presidente dell’Istat, Luigi Biggeri, ha sottolineato che fare stime globali sul sommerso serve a poco, perché le informazioni devono essere utili ai policy makers e dunque conta il dettaglio territoriale, la tipologia delle imprese, i settori economici rilevanti. Invece analisi che stimano il Pil sommerso sulla base di una sola variabile (come quella pubblicata dal Fmi che valuta il sommerso italiano intorno al 27,8%) secondo Biggeri non sono molto attendibili: l’Istat valuta l’economia irregolare tra il 15,8% e il 16,8% del Pil e la include nei calcoli per la definizione del Pil. Dal canto suo il primo scopritore del giacimento dell’economia sommersa, Giuseppe De Rita, ha sottolineato che oggi il sommerso è da rintracciare soprattutto nel "sociale". Si va da un 40% di sommerso nel lavoro domestico al 32% delle badanti. E quanto ai settori economici, in testa c’è l’agricoltura (27% di lavoro sommerso) seguita dalle costruzioni (26%) e da turismo e pubblici esercizi con il 20%. Secondo De Rita il sommerso industriale non supera il 15-16 per cento. Sarebbero inoltre profondamente cambiate, secondo il fondatore del Censis, anche le figure sociali coinvolte: negli anni 70 trionfava il secondo lavoro, soprattutto fra gli statali. Oggi a riempire le schiere del sommerso, dice De Rita, sono il 91% degli immigrati, l’87% dei giovani, una parte consistente di casalinghe, lavoratori in mobilità e pensionati. Ma come si fa a ridurre davvero questo fenomeno? Secondo il preside della Facoltà di Economia e commercio di Tor Vergata, Luigi Paganetto, una possibile ricetta è quella di prevedere un rapporto più stretto fra salari e produttività, valutandoli a livello regionale. Per il vicepresidente di Confindustria e presidente del Sole-24 Ore, Guidalberto Guidi, «l’unico modo per combattere il sommerso è creare condizioni di burocrazia, di tassazione, di pressione contributiva e di regole in generale, che consentano ai piccoli e medi imprenditori di sopravvivere quando emergono». Guidi ha ricordato che le stime di Confindustria sul peso del sommerso sono intorno al 26-27% del Pil: «L’Istat – ha rilevato – agisce correttamente secondo criteri contabili riconosciuti e certificati a livello internazionale. Non c’è incongruenza rispetto ai calcoli del Centro studi di Confindustria, che non devono essere certificati dall’Ocse o dalla Ue. Noi ne consideriamo una quota maggiore». Per Guidi il fenomeno è paragonabile a un lago: «Se c’è un emissario, deve esserci anche un immissario, cioè la provvista in nero. Quello che è stato fatto per combattere contro il sommerso rappresenta un passo in avanti: si è tentato di ridurre l’appetibilità di questo reato economico». Se si riduce la forbice tra rischio e guadagno, ha rilevato Guidi, «la propensione a delinquere diminuisce. Dal canto loro, i sindacati hanno sottolineato l’esigenza che una politica di controlli severi affianchi le misure che agevolano l’emersione: «Deve esistere una percezione collettiva del rischio – ha osservato Angeletti – occorrono controlli temibili». Sulla stessa lunghezza d’onda Raffaele Bonanni, segretario confederale della Cisl, secondo il quale «la strada da seguire è colpire l’area grigia». Per Bonanni «bisogna aiutare chi emerge con vantaggi momentanei e colpire, in modo duro, chi sceglie di rimanere in nero». Beppe Casadio, segretario confederale della Cgil, ha invece criticato «l’illusione centralista e monetarista del ministero dell’Economia per cui basta uno sconto sufficiente a far emergere il sommerso». Domani, intanto, ci sarà un’occasione concreta per continuare la discussione: come ha annunciato il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi, il Governo incontrerà infatti le parti sociali per fare il punto sulla lotta al lavoro nero. ROSSELLA BOCCIARELLI