Vertice segreto tra il premier e D’Amato

25/10/2002



25 ottobre 2002

RETROSCENA

Vertice segreto tra il premier e D’Amato
La concertazione può ripartire dal Sud

      ROMA – Il tam tam dei sindacati che trasmette segnali di guerra. Agguati parlamentari in piena notte. E la spina degli ex democristiani nel fianco. Così, per salvare la manovra di bilancio più difficile da molti anni a questa parte, è ripartita a sorpresa quella cosa che era stata data per morta e sepolta: la «concertazione». O, almeno, una cosa che gli assomiglia molto. Silvio Berlusconi ieri non ha mai usato quella parola, ma ha fatto esplicito al suo impegno per «rilanciare il dialogo» con le parti sociali. La Confindustria, per esempio. Dopo la marcia indietro sulla Dual income tax, fra il presidente del Consiglio e il presidente degli industriali Antonio D’Amato le cose sembrano andare molto meglio. Gli incontri riservati fra i due si moltiplicano, come quello che c’è stato ieri a Palazzo Chigi. Tema: il Sud. Lo stesso affrontato in serata da D’Amato in una seconda riunione riservata con Tremonti.
      Poi ci sono i sindacati. Il segretario della Cisl Savino Pezzotta a Napoli ha chiesto un’immediata convocazione sul Sud, minacciando in caso contrario la mobilitazione. E la convocazione è arrivata, immediata, per martedì. Probabilmente, giorno precedente alla presentazione del maxiemendamento per il Sud, che dovrebbe essere messo a punto nel fine settimana da Tremonti.
      Fra i leader sindacali e gli esponenti del governo ieri è stata una giornata fitta di contatti: c’è stato anche un incontro tecnico al ministero dell’Economia. E altri ce ne saranno oggi. Poco importa se da questa nuova specie di concertazione sembra esclusa la Cgil di Guglielmo Epifani (nonostante ieri Pezzotta abbia auspicato che i tre sindacati tornino a parlarsi). A Berlusconi e Tremonti l’accordo con la Confindustria, la Cisl e la Uil non serve per tenere a bada l’opposizione, ma la loro stessa maggioranza. Soprattutto quella parte, come l’Udc, sensibilissima allo stesso tema che interessa agli industriali e ai sindacati che hanno firmato il Patto per l’Italia: cioè le risorse per il Sud.
      Non che questo risolva proprio tutti i problemi. Il leader leghista Umberto Bossi, che continua a guardare in cagnesco gli ex democristiani, non vuole restare a mani vuote. E ha capito che il Sud è un’ottima merce di scambio. Non a caso, il capogruppo alla Camera Alessandro Cè ieri ha detto che, in cambio della «disponibilità» a discutere sul Sud, la Lega vuole «impegni concreti» sul federalismo fiscale. Poi c’è l’assalto alla diligenza, che probabilmente continuerà, anche se non più in queste forme. Per fronteggiarlo Tremonti potrebbe istituire un apposito «fondo» limitato di qualche centinaio di milioni.
Sergio Rizzo


Economia