Vertenze, arriva l’arbitro del lavoro L’apprendistato inizia dai 15 anni

20/10/2010

ROMA — Arbitrato, apprendistato, vittime dell’amianto. Sono alcuni dei temi innovati dal disegno di legge sul Lavoro approvato ieri definitivamente alla Camera con 310 voti favorevoli (la maggioranza più l’Udc), 204 voti contrari e tre astenuti. L’approvazione è arrivata al settimo passaggio parlamentare, dopo che il 31 marzo scorso il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, aveva rinviato, caso unico in questa legislatura, il provvedimento alle Camere con messaggio motivato. Il Parlamento aveva dunque ripreso l’esame limitandolo ai cinque articoli oggetto di rilievo. La Camera ieri ha confermato le modifiche apportate dal Senato, mentre un presidio della Cgil protestava contro una legge definita «sbagliata e pericolosa». Ma il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha respinto le accuse annunciando la presentazione al Parlamento del «disegno di legge delega sullo Statuto dei lavori, per realizzare compiutamente il sogno del giuslavorista Marco Biagi (ucciso da terroristi nel 2002, ndr) per un diritto del lavoro moderno a misura della persona». Nel testo definitivo l’arbitrato secondo equità è regolato in modo che ci si potrà ricorrere per le controversie di lavoro «che dovessero insorgere, con l’esclusione delle vertenze legate al licenziamento». In questi casi quindi resta l’obbligo di ricorrere al giudice del lavoro. La clausola compromissoria sull’arbitrato sarà firmata dopo il periodo di prova e comunque dopo 30 giorni dalla firma del contratto. L’apprendistato sarà possibile già dai 15 anni, quanto ai tempi di ricorso per i licenziamenti, si passa dagli attuali 5 anni a 60 giorni per l’impugnazione, più 270 per il deposito dal giudice. Per il capitolo amianto sono stati stanziati 5 milioni di euro annui per i risarcimenti alle vittime sui navigli, che vengono assimilate a quelle «del dovere» mentre sparisce l’illecito penale per gli ammiragli. Soddisfatti Cisl e Ugl ma anche il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, perché il disegno di legge introduce novità per il settore pubblico. Per il Pd ieri si è assistito all’ «arretramento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori italiani».