Vertenza Sardegna Il 5 febbraio l’isola si ferma contro l’emergenza crisi

13/01/2010

La Sardegna chiude. E per evitare il tracollo scende in piazza con uno sciopero generale. Il sogno industriale degli anni 60 e 70 che hanno segnato il rilancio economico dell’isola è ormai alla fine. Le grosse industrie, e di conseguenza le piccole e medie che attorno a esse hanno iniziato a lavorare chiudono. Le vicende che hanno caratterizzato lo stabilimento Alcoa di Portovesme non sono che un tassello di un mosaico più grande che riguarda l’intera Sardegna. A Portovesme ci sono in ballo i 2000 posti di Alcoa, la vertenza potrebbe arrivare a una svolta a fine settimana, altrettanti posti di lavoro legati allo stabilimento Eurallumina, azienda controllata dalla russa Rusal dove i lavoratori sono in cig da un anno, e l’intero indotto. «Piccole e medie imprese che – spiega Roberto Puddu della Camera del Lavoro – lavorano nelle manutenzioni, nei service e garantiscono continuità produttiva alle grosse aziende».
LA CRISI NEI TERRITORI
La crisi industriale non si ferma al Sulcis Iglesiente. A Villacidro, dove la Keller costruisce o rimette in sesto le carrozze per i treni, il timore è di finire in cassa integrazione perché l’azienda, a causa della soppressione della tratta Golfo Aranci Civitavecchia, non riesce a garantire consegne rapide delle commesse. Nella vicina Furtei, sempre nel Medio Campidano, è stata chiusa la miniera d’oro della canadese Sgme i lavoratori, in cig, sono mobilitati per avere un futuro almeno con i piani di ripristino ambientale delle aree degradate. Nel nuorese, a Ottana, 1500 dipendenti dei gruppi industriali, Equipolymers in testa, sperano in una soluzione. La tensione sale nel nord. Da cinque giorni vivono accampati nella torre aragonese di Porto Torres e chiedono interventi istituzionali affinché la loro fabbrica non venga
chiusa: sono i dipendenti della Vinyls di Porto Torres, che opera nel petrolchimico. La crisi si ripercuote sul resto dell’economia sarda. «La cassa integrazione è salita del 300% – fa sapere Giampaolo Diana, consigliere regionale Pd – Ci sono 4mila persone in cig, 125mila disoccupati e 12mila che sopravvivono grazie agli ammortizzatori in deroga». E l’emergenza sembra destinata a crescere: almeno 5-6mila i posti a rischio. Una situazione ben nota anche ai sindacati confederali regionali che per il 5 febbraio hanno convocato lo sciopero generale della Sardegna. O meglio, rimarcano Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca, rispettivamente segretari di Cgil, Cisl e Uil, «vertenza Sardegna», perché le diverse emergenze che si registrano nelle varie province fanno parte di un unico sistema. Per oggi è prevista
una manifestazione dei lavoratori di Portovesme a Cagliari, venerdì sit in davanti all’ambasciata usa a Roma.